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La famiglia e le nuove sfide pastorali

L’annuncio del Vangelo della famiglia è parte integrante della missione della Chiesa”, e “la diffusa crisi culturale, sociale e spirituale costituisce una sfida per l’evangelizzazione della famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale”.“Offrire sostegno e accompagnamento” e proporre “stili di vita” all’insegna della “misericordia”, come esorta a fare il Papa fin dall’inizio del pontificato: questo l’obiettivo principale dell’Instrumentum Laboris, il documento di lavoro del Sinodo straordinario sulla famiglia, in programma in Vaticano dal 5 al 19 ottobre prossimi, che raccoglie le testimonianze e i suggerimenti inviati dalle Chiese particolari, in risposta al questionario del Documento Preparatorio, reso pubblico nel novembre scorso.
Vediamo in sintesi alcuni dei temi di dibattito che indica all’Assemblea dei Vescovi.

Il testo dell’Instrumentum laboris è strutturato in tre parti e riprende le otto tematiche proposte nel questionario: la prima parte è dedicata al Vangelo della famiglia, la seconda tratta “le varie proposte di pastorale familiare, le relative sfide e le situazioni difficili” e la terza “è dedicata all’apertura alla vita e alla responsabilità educativa dei genitori, che caratterizza il matrimonio tra l’uomo e la donna, con particolare riferimento alle situazioni pastorali attuali”.

Sotto accusa la cultura “gender”
Oggi c’è “molta resistenza agli insegnamenti della Chiesa circa la morale familiare”, dovuta alla “mancanza di un’autentica esperienza cristiana, di un incontro personale e comunitario con Cristo, che non può essere sostituito da alcuna presentazione, sia pur corretta, di una dottrina”. È l’analisi in cui il documento lamenta “l’insufficienza di una pastorale preoccupata solo di amministrare i sacramenti, senza che ciò corrisponda a una vera esperienza cristiana coinvolgente”. Di qui il “crescente contrasto tra i valori proposti dalla Chiesa su matrimonio e famiglia e la situazione sociale e culturale”. In particolare, è il concetto di “legge naturale” ad essere diventato “assai problematico, se non addirittura incomprensibile”. Sotto accusa è la “gender theory”, secondo la quale “il gender di ciascun individuo risulta essere solo il prodotto di condizionamenti e di bisogni sociali”. In questo modo, “ciò che è ‘naturale’ tende ad essere definito tale soltanto dall’individuo e dalla società, divenuti gli unici giudici per le scelte etiche. La relativizzazione del concetto di ‘natura’ si riflette anche sul concetto di ‘durata’: oggi, un amore è considerato ‘per sempre’ solo in relazione a quanto possa effettivamente durare”.

No a “privatizzazione”
della famiglia
“Una delle grandi sfide della famiglia contemporanea consiste nel tentativo della sua privatizzazione”. Nell’<+cors>Instrumentum laboris<+testo>, in cui si parla del contrasto tra la “legge morale naturale, universalmente accettata di fatto dai fedeli”, che “nutrono il desiderio di mantenere l’unione tra uomo e donna”, e la “pratica massiccia del divorzio, della convivenza, della contraccezione, delle procedure artificiali di procreazione, delle unioni omosessuali”. In quasi tutte le risposte si registra inoltre “il numero crescente di casi di famiglie ‘allargate’, soprattutto per la presenza di figli avuti da diversi partner”. Anche le famiglie monoparentali “sono in netta crescita”, e molto numerosi sono ormai “i casi in cui i figli, oltre che con genitori separati o divorziati, risposati o meno, si trovano pure con i nonni nella medesima situazione”.

Prendersi cura di situazioni
di “crisi” e “stress”
“È necessario che la Chiesa si prenda cura di famiglie che vivono in situazioni di crisi e di stress che la famiglia sia accompagnata durante tutto il ciclo della vita”. Viene lanciato un appello a sostenere la domanda del “desiderio di famiglia”, in primo luogo da parte della parrocchia, “famiglia di famiglie”, chiamata ad essere “il centro di una pastorale rinnovata fatta di accoglienza e di accompagnamento, vissuto nella misericordia e nella tenerezza”. In particolare, la parrocchia deve “accompagnare situazioni in cui i legami familiari sono minacciati dalla violenza domestica, con interventi di sostegno atti a risanare la ferite subite, sradicare le cause che le hanno determinate”. “Dove dominano abuso, violenza e abbandono non può esserci né crescita né percezione alcuna del proprio valore”, l’ammonimento del documento, in cui si fa notare che “l’accompagnamento della coppia non si deve limitare alla preparazione al matrimonio”. Serve “una formazione più costante e articolata, biblica, teologica, spirituale, ma anche umana ed esistenziale”.

