Anche dalle nostre parti, come penso in tutta Italia, si stanno organizzando diversi incontri in vista del referendum. Non “sul” referendum, perché per la maggior parte si tratta di incontri solo sul sì o sul no, a seconda degli organizzatori. I confronti tra due posizioni sono sempre più rari, e a molti non interessano perché tanto se uno ha già deciso per cosa votare, che oggi anche nei referendum vuol dire per chi votare, che interessa quel che dice l’altro? Certo sempre meglio informarsi con esperti e addetti ai lavori, seppur dichiaratamente di parte, piuttosto che sui post di Facebook dove come sempre abbiamo dimostrato di essere campioni olimpici di corsa verso il basso. Il centrodestra abusa ampiamente delle Olimpiadi e delle medaglie azzurre: a livello di partiti facendole passare per uno spot al Governo e lasciando ai singoli politici “influencer” il compito di diffondere nelle loro bacheche il messaggio che quella olimpica è l’Italia del sì. E il centrosinistra che fa? Prende immagini degli azzurri del curling e le mette in uno spot ufficiale per il no, facendosi cogliere con le mani nella marmellata e facendo infuriare atleti e federazioni, con spot ovviamente subito ritirato. Il tutto in uno svilimento generale del valore del referendum che, da strumento per far decidere il popolo sulle grandi questioni del paese, è diventato una consultazione dove o non si raggiunge più il quorum oppure, anche se il quorum non serve, uno sa già cosa voterà ma per questione di tifo. Poi, se proprio ha voglia, va a sentire perché deve votare così almeno per capire di cosa si sta parlando. Ma senza impegno, non è vincolante averlo presente.
E poi ci sono quelli che dicono di andare al mare che è meglio.
Almeno alle nostre latitudini però a marzo al mare rischia di essere ancora un po’ freschino, anche se degli sport invernali tanto decantati nessuno già si ricorderà più.

