FATHERLAND DI PAWEL PAWLIKOWSKI PER ADULTI – AL CINEMA
Qual è la nostra patria? Quale la nostra “terra dei padri”? Dove rintracciare le nostre vere origini?
Domande che emergono nel film di Pawel Pawlikowski, premio per la miglior regia al Festival di Cannes (ex-aequo con La bola negra), opera rigorosa, essenziale e complessa, in bianco e nero come piace al regista dai tempi di Ida (2013). Lo scrittore Thomas Mann (interpretato da Hanns Zischler) autore di capolavori come La montagna incantata e I Buddenbrook) ritorna in Germania nel 1949 per ritirare il Premio Goethe, in quel di Francoforte, accompagnato dalla figlia Erika (Sandra Hüller). Qui viene a conoscenza di un secondo premio, questa volta a Weimar, con il rischio di non poter più rientrare negli USA dove si è trasferito nel 1933, con la salita al potere di Hitler. Nonostante tutto, compresa la dolorosa notizia del suicidio del figlio Klaus (August Diehl), anch’egli scrittore (a lui si deve Mephisto), il letterato premio Nobel prosegue nel suo tour, tra elogi e contestazioni, incrociando tutte le contraddizioni di un paese che cerca di uscire dalla nera spirale del suo passato, ma non riesce a liberarsene del tutto.
Dall’incontro con i nipoti di Wagner in cerca di riabilitazione per lo zio fino a Bach nell’ultima, commovente immagine, Fatherland traccia i temi della memoria e dell’identità, provocando lo spettatore verso una sempre più necessaria rilettura storica.

