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Se la laurea fa bene

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Anche in Italia i giovani laureati trovano più spazio nel mondo del lavoro, sebbene il livello della retribuzione non sia ancora pari a quello di altri paesi europei. D’altronde molto spesso in Italia i laureati si sono accontentati e hanno accettato lavori che richiedevano titoli di studio inferiori.

C’è un pregiudizio che immagina una distanza tra mondo del lavoro e mondo dell’istruzione che favorisce una narrazione poco favorevole all’impegno dei ragazzi e delle ragazze nei percorsi di studio. La realtà sembra essere un po’ diversa e sicuramente meno sclerotizzata.

Innanzitutto c’è una buona notizia: lo scorso anno il numero di laureati che ha trovato lavoro è tornato a crescere dopo il momento di stasi del 2020. Secondo i dati della XXIV Indagine Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, sono stati superati i livelli del 2019.

In particolare una grande crescita c’è stata tra le magistrali a ciclo unico (le professioni sanitarie molto probabilmente sono state un traino). Tuttavia la crescita c’è stata in tutti i campi, anche per quanti hanno conseguito un titolo terziario di primo o di secondo livello.

Un ulteriore elemento positivo è relativo alla maggiore forza degli occupati laureati che sono riuscitiin numero maggiore degli altri a mantenere i livelli occupazionali negli ultimi 5 anni. Un alto livello di istruzione, quindi, ha protetto dalla perdita del lavoro anche nel periodo di emergenza legato al Covid.

Un altro elemento positivo è la crescita delle retribuzioni per quasi tutti i settori di impiego (anche se alcuni settori hanno accusato il colpo – come quelli legati all’edilizia).

Dall’indagine, però, emergono anche aspetti negativi. Rimane infatti l’alta percentuale di giovani laureati con contratti precari, meno di un terzo ha visto trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato tra il 2020 e il 2021. Inoltre si ravvisa un forte divario di genere: a un anno dalla laurea c’è il 12,8% in più di dottori che di dottoresse.

La crescita degli occupati tra i laureati evidenzia anche un altro problema, come sottolineato su Lavoce.info: in totale gli occupati tra i 18 e i 29 anni sono diminuiti del 3,3% rispetto al 2019. Questo significa che si sta allargando una forbice nel mercato tra lavoratori qualificati più richiesti e lavoratori meno qualificati che faticano a trovare opportunità. Se la laurea favorisce l’accesso al mondo del lavoro e aiuta a non perderlo, gli altri rimangono più facilmente fuori.

Andrea Casavecchia

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