La Conferenza Episcopale Italiana propone, non solo in Italia ma nel mondo intero, di dedicare la Veglia di Pentecoste ai «martiri di oggi», seguendo i ripetuti appelli di Papa Francesco, il quale più volte ha ricordato che «ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa».
Aderendo all’iniziativa della Chiesa italiana, la Consulta Diocesana delle Aggregazioni laicali invita a partecipare, col Vescovo Francesco, ad un’iniziativa pubblica di preghiera che si svolgerà sabato 23 maggio alle ore 21 in Piazza Tre Martiri.
Qualche giorno fa il Santo Padre ha confidato di aver telefonato al Patriarca copto Tawadros, ricordando «i suoi fedeli, che sono stati sgozzati sulla spiaggia perché cristiani». «>Essi – ha sottolineato il Vescovo di Roma – per la forza che gli ha dato lo Spirito Santo, morivano col nome di Gesù sulle labbra».
Invocheremo lo Spirito, perché desideriamo domandare che la testimonianza dei «martiri di oggi» risvegli la nostra fede dal torpore e dall’indifferenza, soprattutto ora, che ci viene chiesto di vivere con forza la missione che nasce dal Vangelo.
Abbiamo invitato anche i rappresentanti delle altre Chiese cristiane presenti a Rimini, perché nel martirio ci scopriamo uniti nell’“ecumenismo del sangue”: i nostri fratelli perseguitati e uccisi lo sono innanzitutto perché cristiani, prima che Cattolici, Ortodossi o Luterani.
Sabato 23 maggio sarà anche beatificato monsignor Óscar Romero, il quale, durante i funerali di un prete assassinato, affermò che «non tutti avranno l’onore di dare fisicamente il loro sangue, di essere uccisi per la fede; però Dio chiede a tutti coloro che credono in lui uno spirito del martirio. Tutti cioè dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore.
Dare la vita non significa solo essere uccisi; è dare la vita a poco a poco, nel silenzio della vita quotidiana». Dopo l’attacco terroristico all’Università di Garissa, una studentessa keniota ha detto: «Il mio compito è vivere la mia vita seriamente, tutti i giorni con letizia per il fatto che Cristo è con me»: come non sentire in queste parole un insegnamento per la testimonianza e la missione dei laici?
Sabato sera noi ci ritroveremo a pregare per essere vicini a questi nostri fratelli – poiché «se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui» (I Cor 12,26) – e per immedesimarci in questa esperienza di fede, che la testimonianza suprema dei martiri ci comunica.
Mirna Ambrogiani

