Il mondo della cultura, nazionale e non solo, ha salutato con motivato entusiasmo il recente ritrovamento dei resti della Basilica di Vitruvio nel sottosuolo del centro di Fano.
Una scoperta avvenuta grazie anche al competente e scrupoloso lavoro dello staff di archeologici riminesi incaricati degli scavi. Un paese che custodisce un patrimonio storico-artistico invidiato da tutto il mondo deve giustamente affidarne la cura e la conservazione a mani professionali e competenti, pensai.
Poi qualche giorno dopo ecco la notizia del restauro di affresco di una basilica romana dove il volto di un angelo è diventato quella della premier Meloni, per mano di un sacrestano che pare si cimenti anche come “decoratore volontario”. Lungi da me la volontà di paragonare l’entità delle due opere artistiche, ma mi è un attimino crollata la fiducia su come il nostro paese possa custodire il suo patrimonio artistico. La pubblica caciara si è concentrata sul fatto che il volto fosse quello della Meloni. A me inquieta invece in primis l’atteggiamento: un restauro affidato col metodo “conosco uno che in queste cose ci spatacca” e sminuito come una goliardata. E se poi il tizio si prende qualche libertà cosa vuoi che sia, ci sta pure facendo un favore. Non vorrei che si sdoganasse la possibilità di scrivere al posto di un’iscrizione antica “Forza Inter” (o Juve, Milan ecc…) o una dedica alla fidanzata. I restauri lasciamoli a chi è del mestiere e a chi ha imparato che l’arte è arte dal primo all’ultimo centimetro. I restauratori fai da te lasciamoli da parte.

