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L`AMORE NEGATO

Un vecchio saggio una volta ha detto: “ L’amore dà la libertà di essere se stessi”. Un concetto più che lodevole che al giorno d’oggi, però, è ancora lontano dall’essere applicato. Una delle lotte ancora non vinte è quella relativa alla libertà di poter amare ed essere amati da chi ci suggerisce il cuore. Incredibile come nel 2024 ancora non sia possibile, o perlomeno considerato giusto e ‘normale’, poter essere veramente se stessi. Parliamo, naturalmente, degli omosessuali e di tutta la comunità Lgbtq+. Siamo ancora lontani dall’accettare l’idea che l’amore non solo non conosce età, etnia, estrazione sociale, ma anche sesso. E la società non è ancora riuscita a far crollare l’alto muro dell’omotransfobia.

Cos’è? I dati allarmanti e la necessità di tutele

L’avversione verso l’omosessualità e il transgenderismo. Si tratta di un tipo di ostilità fondata sul pregiudizio, derivante dall’idea che esista un’unica e sola realtà, ossia quella definita dalle proprie congetture mentali, a sua volta risultato dell’educazione ricevuta, dei valori trasmessi dalla società, dei limiti più o meno ampi imposti alla propria coscienza. Il risultato? Uno scenario sociale a dir poco allarmante. Diamo uno sguardo ai report in merito. Secondo il prospetto annuale di omofobia. org, gli episodi di omotransfobia denunciati in Italia tra aprile 2022 e marzo 2023 sono stati 115 e hanno visto coinvolte 65 vittime. Nel 2023 nel nostro Paese, tra coloro che hanno denunciato, 50 hanno subìto aggressioni singole, 32 sono state vittime di aggressioni di gruppo o in coppia. Purtroppo si sono registrati anche due omicidi, quattro suicidi, un tentato suicidio e 76 atti non aggressivi ma comunque di rilevanza penale. Naturalmente non è tutto qui. Nel report, infatti, non compaiono tutti quei casi (che sono sempre tanti) che per vergogna, paura, timore, vengono taciuti e nascosti. E poi ancora… non si parla ancora abbastanza di violenza domestica spesso compiuta da parte dei propri genitori ai danni di giovani adolescenti ‘rei’ di voler mostrarsi per ciò che sono e ‘colpevoli’ di voler amare chi amano. Violenza psicologica, verbale, fisica, costrizioni a frequentare solo determinate persone ‘scelte’. Molti di questi adolescenti sono indotti ad abbandonare la famiglia perché questa non accetta la loro identità. I numerosi fatti di cronaca non fanno altro che ‘gridare’ il bisogno lampante di emanare normative più precise per la tutela di coloro che non chiedono altro se non di vivere serenamente la propria identità.

Alcuni aiuti

Il 17 maggio si è celebrata la ricorrenza della Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, istituita dall’ONU nel 2004 a 14 anni dalla decisione del 17 maggio 1990 di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle patologie pubblicata dall’OMS. Nei territori sono numerose le organizzazioni impegnate sul tema (in provincia di Rimini è attiva l’associazione Arcigay ‘Alan Turing’). Una delle principali è la ‘Gay Help Line’, il contact center nazionale antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche, bisex e trans gestito dal Gay Center. Il servizio può essere contattato attraverso il numero verde 800.713.713 o via web con Speakly.org: oltre a gestire casi di discriminazione, violenze e bullismo, rappresenta un vero e proprio punto di ascolto per chi è in difficoltà fornendo informazioni e supporto in forma riservata. Offre gratuitamente consulenza psicologica, legale e medica, un supporto educativo antiomofobia e mediazione nelle scuole, oltre a mediazione sociale, familiare e lavorativa, e tanto altro. E purtroppo, anche dai suoi dati, emerge un quadro allarmante, in particolare per quanto riguarda i giovani.

Il parere dei giovani riminesi

Secondo alcuni report della Gay Help Line, infatti, sono oltre il 51% i contatti provenienti da giovani che affrontano difficoltà in famiglia e a scuola: il 41,6% delle persone assistite riporta violenze famigliari a causa della loro identità e solo il 10% dei giovani cacciati di casa trova rifugio in delle strutture atte al loro soccorso. Abbiamo chiesto ad alcuni giovani di Rimini di condividere un’opinione in merito.

Questi dati sono sconcertanti. – scuote la testa Giovanni, 20 anni – Quello che più mi spaventa non è solo la ‘violenza domestica’ da parte dei genitori e in generale dagli adulti, che già è raccapricciante e ai miei occhi incomprensibile. Piuttosto non concepisco l’invettiva, la crudeltà dei nostri stessi coetanei. Ho assistito a ingiurie contro un mio compagno di scuola, più di una volta. Sono intervenuto d’istinto difendendolo e cercando di offrirgli una mano. Ma sono cose che mi fanno veramente arrabbiare. Quale fastidio vi arreca? Ragazzi fatevi un esame di coscienza e cercate di essere ragionevoli. Ci hanno dotato di un cervello per pensare: usatelo prima di fare scemenze”.

La nuova generazione di adolescenti, almeno per la maggior parte, è sicuramente più incline a favorire qualsiasi tipo di scelta in ambito amoroso o di identità, – esordisce Dalia, 21 anni perché il mondo che ci si prospetta davanti è un mondo diverso, in cui i vecchi tabù sono ormai stati superati da alcuni coraggiosi prima di noi. In fondo, secondo noi, l’importante nella vita è essere felici. Però, purtroppo, la generazione precedente, cresciuta con una mentalità più tradizionalista, fatica a guardare il cambiamento con ottimismo. E di riflesso inculca nella testa dei propri figli rigide regole e preconcetti. Per questo il bullismo a scuola è ancora assai diffuso. Il problema va ricercato alla radice, ed è dunque necessario che a parlare e sensibilizzare non siano i giovani, bensì i nostri genitori e gli adulti in generale. Il mondo non andrà mai avanti altrimenti”.

Avevo 16 anni quando ho baciato per la prima volta quella che credevo fosse una semplice amica. – ci confida una 25enne riminese che per privacy ha deciso di rimanere anonima – A partire da quel momento ho trascorso più di due anni a nascondere la mia vera identità. La relazione che è nata da quel bacio, che tutt’ora continua, l’ho celata dietro una finta amicizia profonda per tanto tempo, perché schiacciata dai pensieri che fin da piccola mi sentivo ripetere dai miei genitori, dalle mie insegnanti… L’amore ‘vero’, mi è sempre stato detto, è quello tra un uomo e una donna. Tutte le altre possibilità non sono né giuste né sane. Non solo. La società mi è sempre sembrata ostile nei miei confronti, e nei confronti di quell’amore che ai miei occhi invece era così bello. Mi ripetevo che gli altri non erano ancora pronti per me, per noi. Poi ho aperto gli occhi: ero io a non essere ancora pronta. Non ero forte abbastanza da rivendicare i miei diritti puri e semplici. che una ragazzina e non ero sufficientemente caparbia. Poi però sono cresciuta, ho capito. Se io per prima non ero disposta a far valere la mia libertà, come potevo aspettarmelo dagli altri? E dunque mi sono fatta avanti e l’ho detto alle persone a me care. Sono più che felice ora. So che non posso cambiare il pensiero di tutti, però l’importante è che io sia soddisfatta di me stessa, della mia identità e del mio amore”.