Tentata truffa telefonica al parroco di Verucchio: “Si spacciano per carabinieri, massima attenzione”.
“All’inizio sembrava una telefonata come tante, formale, quasi rassicurante. Solo dopo ho capito che qualcosa non tornava”. Don Luca Torsani, parroco della Collegiata di Verucchio, racconta così il tentativo di truffa telefonica di cui è stato bersaglio nella mattinata.
La telefonata arriva alle 10.44 e si presenta subito con i toni di una comunicazione ufficiale. “Dall’altra parte c’era un uomo molto sicuro, che si qualificava come colonnello dei Carabinieri – racconta –. Non è entrato subito nel merito, ma ha puntato a fissare un incontro, mantenendo inizialmente un certo riserbo che poteva sembrare credibile”. Un approccio studiato per conquistare fiducia e abbassare le difese dell’interlocutore.
Il finto militare invita poi il sacerdote a verificare su internet il numero da cui sta chiamando. “Ha insistito perché controllassi su Google, quasi a voler rafforzare la sua credibilità. In effetti il numero risultava quello ufficiale, ma sapevo che esistono tecniche per falsificarlo”.
Solo in un secondo momento inizia a palesarsi il presunto motivo del contatto. “Ha parlato di una segnalazione della polizia postale riguardo bonifici sospetti verso l’estero dai conti della parrocchia, cercando di mettermi fretta. Mi rassicurava dicendo che ero la parte lesa, ma intanto entrava sempre più nei dettagli”.
A quel punto le richieste diventano più specifiche e, per don Torsani, decisamente sospette. “Mi ha chiesto quante campane avessimo e quanti campanili. Ho risposto due, e poco dopo ha collegato questa informazione dicendo che risultavano anche due conti correnti. Era una coincidenza, ma da lì ha iniziato a chiedermi quali fossero questi conti. Gli ho fatto notare che, se davvero ci fosse stata una segnalazione, tutti quei dati che stava chiedendo li avrebbe già avuti”.
Un’altra incongruenza riguarda le modalità stesse della comunicazione. “Da quello che so, le forze dell’ordine convocano senza entrare nei dettagli al telefono. Invece lui ha cambiato atteggiamento, insistendo e cercando di ottenere informazioni”.
Il sospetto diventa certezza quando il sedicente colonnello torna a fare leva sul numero telefonico. “Continuava a dire di verificare che fosse quello giusto. A quel punto gli ho risposto che, se fosse davvero un carabiniere, saprebbe che i truffatori possono far apparire numeri ufficiali. Ho quindi detto che lo avrei richiamato”.
La verifica si rivela decisiva. “Ho chiamato il numero ufficiale da un altro telefono, per maggiore sicurezza. Mi hanno risposto i veri Carabinieri e, dopo aver controllato con la segreteria, mi hanno confermato che non era partita alcuna chiamata. Era un tentativo di truffa”.
Dalla centrale spiegano che si tratta di episodi finalizzati a ottenere dati bancari o a indurre le vittime a effettuare bonifici, spesso istantanei, verso conti esteri. Nella stessa mattinata era già arrivata un’altra segnalazione analoga.
“Per me era la prima volta – conclude il 54enne don Torsani – ma è chiaro che ci proveranno ancora. Per questo ho subito avvisato anche gli altri sacerdoti della Diocesi di Rimini: non fidarsi della telefonata, non fornire dati sensibili e verificare sempre contattando direttamente i numeri ufficiali”.
L’invito, ribadito anche dalle forze dell’ordine, è alla massima prudenza: nessuna istituzione chiede informazioni bancarie per telefono. In caso di dubbi, meglio interrompere la conversazione e fare una verifica autonoma. Proprio come ha fatto don Luca. (p.g.)

