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Una comunità vicina di casa

È successo a tanti: sono partiti dal nulla e hanno raggiunto la maturità.
È successo anche alla parrocchia di Cristo Re: la sua storia è iniziata con la piccola cappella di Via Praga e oggi vanta la funzionale e centrale struttura di Via Delle Officine.

Ecco come ha visto il suo inizio l’attuale parroco, don Raffaele Masi.
”Nel 1962 la nascita della nuova parrocchia rappresentava una svolta fondamentale per la zona sulla quale era chiamata a svolgere la sua azione pastorale, non solo perché si creava così un polo di riferimento e di pratica religiosa, diventato indispensabile in un’area a fortissimo sviluppo insediativo e abitativo, ma anche perché la nascita della nuova parrocchia e l’arrivo del prete rappresentavano uno dei caratteri distintivi principali (se non il principale) per trasformare in comunità quello che fino ad allora era stato solo un coacervo di famiglie, abitazioni ed esercizi commerciali, che si erano diffusi a macchia d’olio in quella zona”.

E il prete inviato dal vescovo Biancheri fu don Dorino Celli.
“Don Dorino, fondatore e primo parroco di Cristo Re, è stato indubbiamente il pioniere infaticabile e operoso: durante il suo lungo magistero, durato circa quarant’anni, è stata costruita la chiesa in via delle Officine e, soprattutto, ha preso vita una comunità cristiana estremamente vivace, articolata in una fitta rete di associazioni, movimenti e organismi, attenti non solo alla crescita spirituale e religiosa delle persone, ma anche alla promozione civile e sociale della popolazione, particolarmente necessaria, quest’ultima, anche di fronte alla quasi totale assenza di strutture pubbliche e ambiti aggregativi. Questo impegno di don Dorino è stato sostenuto dall’entusiasmo laicale presente in parrocchia e dai suoi collaboratori, succedutisi nel tempo: don Giorgio Zannoni, don Tarcisio Giungi e don Vincenzo Rossi”.

Nel 2002, alla morte di don Dorino, il testimone è passato a don Carlo Giustozzi, sostituito in quest’ultimo anno da te. Hai avuto tempo di conoscere questa tua comunità?
“Non come di dovere, ma fra il tempo in cui sono stato amministratore e adesso che sono parroco, qualcosa ho focalizzato e incomincio a orientarmi nella complessità della Comunità.
Ad oggi la comunità parrocchiale di Cristo Re conta circa 5.500 abitanti e 1.800 famiglie. Nel
territorio parrocchiale sono presenti una buona parte di famiglie storiche che si sono insediate in questo quartiere grazie alla costruzione delle Officine delle Ferrovie Statali.
Ho notato poi come l’età media degli abitanti della parrocchia sia tendenzialmente alta. Questo dato è confermato dalla differenza che c’è tra il numero dei funerali e il numero dei battesimi celebrati in parrocchia: solo nel 2012 ho celebrato 44 funerali contro 13 battesimi.
Nonostante questo la comunità parrocchiale è viva e attiva, ricca di proposte ed entusiasta nel vivere i momenti comunitari che vengono proposti”.

Ordinato prete appena cinque anni fa, sei forse uno dei parroci più giovani. Allora la prima curiosità sulla tua impostazione pastorale è quella della realtà giovanile: come lavora la parrocchia con le giovani generazioni?
“Nella prima fase, corrispondente all’età delle elementari e della catechesi in preparazione ai sacramenti, seguiamo gli itinerari del Buon Pastore, a partire dalla prima elementare. Nei primi anni abbiamo gruppi di 10-15 bambini e, negli anni dedicati ai sacramenti, anche gruppi di
25-30 bambini. Si nota, però, una forte presenza di famiglie che vengono da fuori territorio parrocchiale.
Nel periodo delle medie la comunità ha adottato come metodo educativo quello dell’Oratorio: una realtà che fa sentire ai ragazzi che la parrocchia è un luogo aperto, aggregativo, stimolante e, soprattutto, educativo.
Dopo diversi anni di collaudi, modifiche e ripensamenti, l’oratorio parrocchiale arriva a contare oggi circa 60-70 ragazzi iscritti che vanno dalla quinta elementare alla III media.
La fascia giovanile risulta essere un po’ carente a causa della mancanza di un progetto e di educatori disponibili e dedicati alla cura di questa fascia di età. I giovani adulti presenti sono molto pochi e sono difficilmente coinvolgibili nel servizio educativo”.

