Home TRE-TuttoRomagnaEconomia Rimini, l’illusione del boom: persi 600mila pernottamenti dal pre-Covid

Rimini, l’illusione del boom: persi 600mila pernottamenti dal pre-Covid

L’analisi dei bilanci turistici provinciali al di là dei facili entusiasmi: crescono gli arrivi, ma i pernottamenti restano al palo

Nonostante il segno positivo del 2025 rispetto al 2024, la Riviera non ha ancora recuperato i numeri del 2019 e fa peggio persino dell’anno Duemila. A tenere a galla il settore è il turismo straniero (trainato da fiere e congressi), che però non basta a compensare il crollo verticale del mercato italiano (-1,3 milioni di notti). Nel frattempo il distretto veneto vola, dimostrando che il recupero post-pandemia era possibile

Quando si valuta il risultato economico di un anno, confrontandolo con quello precedente, si corre sempre il rischio di vedere l’albero ma non la foresta. È quello che capita quasi sempre quando si fanno i bilanci dell’andamento dell’annata turistica appena trascorsa. Perché è vero che nel 2025, rispetto al 2024, in provincia di Rimini sono aumentati sia gli arrivi sia i pernottamenti, e questo è un segnale certamente positivo, ma troppo spesso si trascura che i secondi non hanno ancora recuperato, in nessun comune della riviera, i numeri del 2019 (pre Covid), quando erano 16,2 milioni mentre oggi sono 15,6 milioni. Andando più indietro, sono ancora meno dei 15,8 milioni dell’anno Duemila. Numeri che testimoniano mantenimento, ma non crescita. Crescita che negli ultimi cinque anni esiste solo per gli arrivi, soprattutto stranieri: 170mila in più dal 2019, mentre gli italiani scendono di 6mila. E sono sempre gli stranieri a tenere alta la bandiera dei pernottamenti, anche se non sufficienti a compensare le perdite domestiche. Col risultato che mentre, dal 2019, gli italiani lasciano sul terreno 1,3 milioni di pernottamenti, quelli stranieri aumentano di 668mila, praticamente la metà. La differenza è perdita. Al netto di questi risultati l’aumentata presenza di stranieri ha consentito ai pernottamenti loro intestati di passare dal 24 per cento del 2019 al 29 per cento del totale 2025 (erano arrivati al 38 per cento nel 1980). Il balzo più consistente spetta però al comune di Rimini, dove le presenze estere sono salite, grazie all’effetto fiere e congressi, dal 19 al 38 per cento del totale comunale. Presenze straniere che vedono nei primi cinque posti: tedeschi, svizzeri, polacchi, francesi e ucraini. Riguardo al 2019 sono scomparsi i russi, che all’epoca erano diventati i secondi, dopo i tedeschi. La difficoltà a recuperare i valori pre Covid è comune alle altre località balneari ? No. Perché il distretto veneto (Bibione-San Michele al T., Caorle, Cavallino Treporti e Jesolo-Eraclea) già nel 2023 aveva recuperato e superato i numeri del 2019, passando da 21,8 a 23,1 milioni di pernottamenti, per attestarsi a 22,3 milioni a fine 2025. Di cui tre su quattro ad opera di turisti stranieri.

La fotografia che ci restituisce questi numeri è di una sostanziale tenuta complessiva del nostro turismo, con gli italiani che calano, anche per la perdita del loro potere d’acquisto, fortunatamente, ma solo parzialmente, compensata da una maggiore afflusso di stranieri. Conferma, comunque, di una ritrovata competitività internazionale. Segmento di mercato su cui bisognerebbe insistere offrendo prodotti e servizi, pubblici e privati, di standard sempre più da formato export. Senza, ovviamente, abbandonare gli italiani.