Regionali, una poltrona per tre

    L’esercito più numeroso è – ovviamente – quello riminese: 113.787. A Casteldelci va il premio della squadriglia più esigua: appena 420. In totale sono 263.217 gli elettori della provincia di Rimini chiamati alle urne il 28 e 29 marzo per scegliere il presidente della Regione Emilia-Romagna e il Consiglio. Le donne sono la fetta di elettori più importante: 136.056, contro i 127.161 uomini.
    Una tornata elettorale, questa del 2010, caratterizzata da due novità: per la prima volta, i sette comuni dell’Alta Valmarecchia voteranno per l’Emilia Romagna, dopo il passaggio di Regione (e quello conseguente di provincia) avvenuto nell’agosto della stagione scorsa: porteranno alle urne 16.336 elettori, poco più di Bellaria poco meno di Santarcangelo, per fare un paragone.
    Le elezioni 2010 si caratterizzano anche per la cura dimagrante a cui è stato sottoposto il Consiglio Regionale: per la prima volta uscirà dalle urne infatti composto di “soli” 50 membri. Tra le conseguenze dello snellimento potrebbe esserci la riduzione dei consiglieri riminesi. Attualmente sono quattro (Roberto Piva e Stefano Casadei per la maggioranza, Gioenzo Renzi e Marco Lombardi per la minoranza), mentre nel 2000 Rimini si era fermata a quota due. “Per effetto della riduzione del numero dei consiglieri regionali, è molto probabile che questa volta Rimini non riuscirà ad eleggerne più di due” è la previsione del direttore di TuttoRiminiEconomia, Primo Silvestri.
    Chi aveva fatto il pieno di voti tra i candidati di Rimini, nella scorsa tornata elettorale, era stato Massimo Pironi con 14.368 voti, paradossalmente l’unico dei quattro a mollare la poltrona ma solo per andare ad occupare quella di sindaco di Riccione (dopo aver ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione regionale Turismo, Cultura, Lavoro e Sport). A lui è subentrato in corsa Stefano Casadei (1.110 preferenze), l’unico dell’area della maggioranza ad aver votato contro la proroga ventennale delle concessioni agli stabililenti balneari. L’altro eletto tra le fila del Pd è stato Roberto Piva, presidente della Commissione assembleare “Politiche per la Salute e Politiche Sociali”.
    Nel centro destra si sono fatti largo Gioenzo Renzi e Marco Lombardi, il primo portando a casa 5.957 voti (e garantendo durante la legislatura quasi un record di interrogazioni), il secondo raccogliendo un ottimo consenso di 6.793 preferenze. Entrambi si ricandidano per un posto in Consiglio, insieme a Piva, e ad altri ventuno candidati riminesi.
    Sul voto sono intervenuti anche i Vescovi dell’Emilia Romagna, indicando la bussola dei valori non negoziabili, con una comunicazione ai fedeli delle loro comunità. I Vescovi, oltre ad essere vicini anche “alle famiglie colpite da gravi necessità economiche e a chi ha perduto il lavoro”, invitano ad esser “parte attiva nella doverosa edificazione della società”, anche se la Chiesa non deve prendere “nelle sue mani la battaglia politica”.
    D’altra parte, la Chiesa invita a valutare persone e programmi im base ai valori non negoziabili, secondo la felice espressione sintetica di Benedetto XVI. “Essi costituiscono patrimonio di ogni persona, perché inscritti nella coscienza morale di ciascuno.
    A questi valori anche ogni cristiano deve riferirsi come criterio ineludibile per i suoi giudizi e le sue scelte nell’ordine temporale e sociale”
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    In sintesi essi sono: “la dignità della persona umana, costituita ad immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, inviolabile ed indisponibile a tutte le strutture ed a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà di intrapresa culturale, sociale, e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto ad un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato.”

    Paolo Guiducci