Home Dizionario Biblico M come missione. La bibbia dalla A alla Z

M come missione. La bibbia dalla A alla Z

Cristo “ci ha salvati”: ci ha liberati, risuscitati, divinizzati. Un’altra di queste immagini ricorre al ricco simbolismo della luce: Cristo ci ha illuminati.

Egli – leggiamo in 2Tm 1,10 – “ ha vinto la morte e ha fatto brillare la vita”. Questo è l’evento: Cristo, luce del mondo, ha reso luminescenti anche noi: “ Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,15).

Se dall’evento, passiamo al sacramento, proviamo a fare mente locale per lasciarci introdurre nel buio cupo di una cattedrale, all’inizio della veglia pasquale. Dalla fiammella tremolante del grande cero – Cristo-luce – i fedeli accendono i loro ceri e tutta l’aula ecclesiale viene invasa dal palpitante sfolgorio della luce, mentre il diacono canta: “Gioisca la terra inondata da così grande splendore: la luce del Risorto ha vinto le tenebre del mondo”. Passiamo ora dal rito alla vita, dal sacramento al comportamento: “ In mezzo a una generazione perversa e degenere dovete splendere come stelle nel cielo”, raccomanda Paolo (Fil 2,15). È la missione come illuminazione. Cristo “ la luce vera che illumina ogni uomo”, ha bisogno di noi per illuminare il mondo. “Il Sole – commenta Agostino – ha bisogno di lanterne!”.

Due assi portanti sostengono e strutturano la missione capita e vissuta come illuminazione.

Primo: non si va in missione per iniziativa propria, ma perché si è stati illuminati e inviati, altrimenti mille candele spente non ne accendono nessuna!

La missione non è un’autodestinazione. Non si è apostoli per iniziativa personale, ma per chiamata.

E la chiamata chiede un grande amore: non si va in missione per tornaconto o per profitto, ma per amore.

Vedi Paolo: “ Noi siamo solo vostri servi per amore di Gesù” (2Cor 4,5).

Questa chiamata – è il secondo asse – è grazia, “la grazia dell’apostolato” (Rm 1,5), un dono gratuito, non un puro dovere. Certo la missione  sarà anche fatica, anche rischio e magari martirio, ma è innanzitutto un segno di “ misericordia che ci è stata usata” per “ far risplendere la conoscenza della gloria divina che risplende sul volto di Cristo” (2Cor 4,1.8). Di qui la perfetta letizia, l’umile e luminosa gioia del missionario: l’apostolo non potrà non vivere in una esultanza radiosa, raggiante, oltre ogni tribolazione.

Allora non ci sarà bisogno di stressarsi per pianificare propaganda e organizzare audience. Basta alla luce essere quello che è: “la luce dà testimonianza a se stessa” (s. Agostino).

Qui mi sia permesso ripetere un mantra, dal mio stock personale: un missionario contento non ne vale dieci; ne vale cento.

Francesco Lambiasi