Il Ponte

Vucetich e la Riccione dorata di inizio ’900

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È stato pubblicato il primo studio monografico sull’artista Mirko Vucetich, autore del Movimento Futurista Giuliano e della Partita a Scacchi di Marostica”. È l’incipit di ciò che si può leggere sul sito ufficiale del Ministero dei Beni Culturali, che dedica ampio spazio a questo lavoro, tutto italiano, che rappresenta un’importante prima volta: si tratta di Mario Mirko Vucetich (1898-1975) – Architettura, scultura, pittura, disegno, il primo studio monografico completo dedicato, per l’appunto, a Mirko Vucetich (foto), artista di origini dalmate e vicentino di adozione che si distinse nella prima metà del Novecento per la propria ricchezza e varietà artistica. Affermatosi principalmente come architetto, realizzò importanti lavori anche nel campo della scultura, della pittura e del disegno, e partecipò a diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, ottenendo premi e riconoscimenti come ritrattista. Non mancano, inoltre, contributi come poeta, traduttore, scenografo, regista e attore. Ebbene, questo volume così importante (edito da Silvana Editoriale, 2020, con ampio corredo fotografico e prefazione di Vittorio Sgarbi) non solo ha valore per l’Italia, ma ha una particolare importanza per il territorio riminese: l’autore della monografia è, infatti, il riccionese Andrea Speziali, professore ed esperto d’arte che proprio pochi giorni fa ha ricevuto il premio internazionale “Rimini-Europa in the World”, che viene conferito ad artisti e personalità di rilievo del mondo dell’arte, della cultura e della ricerca. Ma non solo. Riccione emerge anche nei contenuti del volume: tra le opere architettoniche realizzate da Vucetich, infatti, c’è villa Antolini (foto grande), residenza estiva dell’omonima e prestigiosa famiglia, frequentatrice dell’alta società americana di inizio Novecento. Dal racconto della storia della realizzazione di villa Antolini, emerge nel volume un prezioso spaccato di una riviera romagnola di un secolo fa, antecedente al turismo di massa che conosciamo ancora oggi.

Ne riportiamo un estratto. “I vecchi riccionesi la ricordano come la villa degli americani, i riccionesi d’oggi la conoscono semplicemente come villa Antolini; per il Comune di Riccione è una delle poche dimore ‘storiche’ rimaste a dar lustro al suo territorio e a catturare col suo fascino anche i passanti più frettolosi. Villa Antolini lega il suo nome a quello dei coniugi Dante ed Egle, che la fecero erigere nel 1923. Quando, durante le vacanze estive, soggiornavano nella cittadina romagnola all’epoca meta di una classe privilegiata di turisti – gli Antolini, che si dividevano tra l’America, dove era situata la loro attività economica di import-export, Roma e Riccione, frequentavano le famiglie più in vista, in particolare i Pullé e i figli di Mussolini, riunendosi di preferenza nel nuovo Club Nautico che, fondato nel 1933, era divenuto il punto di ritrovo dell’alta società riccionese. Dante Antolini, nato il 20 marzo 1879 a Firenze, nel gennaio del Novecento si imbarcò dal porto di Genova per emigrare in America, dove arrivò il 9 febbraio e fissò la sua residenza a Rutherford. Riuscì in breve tempo a fare fortuna: nel 1906, infatti, fondò la Antolini & Co., società di importexport. Fu anche presidente della Camera di Commercio americana per gli scambi con l’Italia e tesoriere della Camera di Commercio italiana a New York. Si sposò due volte: la prima con Egle Massei, nata nel 1883 da Florindo e Marina e deceduta a Roma il 12 maggio 1952, la seconda nel 1953, un anno dopo la morte di Egle, con Julia Coburn (originaria di Newark nella contea di Essex, New Jersey); morì il 19 dicembre 1968, all’età di 89 anni, a Poughkeepsie. Dopo la sua morte il patrimonio della famiglia venne spartito fra i quattro figli avuti da Egle. […] Dopo la morte della madre Egle, Brunilde Antolini (nata a Rutherford il 2 novembre 1911 e deceduta attorno gli anni sessanta) ereditò la villa di Riccione.

