Home Sociale & welfare LE DONNE IMMIGRATE DOMINANO IL LAVORO DOMESTICO

LE DONNE IMMIGRATE DOMINANO IL LAVORO DOMESTICO

Collaboratori domestici, colf e badanti: a livello nazionale sono 817.000, più di un terzo proviene dallʼEst Europa

Negli anni Settanta del secolo scorso la popolazione con una età superiore a 65 anni superava appena il 10 per cento. Oggi è ultra65enne un residente su quattro e più di uno su dieci è ultra75enne. La speranza di vita si è allungata, e questo è positivo, ma è risaputo che la vecchiaia trae con sè anche qualche acciacco, a volte grave, e inevitabilmente cresce la domanda di cura e assistenza. Di cui, nella maggior parte dei casi, si fanno carico le famiglie ricorrendo a collaboratori domestici, colf e badanti (assistenti familiari, secondo il contratto collettivo di settore). Nasce da questa evoluzione demografica il grosso della domanda di lavoro domestico. Settore che coinvolge, a livello nazionale, 817.000 lavoratori, più di un terzo proveniente dall’Est Europa, assunti direttamente da 902.000 famiglie datori di lavoro. Questi sono i numeri ufficiali censiti dall’Inps, per cui si versano contributi. Ma è solo una parte della realtà. Perché bisogna considerare che il settore domestico è quello che registra, in Italia, il tasso di irregolarità più alto: 49 per cento. Stando così le cose si può stimare il numero complessivo di chi lavora come assistente familiare in circa 1,6 milioni e le famiglie datrici di lavoro in 1,7 milioni. Nel 2024 le famiglie hanno speso per il lavoro domestico regolare, tra salari, contributi e Tfr, la cifra di 7,6 miliardi di euro. Importo cui va aggiunta la componente irregolare stimata in 5,8 miliardi, che porta il totale a 13,4 miliardi. Si calcola che la spesa delle famiglie faccia risparmiare allo Stato circa 6 miliardi l’anno (lo 0,3 per cento del Pil), ovvero l’importo di cui questo si dovrebbe far carico se gli anziani accuditi in casa venissero ricoverati in strutture pubbliche dedicate (Osservatorio Domina sul lavoro domestico 2024 e 2025). È il welfare (benessere) organizzato dalle famiglie.

In provincia di Rimini i lavoratori domestici, di cui un terzo colf (collaboratrici familiari) e il resto badanti, sono poco meno di 5.000, un paio di centinaia meno del 2019, prima del Covid. Applicando però lo stesso criterio di rivalutazione nazionale è ragionevole pensare che, includendo gli irregolari, siano probabilmente il doppio. Per il 94 per cento sono donne e il 76 per cento stranieri,

prevalentemente provenienti dall’Europa dell’Est, in particolare da paesi extra UE. Ma c’è un piccolo cambiamento: sono aumentati, nell’ultimo decennio, gli italiani che si avvicinano a questo lavoro. Un lavoro che non è per giovanissimi perché più di quattro lavoratori domestici su cinque supera i 45 anni, uno su quattro lavora oltre 45 ore settimanali, per un salario medio annuo (quota regolarizzata) di circa 8.000 euro e una spesa per famiglia prossima a 10.000 euro. In realtà, molto probabilmente, le cifre vere sono più alte. Cosa accadrebbe se improvvisamente tutte le donne straniere se ne dovessero andare? Semplice. Sem- Il welfare familiare crollerebbe e lo Stato non avrebbe i denari per sostituirlo. Questo dovrebbe far riflettere chi grida contro l’immigrazione. Per l’interesse dei propri concittadini e magari dei suoi stessi familiari. In verità, al di là della propaganda, la realtà si impone anche ai più riottosi. Infatti, col nuovo decreto flussi varato dall’attuale Governo (che in quanto a propaganda anti immigrati non se la fa mancare), i numeri degli ingressi per gli assistenti familiari per il periodo 2026-2028 sono stati elevati a 41.800. Visto, poi, che nemmeno questi bastavano, l’ingresso è stato, ad inizio settembre 2025, liberalizzato per richieste di ultraottantenni o soggetti disabili.. Bene così, perché secondo tutti gli scenari demografici, nel 2050, ci sarà bisogno, a livello nazionale, di un numero variabile tra 200.000 e 400.000 bandanti in più.