Ciò che rende difficile il lavoro pastorale in una grossa parrocchia è forse lo scarso sentimento di appartenenza, per cui si sento di meno lo stimolo all’impegno. Cosa fate a Cristo Re per alimentare il sentimento dell’appartenenza alla Comunità?
“In questo ultimo anno abbiamo cercato di riscoprire e rilanciare i quattro rioni della parrocchia: «Camsona», «Zinganina», «È ghet ad patagnac» e «Valona». Questi rioni erano già stati vissuti in tempi più remoti, soprattutto per le feste e per alcune altre attività. Quest’anno si è voluto riscoprire questo sentimento di appartenenza con una finalità un po’ più missionaria. Essi vogliono aiutare i fedeli a riscoprirsi abitanti di un territorio, insieme ad altre persone che vivono nelle stesse vie e che magari sono ancora degli sconosciuti. L’appartenere ad un rione, e poi in ultima istanza alla parrocchia, significa «farsi prossimo» del nostro vicino di casa, di quello che abita sul nostro stesso pianerottolo… Questa appartenenza significa anche avere uno sguardo più significativo sulle situazioni di povertà, solitudine e malattia. Essere vicini di casa ed essere cristiani significa essere i primi a portare conforto e solidarietà a coloro che ci abitano accanto, attenti a tutte le situazioni che ci circondano per essere, sul territorio, prima immagine di Chiesa e di parrocchia”.

Io so che, accanto e a supporto dei Rioni, hai organizzato i Centri di Ascolto del Vangelo.
“Non a supporto, però in ogni rione c’è anche un Centro di Ascolto del Vangelo. Ci si incontra una volta alla settimana, al pomeriggio, per la durata di circa un’ora.
Si tratta quindi di un momento di vero annuncio del Vangelo con lo scopo di suscitare o rimotivare la fede. Si parte, infatti, proprio dall’ascolto della Parola di Dio (quest’anno alcuni brani della Lettera ai Romani) da cui scaturiranno poi la meditazione, la preghiera e il confronto tra i partecipanti.
Quello dei Centri d’Ascolto è il «popolo dei poveri» che al soffio dello Spirito si apre all’attualità della Parola. Un’attualità che per opera della grazia divina va ad impregnare ogni ambito della vita, facendo risplendere di luce nuova anche il più banale e insignificante quotidiano. Davanti alla Parola si sperimenta che veramente «niente al mondo è più realistico del Vangelo» (Giovanni Paolo II) e niente è più pratico e praticabile dell’amore di Gesù.
Nei Centri d’Ascolto si promuove anche una spiritualità di comunione, intesa come capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo Mistico, quindi come «uno che mi appartiene» e con il quale condividere le gioie e le sofferenze; l’altro è un vero dono di Dio per me e, come tale, va accolto e amato”.

La maggioranza dei cristiani è coinvolta nella vita della Comunità attraverso la celebrazione eucaristica domenicale e nei momenti di festa…
“E questo vale anche per noi. Il raccoglierci tutti insieme, famiglie, bambini, anziani, ammalati, attorno all’altare di Cristo rappresenta per la parrocchia il cuore pulsante e la fonte dell’energia per essere, poi, anche testimoni efficaci nelle strade del nostro territorio.
La messa più frequentata è sicuramente quella delle 10,30. Essa rappresenta per la comunità un punto di riferimento. È la messa in cui sono convocati e sono presenti i bambini del catechismo e i ragazzi dell’oratorio, i giovani, gli adulti e gli anziani. È l’Eucarestia della comunità”.

Attorno all’Eucaristia domenicale si costruisce unità fra le molteplici espressioni cristiane e spirituali che componcono l’intera Comunità parrocchiale: i Rioni, la Caritas, i gruppi di apostolato, le Associazioni e i Movimenti… Ma c’è anche un altro segno, un segno nuovo, di unità: la comunione dei preti e la comune azione pastorale
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“Già da diversi anni la nostra comunità parrocchiale è in comunione con le altre parrocchie della Zona Pastorale, verso le quali si è aperta attraverso la partecipazione ad alcuni momenti comuni e ai campi estivi. La riteniamo una forma di ricchezza prima di tutto per il confronto comune su alcune tematiche pastorali, la formazione degli operatori e la vita di comunione che è immagine della comunione della Chiesa universale nella quale siamo inseriti come cristiani.
In questo ultimo anno si è cercato di mettere in comune la formazione di diversi settori della pastorale: catechisti, educatori, operatori Caritas, ministri istituiti. Questo ha significato per i nostri operatori pastorali un chiaro cammino verso l’unità, non concepita come l’annientamento delle singole individualità, ma come esaltazione delle ricchezze e delle potenzialità di ogni comunità parrocchiale.
Dal novembre scorso, poi, la nostra canonica è diventata la «casa dei preti» della nostra Zona Pastorale. La presenza di una comunità di sacerdoti all’interno della parrocchia è un faro che illumina il cammino verso l’unità a cui la comunità parrocchiale richiama i suoi laici”.

Egidio Brigliadori