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Tra carne e Vale

Capita che un giorno sui social network la notizia più rilanciata, dopo quella di due motociclisti che si prendono a calci in pista (ma peggio sarebbero stati due calciatori che si prendevano a motociclettate), sia l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sui rischi cancerogeni legati alle carni lavorate. Lo sa l’OMS che la pida se parsot la pis un po’ ma tot? Certo, magari non un prosciutto sottocosto nella vaschetta con annessi conservanti. Premesso che sulla salute c’è poco da scherzare, mi piacerebbe capire se effettivamente sia in corso un’offensiva vegetariana a livello planetario come locale: a Rimini aprono ristoranti vegani mentre il fast food di piazzale Fellini quest’anno ha deciso di restare chiuso per l’inverno. Con tutto il rispetto per la verdura che più se ne mangia meglio è, va anche detto che c’è carne e carne, produttore e produttore, lavorazione e lavorazione. Sui social network, dove spesso si legge solo il titolo, rischiano di finire sullo stesso piano il cibo industriale e la mora romagnola di produzione biologica. E che i social network ragionino a modo loro me lo suggeriscono altri particolari. Sotto la serie di notizie sugli allarmi carnali mi compare la pubblicità di una steakhouse riminese con la foto di due hamburger che verrebbe da mordere lo schermo. O Facebook non legge quello che gli si pubblica sopra oppure mi vuole morto.