Home Donne LE DONNE SONO PIÙ LONGEVE, PIÙ ISTRUITE, MA LAVORANO MENO

LE DONNE SONO PIÙ LONGEVE, PIÙ ISTRUITE, MA LAVORANO MENO

In provincia di Rimini risiedono 342.000 persone, di cui 176.000 donne. Ma…

Per chi lo avesse dimenticato in provincia di Rimini risiedono 342.000 persone, di cui 176.000 donne, quindi più della metà. Per uno strano calcolo del destino nascono più bambini che bambine (per esempio, nel comune di Rimini, l’ultimo anno, sono nati 406 maschi e 389 femmine), poi nel corso della vita le seconde, che vivono più a lungo, sopravanzano i primi con i risultati di cui sopra. Ai numeri della popolazione femminile contribuiscono anche le oltre 18.000 donne immigrate, presenti sul territorio per motivi di ricongiungimento familiare, lavoro, studio, richiesta di asilo e altro. Una presenza importante anche per contrastare il calo delle nascite, da cui Rimini, con il numero dei figli per donna più basso (1,08) dell’Emilia-Romagna e d’Italia, non è esente, perché dei 1.901 nati vivi nel 2024, 217 avevano una mamma straniera (Istat). Ma il massimo dei nati da genitori stranieri è stato raggiunto nel 2010 quando hanno toccato quota 596, avvicinandosi ad un quinto di tutte le nascite.

Ricordiamo che il saldo naturale (nati – decessi) della provincia di Rimini nel 2024 è stato di meno 1.672. Un segno negativo, vuol dire che i nuovi nati non riescono a coprire i decessi, che avanza inesorabilmente dall’inizio del nuovo secolo, compensato dalle migrazioni interne, ma soprattutto da quelle estere.

L’ istruzione

Il dato dell’istruzione di metà della popolazione, quella femminile, è interessante non solo per un confronto di genere, ma soprattutto perché ci da la misura, come si vedrà in seguito quando tratteremo dell’occupazione, del volume delle risorse umane non adeguatamente impiegate. Colpa tanto più grave in piena recessione demografica e con le imprese che cercano personale che non trovano. Allora è bene sapere che già dall’anno 2000 il numero annuale delle giovani laureate residenti in provincia di Rimini supera costantemente quello dei laureati: erano 355 a fronte di 300 nel 2000, sono 1.245 contro 879 nel 2024. Non solo, le donne che si laureano sono di più, ma la forbice si va allargando. Con una differenza, che ha una ricaduta sul mercato del lavoro. Le donne preferiscono, affermazione da verificare, studi umanistici a quelli più tecnologici, i così detti STEM (Scienze-Biologia, Chimica, Fisica, Scienze ambientali, Tecnologia- Informatica, Data Science, Intelligenza Artificiale, Ingegneria-Civile, Meccanica, Elettronica, Aerospaziale, Informatica e Matematica-Statistica, Matematica Applicata). Prova ne sia che su 2.642 donne iscritte, per l’anno accademico 2024/2025, all’Ateneo di Bologna, Rimini che comprende anche la sede di Rimini, solo 533, un quinto, hanno scelto discipline STEM (Quaderno Istruzione e Lavoro 2024, della Camera di Commercio della Romagna).

Il lavoro

Se le donne sono la metà della popolazione, non raggiungono la stessa proporzione tra le persone che lavorano. Infatti su 153.000 occupati del 2024, le donne sono 65.000, il 42 per cento. Purtroppo la stessa percentuale del 2010, nonostante la crescita numerica di quelle occupate (da 58.000 a 65.000). Incremento che ha fatto compiere un piccolo balzo al tasso di occupazione femminile (quante donne lavora ogni cento), che è passato dal 55 al 58 per cento tra il 2010 e il 2024, ma siccome quello maschile è aumentato di cinque punti percentuali, dal 72,7 al 78,6 per cento, il divario di genere è così salito da 17 a 20 punti percentuali. Divario provinciale di genere ma anche un gap importante con le altre province dell’Emilia-Romagna che stanno, nel 2024, quattro-cinque punti sopra, per non parlare della distanza con le maggiori nazioni europee, dove il tasso di occupazione femminile talvolta supera di quindici punti quello riminese. Non è un ritardo recente ma di lungo periodo perché connaturato al modello economico riminese.

Il salario

Le differenze tra uomini e donne non si fermano, però, alle opportunità di lavoro ma allungano le loro ricadute anche sulle retribuzioni. A Rimini, non è molto diverso altrove, la retribuzione media lorda di un lavoratore dipendente maschio nel settore privato è stata, nel 2024, di 21,6 mila euro, che si riduce però a 14,8 mila per le donne. Siamo a poco meno di un terzo. A fare la differenza è la retribuzione media giornaliera, 73 euro per le donne a fronte di 98 euro per gli uomini, ma anche il numero delle giornate lavorate durante l’anno: 203 quelle delle donne, 220 quelle degli uomini (Inps).

Periodo di lavoro più breve per le donne risulta coerente con la loro maggiore presenza nell’occupazione turistica (alloggio e ristorazione), attività prevalentemente stagionale, dove la componente femminile rappresenta sei occupati su dieci (21 mila su un totale di 35 mila).

In conclusione, la parità di genere rimane sempre un obiettivo da perseguire, ma senza rimuovere le cause economiche e culturali strutturali, per proseguire con servizi, come gli asili, che consentano alle giovani mamme di poter crescere i loro figli senza rinunciare al lavoro, oggi una necessità per una famiglia media, si resta solo alle buone intenzioni.