Home Sviluppo locale Trasporto Pubblico: Rimini promossa, ma l’Italia resta indietro

Trasporto Pubblico: Rimini promossa, ma l’Italia resta indietro

Il Metromare convince gli utenti e i livelli di soddisfazione sono alti. Ma mancano autisti e investimenti, mentre il sistema nazionale resta lontano dagli standard europei

A febbraio è stato presentato dall’Agenzia della Mobilità della Romagna il rapporto sulla soddisfazione dei clienti del Trasporto Pubblico Locale nel periodo estivo. Complessivamente la valutazione è positiva, ed è migliore nella provincia di Rimini rispetto a Forlì-Cesena e Ravenna. È soddisfatto, in particolare, chi sale sul Metromare. Su 403 interviste realizzate, oltre il 98% degli utenti promuove il servizio e più del 70% assegna voti tra l’8 e il 10. Tra gli aspetti più apprezzati la rapidità, la puntualità e il comfort. La costa riminese si distingue come l’area con i giudizi migliori, con il 97.9% di utenti soddisfatti e un voto medio che raggiunge l’8.3, in crescita rispetto agli anni passati. Sicuramente, influisce molto lo sforzo che l’azienda Start compie per garantire la continuità del servizio, nonostante la difficoltà di reperire gli autisti, che mancano non solo a Rimini, ma in tutta Italia ed anche in Europa. Le paghe troppo basse e i disagi per chi è alla guida scoraggiano i giovani che si avvicinano a questa professione. Il risultato è che giornalmente, soprattutto in inverno, con le scuole aperte, saltano circa 100 corse al giorno. Vuol dire che chi è alla fermata deve aspettare il doppio del tempo previsto per prendere il proprio bus, con tutti i disagi che ne conseguono, soprattutto per chi usa i mezzi extraurbani, cioè per chi abita fuori dal comune di Rimini, per esempio in Valmarecchia o in Valconca. Dove, per giunta, nei giorni festivi il servizio di Tpl non esiste. Insomma, la vita degli utenti del trasporto pubblico non è semplice.
C’è da riconoscere che il nostro territorio non è tra le situazioni peggiori dell’Italia, anzi per molti aspetti, vedi l’esperienza del Metromare, siamo un’eccellenza, tuttavia si dovrebbe fare molto di più.
Per prima cosa servirebbero più finanziamenti, sia per la gestione ordinaria, sia per gli investimenti in nuove opere e nuove linee. Il Metromare va esteso verso sud, dopo Riccione deve raggiungere Misano Adriatico e Cattolica. Mentre verso nord deve arrivare a Santarcangelo di Romagna. Oltre ai progetti servono decine di milioni di euro per eseguire le opere ed acquistare i mezzi e poi occorrono finanziamenti aggiuntivi per garantire l’esercizio delle nuove linee. Se il trasporto pubblico non funziona i cittadini continueranno a muoversi con l’auto che rimane il principale strumento per la mobilità. Infatti, anche nel 2024 la vendita di vetture è aumentata. Così, però, il traffico non diminuirà e anche la qualità dell’aria non migliorerà molto. Anche se la tendenza degli ultimi anni è positiva, principalmente per l’efficientamento del sistema di emissione delle auto, anche di quelle alimentate dalle fonti fossili. Solo i livelli di concentrazione di ozono continuano a non rispettare gli obiettivi previsti dalla legge. Il problema è che in Italia, nel suo insieme, la rete del Trasporto Pubblico è sotto dimensionata e non è paragonabile a quella di Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.
In Italia ci sono in totale meno di 270 km di metropolitane, a fronte dei 680 km nel Regno Unito, dei 657 km in Germania e dei 615 km in Spagna. Un divario analogo è presente anche per quanto riguarda le reti tranviarie, sono 397 km totali in Italia, 878 km in Francia e 2.044 in Germania. Per quanto riguarda le reti ferroviarie suburbane ci sono 722 km in Italia, addirittura in calo rispetto al 2021, contro i 2.041 km della Germania, i 1.817 km del Regno Unito e i 1.443 km della Spagna. Neppure i fondi del Pnrr hanno contribuito a modificare questa situazione di inadeguatezza dell’Italia. I numeri dimostrano che il Tpl è ampiamente sottofinanziato. Molti report, tra cui quello di Clen City mostrano che l’ammanco complessivo è di oltre quattro miliardi di euro per i soli cinque anni post-Covid, considerando soltanto i costi aggiuntivi dovuti all’inflazione. Secondo i calcoli di Legambiente, andando indietro di 15 anni e prendendo come riferimento l’ammontare del fondo del 2009, il calo in termini reali, è di oltre un terzo, siamo al 37% in meno di finanziamenti erogati. La mobilità sostenibile ha bisogno del trasporto pubblico e questo ha bisogno di nuovi finanziamenti. Altrimenti rimarremo fanalino di coda per l’efficienza del trasporto e non miglioreremo molto neppure rispetto alla qualità delle città e dell’ambiente.

Alberto Rossini