Home TRE-TuttoRomagnaEconomia Ricchi, praticamente esentasse

Ricchi, praticamente esentasse

È delle ultime settimane una serie di articoli pubblicati nei principali quotidiani nazionali sul trasferimento della residenza di tanti miliardari, quasi esclusivamente a Milano, attratti da una norma varata dal Governo Renzi nel 2017, il cosiddetto “regime opzionale”, che consente loro di pagare una tassa piatta (cioè non progressiva) di 200.000 euro, da quest’anno 300.000, indipendentemente dal reddito e patrimonio disponibile. È stato, non c’è che dire, un successo. Almeno per loro. In fuga da Londra, dove solo nel 2025 se ne sono andati in 16.500, che si aggiungono agli oltre 10.000 dell’anno prima, dopo l’abolizione, da parte del governo Laborista in carica, dello sconto fiscale (in pratica non venivano tassati i redditi prodotti all’estero), l’Italia è risultata, con l’arrivo di 3.600 multi miliardari, la terza piazza mondiale più ambita, addirittura prima della Svizzera, dopo Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. Non è escluso che possa arrivare qualcuno anche dalla californiana Silicon Valley, dove parecchi miliardari delle Big Thech del calibro di Musk (Tesla), Zuckerberg (Meta), Bezos (Amazon) e altri, sono dati in fuga alla ricerca di nuovi destini dopo la presentazione di una proposta di legge statale che imporrebbe una tassa del 5 per cento sui patrimoni dei circa duecento miliardari residenti. Il risultato è che a Milano, oggi, ogni 12 abitanti iscritti all’anagrafe, compresi anziani e neonati, c’è un milionario, cioè una persona con un portafoglio liquido almeno a sei zeri, al netto di patrimoni immobiliari, quando nella capitale della finanza mondiale, New York City, il rapporto è di uno ogni 22, a Londra uno ogni 41, a Roma uno ogni 54. Secondo stime gli ultimi arrivati hanno portato con se 20,7 miliardi di dollari (media 5,7 milioni di dollari a testa, familiari compresi). Non finisce qui. Altro fattore di “richiamo” è costituito dalle imposte di successione. Perché se Australia, Austria, Bermuda, Canada, Isole Cayman, Costa Rica, Cipro, Hong Kong, Israele, Mauritius, Malta, Monaco, Nuova Zelanda, Panama, Arabia Saudita, Singapore ed Emirati Arabi Uniti non ne conoscono

il significato, l’Italia si presenta con un accattivante 4 per cento (la stessa tassa in Germania varia dal 7 al 50 per cento, in Francia dal 5 al 60 per cento). Ora è del tutto evidente che ai miliardari spostarsi in Italia conviene. Ma agli italiani normali e con conti più modesti cosa ne viene? Si dice che siano imprenditori e fondatori di aziende e creano lavoro. Sarà, ma al momento i loro investimenti sono prevalentemente immobiliari e finanziari. Con la conseguenza che i prezzi delle case sono schizzati talmente alle stelle (anche 27 mila euro per mq) che tante famiglie, anche di classe media, sono sospinte in periferia. Certo, i “nostri” ricchi frequentano hotel di lusso, ristoranti raffinati, domandano beni di lusso, moda di alta gamma (spesso da lavoro schiavista), immobili di pregio. Si tratta di lavori in prevalenza di medio-bassa qualità, ma nessuna azienda manifatturiera o di servizi avanzati risulta loro intestata. E l’Italia continua, nonostante l’arrivo di tanti ricchi, a rimanere tra gli ultimi, per ritmo di crescita economica, in Europa. Forse un esame più approfondito dei costi e ricavi economici e sociali di questa “promozione” potrebbe riservare delle sorprese. Ovviamente restiamo in attesa che qualche capitale faccia una legge per attrarre i possessori di patrimoni con meno zeri. Sarebbe una vera notizia.