Il Ponte

L’Inghilterra scopre l’Isola delle Rose

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Nuova puntata per il nostro viaggio intorno al Mondo. Come sempre, a farci da guida, sarà Google che, come prima tappa, ci porta in Inghilterra.

“Luglio 1968. Pietro Bernardini vive sulla piattaforma in acciaio e cemento che sorge a 11 km e 600 metri dalla costa di Rimini.

Al momento è l’unico abitante.

La realizzazione dell’isola ha avuto inizio nel 1964. Si erge sopra 9 pilastri d’acciaio riempiti di cemento e si estende su una superficie di 400 mq, al di fuori delle acque territoriali italiane.

L’ideatore, e costruttore, è l’ingegnere Giorgio Rosa. Il motoscafo della Polizia sorveglia l’isola perché il Governo italiano non ne riconosce la sovranità”.

Inizia così, con una citazione dei giornali dell’epoca, l’articolo che il periodico online britannico PopSugar (https://www.popsugar.co.uk/e ntertainment/rose-island-truestory- 47932474) dedica a L’incredibile storia de l’Isola delle Rose (https://www.netflix.com/it/titl e/81116948), in onda dal prossimo dicembre, e basato sulla storia vera di Giorgio Rosa e della micronazione indipendente, fondata nel 1968 al largo di Rimini. Una storia che meritava di essere rispolverata, secondo il sito d’oltre Manica.

“Avete mai sognato di fuggire sulla vostra isola personale?

Questa commedia racconta la storia di Giorgio Rosa, che creò la propria nazione separata dall’Italia. Un’impresa che, sulla bocca di tutti in quei decenni, era passata un po’ nel dimenticatoio. Ecco quello che dovete sapere sulle sue disavventure”.

È così che l’articolo prosegue, raccontando di questo ingegnere, nato nel 1925 a Bologna, a cui venne l’idea di “creare l’Isola delle Rose, destinata a breve vita, nel 1967, progettando e finanziando la costruzione di una piattaforma di 400 metri quadrati sospesa sul Mediterraneo (sic!) da esili pilastri, inizialmente vuoti e poi riempiti di cemento per evitarne la corrosione”.

L’Isola delle Rose si trovava a circa 12 chilometri dalle coste di Rimini, appena fuori dalle acque territoriali italiane.

“Rosa sosteneva che, essendo l’isola in acque internazionali, l’Italia non aveva alcuna sovranità su di essa. L’Isola delle Rose aveva un proprio governo, per così dire, con persone che l’abitavano per occuparsi della manutenzione delle sue strutture”. Ecco nata, continua l’articolo, la «Respubliko de la Insulo de la Rozoj», che in esperanto significa La Repubblica dell’Isola delle Rose.

“L’isola aveva persone che ricoprivano anche altre posizioni ufficiali, tra cui un Ministro delle Finanze, un Ministro degli Interni e un Ministro degli Esteri.

Nonostante l’aspetto un po’ scarno, la micronazione aveva servizi come un ristorante, un night club, un bar, un negozio di souvenir e un ufficio postale. Per la valuta, i residenti usavano i mill, anche se non è mai stata emessa alcuna moneta nota”.

Un successo assicurato.

“Incuriositi dal progetto di Rosa, i visitatori facevano a gara per accorrere sull’isola nel 1968”.

Ma, se da un lato l’Isola delle Rose suscitava la curiosità della gente, dall’altro era fonte di preoccupazione per molte persone.

“Anche se era solo una piattaforma in acqua, il progetto di Rosa presto destò la preoccupazione dei capi di stato italiani, che di fatto dichiararono guerra all’Isola, considerandola un modo per raccogliere fondi dai turisti evitando le tasse”.

La fine di un sogno, insomma.

“55 giorni dopo la dichiarazione di indipendenza, il 25 giugno 1968, le forze militari sbarcarono sull’isola per assumerne il controllo. L’11 febbraio 1969, la Marina Militare italiana distrusse la piattaforma facendola esplodere con degli esplosivi. La fugace nazione ora riposa sui fondali dell’Adriatico”.

Pagina a cura di Fabio Parri

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