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Seicento voci per una sola Chiesa

Non sarà soltanto un coro. Sarà il volto di una Chiesa che si ritrova, si ascolta e canta insieme.

Dietro la Messa che Papa Leone XIV presiederà a Rimini il 22 agosto c’è un lavoro lungo mesi, fatto di prove, incontri e collaborazione tra realtà molto diverse. A dare voce alla liturgia saranno circa 650 tra coristi e musicisti provenienti dalle parrocchie, dalle associazioni e dalle diverse esperienze musicali della diocesi. Un progetto senza precedenti, coordinato da Filippo Marsciani, nato da un desiderio preciso del vescovo Nicolò Anselmi: fare in modo che la visita del Pontefice diventasse davvero un evento “ di tutti e per tutti”.

 Non si è pensato di affidare l’incarico a un singolo coro o a un’équipe di professionisti, ma è stato rivolto un appello a tutti i cori della diocesi”, racconta Marsciani. La risposta è stata sorprendente. “ Inizialmente si erano iscritti più di 950 coristi. Poi, definendosi l’impegno richiesto, il numero si è ridotto, ma resta uno dei cori più grandi, forse il più grande, che la nostra città abbia mai visto in ambito liturgico”. Anche la direzione musicale sarà condivisa: sette direttori si alterneranno durante la celebrazione, insieme al direttore dell’orchestra Davide Tura. I direttori del coro sono: Lorenzo Brancaleoni, Filippo Maria Caramazza, Mattia Gherardi, Barbara Gobbi, Filippo Marsciani, Alessandro Pari e Loris Tamburini.

L’immagine che nascerà davanti all’altare sarà quella di una comunità capace di fare sintesi tra sensibilità differenti.

 Nella nostra diocesi esistono tantissimi cori, con repertori, stili e livelli di preparazione diversi.

È bello vedere ragazzi giovanissimi, come quelli dell’orchestra EYOS, accanto a persone con molti anni di esperienza. Una cosa così, su questa scala, difficilmente sarebbe stata possibile senza un’occasione come la visita del Papa”.

Proprio questa pluralità rappresenta il cuore del progetto. Non sono stati selezionati soltanto “i migliori”, ma tutte le realtà corali hanno avuto la possibilità di partecipare. “ Già un coro è formato da voci diverse, ognuna con il proprio timbro. Quando però si canta, tutte diventano parte di un’unica realtà. In questo caso l’effetto è ancora più forte: veramente è la Chiesa di Rimini che canta”.

I coristi vanno da ragazzi di 14 anni a persone ultraottantenni, mentre gli strumentisti sono 112, perlopiù giovani.

Mettere insieme centinaia di persone, naturalmente, non è stato semplice. “ La prima difficoltà è stata andare tutti allo stesso tempo”, sorride Marsciani. “ Con un coro così numeroso è facile rallentare rispetto al gesto del direttore. Ma prova dopo prova siamo diventati sempre più uniti”. Un risultato dovuto all’esperienza dei direttori, ma anche alla serietà e all’attenzione con cui tutti i coristi stanno vivendo questo servizio.

Anche la scelta del repertorio è stata un percorso condiviso. Ogni coro ha potuto proporre canti a partire dalla liturgia del giorno, ma la selezione finale ha tenuto conto delle indicazioni della Santa Sede, delle caratteristiche dell’assemblea e della necessità di favorire la partecipazione dei fedeli. “ Ci saranno brani molto conosciuti, eseguiti però quasi sempre in polifonia”. L’obiettivo non è offrire un’esibizione musicale, ma accompagnare la preghiera dell’intero popolo di Dio.

Per Marsciani il significato della musica nella liturgia è chiaro. “ Non è un semplice accompagnamento. Come ricorda il Concilio Vaticano II, il canto sacro è parte necessaria e integrante della liturgia”. Per questo anche la scelta dei canti è stata pensata per coinvolgere l’assemblea e aiutare tutti a vivere la celebrazione come autentico momento di preghiera.

Tra i coristi il clima è fatto di emozione, responsabilità ed entusiasmo. “ Si percepisce di essere parte di una grande avventura. Le prove sono impegnative, ma alla fine prevale sempre una grande soddisfazione collettiva”. Davanti al Papa, aggiunge, l’emozione sarà inevitabile, “ ma spero che prevalga la consapevolezza di svolgere un servizio. Non sarà un concerto, bensì un momento centrale della liturgia”.

E quando il 22 agosto sarà ormai passato? Marsciani coltiva una speranza che va oltre l’evento. “ Mi auguro che questa esperienza sia l’inizio di un percorso di collaborazione stabile tra le realtà corali della diocesi. Nell’arte può esserci il rischio della competizione; sarebbe invece bello continuare a incontrarsi e imparare gli uni dagli altri”.

In fondo, conclude, l’aspetto più emozionante non è dirigere il coro davanti al Successore di Pietro, ma “ avere l’opportunità di far cantare insieme tutta la diocesi e portare davanti al Santo Padre un messaggio di unità”.