Sulla collina di San Martino Monte l’Abate ha preso vita un luogo di accoglienza, formazione e comunità per donne, bambini e territorio. Fioriscono storie e speranze
Sulla collina di San Martino Monte l’Abate, dove lo sguardo si apre sul paesaggio rurale riminese e il silenzio ha ancora il tempo di farsi ascoltare, una casa antica è tornata a vivere.
Si chiama Spazio Rinascimento ed è molto più di una ristrutturazione riuscita: è una storia di ferite ricucite, di futuro restituito, di comunità che si prende cura.
È qui che l’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata ha inaugurato il nuovo centro di accoglienza, formazione e valorizzazione del territorio, nato dalla rigenerazione dell’antica Casa Rurale Colonica affidata da decenni alla congregazione religiosa riminese. Un intervento sostenuto dal PNRR, cofinanziato dall’Unione Europea, che si inserisce tra gli oltre 250 progetti nazionali di rigenerazione dei borghi.
L’obiettivo è duplice e chiaro: offrire uno spazio sicuro e formativo a donne vittime di violenza e ai loro figli, accolti nella Comunità Suor Caterina Giovannini, e aprire il luogo al territorio come polo educativo, culturale e ambientale, attivo 365 giorni l’anno, in dialogo con scuole, famiglie, enti pubblici e realtà associative.
Entrando, si percepisce subito che nulla è stato lasciato al caso. Il progetto, firmato dall’architetto Ugo Baldassarri, coniuga rigore architettonico, spiritualità e funzione educativa. Ogni sala porta il nome di una figura femminile biblica – Marta, Maria, Lidia, Ester, Debora, Maria Maddalena, Emmaus – a evocare ascolto, servizio, forza, rinascita. All’esterno, il parco accompagna il visitatore lungo sentieri che sono insieme lavoro e contemplazione: la Via Matris, l’Orto di Andrea, il Giardino dei bimbi, la Via dei Profumi di Pace, la Via Crucis. Spazi pensati per rallentare, respirare, ricominciare.
“ Spazio Rinascimento è un sogno che diventa realtà – racconta suor Mirella Ricci, coordinatrice della struttura e legale rappresentante dell’Istituto – un luogo dove le ferite si trasformano in speranza e il lavoro diventa rinascita. È un progetto che parla al cuore, alle famiglie e alla città, restituendo al territorio un luogo di incontro, cura e bellezza condivisa”.
Suor Mirella è l’anima di questo percorso.
Da anni, attraverso il laboratorio sartoriale “Fantasia di Perle” e il progetto “Ricuciamo”, accompagna donne italiane e straniere segnate da maltrattamenti e sfruttamento. “ Non si entra da noi privatamente, arrivano su segnalazione dei servizi sociali. – spiega – Sono donne fragili, con figli, che hanno bisogno di ritrovare fiducia. Cerchiamo di offrire competenze concrete, per un lavoro autonomo e dignitoso. Nessuna vita è da buttare: noi guardiamo al potenziale che ancora può fiorire”.
Accanto alla sartoria, Spazio Rinascimento ospiterà laboratori legati all’enogastronomia, alla cultura del territorio, attività educative e ambientali per i bambini delle scuole dell’infanzia – anche nei mesi invernali – ed eventi aperti alla cittadinanza. Un polo intergenerazionale e intercomunitario, capace di promuovere benessere psico-fisico in un contesto naturale e protetto.
“ Sono particolarmente lieto che la nostra città possa accogliere un progetto come questo
– ha dichiarato il sindaco Jamil Sadegholvaad, che ha preso parte all’inaugurazione della struttura, assieme al Vescovo di Rimini e alla Madre generale delle Maestre Pie, Serena Pinotti– che unisce memoria e futuro, accoglienza e rigenerazione sociale e urbana. Investire in donne, comunità e bellezza significa costruire un tessuto sociale più forte per tutti. E farlo in una parte interna del territorio comunale dimostra che il futuro di Rimini passa dal coinvolgimento di ogni sua area, senza lasciare indietro nessuno”.
Dietro le quinte, il lavoro di molte mani: diverse ditte e aziende, educatori, famiglie, volontari. “ Un grazie a chi ha creduto e lavorato perché questo luogo potesse rinascere”, sottolineano le Maestre Pie.
Spazio Rinascimento oggi è questo: una casa restituita, un paesaggio custodito, una possibilità aperta. Un luogo dove la fragilità non è scarto, ma seme. E dove la parola “rinascita” torna ad avere il peso leggero delle cose vere.

