Momento di preghiera ecumenica a Berat con la comunità ortodossa. Padre Flavio Cavallini ripercorre le antiche radici del cristianesimo nei Balcani, nato lungo le vie dell’evangelizzazione paolina
Il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi ha visitato nei giorni scorsi la missione riminese in Albania, portando con sé la reliquia di san Nicola, custodita per anni nella chiesa di San Nicolò e attualmente esposta in Cattedrale. Un pellegrinaggio dal forte significato spirituale ed ecumenico, che ha visto anche un momento di preghiera condivisa con la comunità ortodossa di Berat. Ha accompagnato il vescovo Nicolò in Albania anche don Gioacchino Vaccarini, responsabile del Servizio pastorale diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.
Un incontro ecumenico “benedetto da san Nicola”

La reliquia del santo vescovo di Myra, profondamente venerato tanto in Oriente quanto in Occidente, è stata accolta con grande partecipazione dai fedeli ortodossi e cattolici. A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il metropolita di Berat, Valona e Canina, Asti Bakallbashi. «Esprimo il mio ringraziamento al vescovo Nicolò di Rimini, che ha permesso che la reliquia potesse raggiungerci. Siamo grati per questa benedizione che abbiamo potuto vivere qui in Albania. Siamo molto contenti di essere insieme a Berat e della possibilità che ci avete dato di accogliere non solo noi, ma tutti i credenti cristiani ortodossi di Berat e di tutta l’Albania, la benedizione di San Nicola, santo molto venerato nel mondo cristiano ortodosso e cattolico d’Oriente».
Le radici del cristianesimo in Albania

L’incontro è stato anche l’occasione per riscoprire le radici antichissime del cristianesimo nei Balcani. A ripercorrerne la storia è stato padre Flavio Cavallini, fresco di nomina da parte di Leone XIV come Amministratore apostolico dell’Albania Meridionale. Padre Cavallini ha ricordato come il Vangelo sia giunto in Albania già attorno alla metà del I secolo, nel contesto dell’evangelizzazione paolina. La predicazione cristiana si diffuse infatti da Oriente verso Occidente attraversando l’Anatolia, la Macedonia e arrivando fino all’Illirico, la vasta provincia romana che comprendeva buona parte dell’attuale area balcanica occidentale, dall’Istria fino ai territori montenegrini e albanesi.
Il ruolo della via Egnatia
Un ruolo decisivo, ha spiegato, «fu svolto dalla Via Egnatia, la grande strada romana che collegava Durazzo a Tessalonica e successivamente a Costantinopoli. Dopo aver attraversato l’Adriatico da Brindisi a Durazzo, la via diventava il principale asse di comunicazione tra Roma e l’Oriente». Fu proprio lungo questo itinerario che si mosse san Paolo, come raccontano gli Atti degli Apostoli, toccando città come Filippi e Tessalonica.
L’influenza di san Paolo

«È lungo questa direttrice – ha spiegato padre Cavallini – che si sviluppa la missione paolina in Europa. A Filippi avviene il primo battesimo europeo documentato nel Nuovo Testamento, quello di Lidia. Poi Paolo prosegue verso Atene e Corinto, creando comunità cristiane che diventano centri di evangelizzazione per i territori circostanti». Secondo l’Amministratore apostolico, anche se non esistono prove storiche definitive di una presenza personale di Paolo nell’attuale Albania, è certo che i suoi collaboratori più stretti, come Tito e Timoteo, operarono lungo la costa dalmata e nell’Epiro. «Paolo non lavorava mai da solo – ha osservato – ma insieme a una comunità missionaria che estendeva progressivamente l’annuncio del Vangelo».
Una presenza antica
Le testimonianze della presenza cristiana in Albania sono molto antiche. «Già intorno all’anno 100 si parla del primo vescovo martire, sant’Asti. La tradizione ecclesiastica attribuisce inoltre a san Cesario, uno dei 72 discepoli inviati dal Signore, il ruolo di primo vescovo della regione».
Padre Cavallini ha sottolineato come questa storia dimostri che il cristianesimo in Albania non sia un’eredità tardiva dell’epoca bizantina o crociata, ma affondi le proprie radici nei primi decenni della Chiesa apostolica. «Il cristianesimo arrivato nel primo secolo – ha concluso – non ha mai abbandonato del tutto questa terra, nonostante le difficoltà e le vicende storiche attraversate dal popolo albanese».