Appassionata della vita marinara e perciò molto legata alla cittadina, insieme alla madre fu una velista del Club Nautico, di cui risulta socia ordinaria e straordinaria fin dal 1933.

Nella villa delle vacanze fu anche festeggiato, il 6 novembre 1947, il suo fidanzamento con Osvaldo Giesselmann (figlio di Adolfo Giesselmann di Roma), che sposò in quello stesso anno. Alcuni anni più tardi, trasferitasi stabilmente negli Stati Uniti e priva di eredi, affittò l’abitazione e successivamente la mise in vendita. Fu acquistata dalla famiglia De Angeli di Modena, che si recò addirittura in America per il rogito dell’immobile. Destino vuole che nel 2010 la villa torni ad appartenere a ‘degli americani’: i neo acquirenti hanno infatti origini venezuelane. Gli attuali proprietari, che l’hanno acquistata dalla famiglia modenese, hanno riportato la villa al suo antico splendore con un importante restauro documentato anche in prestigiose riviste”.

Il ruolo di Vucetich

“Nella Riccione degli anni venti, ancora lontana dalla concezione di turismo di massa dei successivi anni sessanta, la ‘stagione dei bagni’ era privilegio esclusivo di facoltose e per lo più nobili famiglie, per le quali anche la villa al mare era una sorta di biglietto da visita, uno status symbol per la cui realizzazione nulla era lasciato al caso. La famiglia Antolini era tra i nomi di spicco che figuravano nell’elenco dei frequentatori della Riccione balneare. Proprio in questo mondo dorato di agiati villeggianti che investivano anche in sontuose residenze per le vacanze va inquadrata la costruzione di villa Antolini, la cui progettazione viene affidata al giovane architetto Mirko Vucetich con la richiesta di erigere una dimora dai caratteri moderni e differenti dalle tante altre presenti sul territorio. Sia il progetto dell’edificio riccionese sia quello di Rutherford (New Jersey) furono commissionati dalla famiglia Antolini a Vucetich per la sua già brillante fama, benché fosse agli esordi della libera professione, dopo che nel 1919 era stato assunto come architetto presso il Comune di Gorizia, ancora fresco del diploma in disegno architettonico conseguito nel 1917 a Napoli. Sempre nella ‘perla verde dell’Adriatico’ Mirko aveva già fatto parlare di sé per la costruzione di villa Lampo, eretta in soli sessanta giorni all’angolo di viale Cesare Battisti e via Gorizia, nella prestigiosa ‘zona Abissinia’, nell’anno 1922 per le vacanze dei suoi famigliari. Per quel singolare villino ricco di ornamenti orientali e dalla pianta particolare gli Antolini presero contatto con Mirko Vucetich, con il quale nacque poi un forte legame di amicizia e al quale affidarono una serie di importanti commissioni. Dalle sale di villa Antolini si poteva udire sin all’esterno la musica prodotta dal piano suonato da Egle e dal violino di Mirko Vucetich, in veste anche di compositore. Il 9 agosto 1923 viene presentato al Comune di Riccione il progetto della costruzione, alla quale viene dato il nome di ‘villa Egle’, in omaggio alla padrona di casa. I lavori terminano verso la fine del 1925; non viene però completata secondo i disegni dell’architetto Vucetich depositati in comune, in quanto nell’edificio mancano diversi dettagli che sono invece presenti nel progetto. Stando alle conoscenze acquisite, il disegno acquerellato del prospetto (fronte e retro) è l’unico che rappresenta la costruzione in modo simile alla sua effettiva realizzazione, con gli oblò decorati tuttora visibili”.

(1- continua)

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