<+nero>Abusi, femminicidio e
pedofilia “situazioni critiche”
<+testo>La “violenza psicologica, fisica e sessuale”, gli abusi “commessi in famiglia i danni in particolare delle donne e dei bambini, un fenomeno purtroppo non occasionale, né sporadico”: “Il terribile fenomeno del femminicidio, spesso legato a profondi disturbi relazionali e affettivi, e conseguenza di una falsa cultura del possesso”, “un dato davvero inquietante, che interroga tutta la società e la pastorale familiare della Chiesa”. Sono alcune delle “situazioni critiche interne alla famiglia”, passate in rassegna. La “difficoltà della relazione e comunicazione in famiglia”, con “tensioni e conflitti tra i coniugi”, la “debolezza della figura del padre”: queste le difficoltà più ordinarie delle coppie, all’interno di una “frammentazione e disgregazione di tante realtà familiari”, causa di divorzio e di separazione, di famiglie “allargate” o monoparentali, di unioni di fatto e unioni omosessuali. C’è poi la “massiccia diffusione” dell’aborto, segno di “una cultura di morte rispetto alla vita nascente”, di “una cultura dell’indifferenza di fronte alla vita nascente”, promulgata anche da “legislazioni che favoriscono l’individualismo”. Altra piaga, quella del turismo sessuale e della prostituzione, all’interno del “dramma del commercio e dello sfruttamento di bambini”.

La “pressione” del lavoro,
servono “giusti salari”
Tra le “pressioni esterne” alla famiglia si segnala “l’impatto dell’attività lavorativa sugli equilibri familiari”. “I ritmi del lavoro – si legge nel documento – sono intensi e in certi casi estenuanti; gli orari spesso troppo lunghi, talvolta si estendono anche alla domenica: tutto questo ostacola la possibilità di stare insieme”. “La crescente precarietà lavorativa unitamente alla crescita della disoccupazione e alla conseguente necessità di spostamenti sempre più lunghi per lavorare, hanno ricadute pesanti sulla vita familiare, producendo tra l’altro un allentamento delle relazioni, un progressivo isolamento delle persone con conseguente crescita di ansia”. “In dialogo con lo Stato e gli enti pubblici preposti”, ci si aspetta allora dalla Chiesa “un’azione di concreto sostegno per un dignitoso impiego, per giusti salari, per una politica fiscale a favore della famiglia, così come l’attivazione di un aiuto per le famiglie e per i figli”.

Gli “anti-modelli”
dei media
I media hanno un “impatto negativo” sulla famiglia, “dovuto in particolare all’immagine di famiglia veicolata e all’offerta di anti-modelli, che trasmettono valori errati e fuorvianti”. Tra le diverse “situazioni critiche interne alla famiglia” segnala “le dipendenze da alcool e droghe, ma anche dalla pornografia, talvolta usata e condivisa in famiglia, così come dal gioco d’azzardo e dai videogiochi, internet e social network”.

Scandali sono “contro-
testimonianza” nella chiesa
Gli “scandali sessuali all’interno della Chiesa”, la pedofilia in particolare, sono “contro-testimonianze” nella Chiesa. Si fa notare che “soprattutto in America del Nord e in Europa Settentrionale, si denuncia una rilevante perdita di credibilità orale a causa degli scandali sessuali”. A ciò “si aggiunge lo stile di vita a volte vistosamente agiato dei presbiteri, così come l’incoerenza tra il loro insegnamento e la condotta di vita”. Tra le contro-testimonianze, rientra anche “la percezione del rifiuto nei confronti di persone separate, divorziate o genitori single da parte di alcune comunità parrocchiali, così come il comportamento intransigente e poco sensibile di presbiteri o, più in generale, l’atteggiamento della Chiesa, percepito in molti casi come escludente, e non come quello di una Chiesa che accompagna e sostiene”.

Crescono convivenze
e “unioni di fatto”
Sono sempre di più quelle coppie che convivono “ad experimentum”, cioè “senza alcun matrimonio né canonico né civile e senza alcuna registrazione”. Soprattutto in Europa e in America, questo “periodo di prova” si trasforma in “una forma stabile di vita”. Talvolta, il matrimonio “avviene dopo la nascita del primo bambino”. “Politiche familiari inadeguate a sostenere la famiglia; problemi finanziari; disoccupazione giovanile, mancanza di un’abitazione”: sono queste le “ragioni sociali” che provocano “la tendenza a dilazionare il matrimonio”, in cui gioca un ruolo anche “il timore circa l’impegno che comporta l’accoglienza dei figli”. Le convivenze, “molto spesso”, corrispondono “a unioni libere di fatto, senza riconoscimento civile o religioso”, e “la società ormai non vede più questa situazione problematica”. Sull’aumento delle convivenze, incidono “il mancato aiuto da parte dello Stato, per il quale la famiglia non ha più un valore particolare”, una falsa “idea di libertà, che considera il legame matrimoniale una perdita della libertà della persona”, ma anche i media, che “promuovono ampiamente questo stile di vita tra i giovani”: con la convivenza “i giovani tendono a prolungare la loro adolescenza e pensano che il matrimonio sia troppo impegnativo”.

La Chiesa “non condanna”
i divorziati risposati
La Chiesa è chiamata a “prendersi cura” dei separati e divorziati risposati. Si mette l’accento anche su un’altra questione: i figli dei separati e dei divorziati, sui quali “ricade il peso dei conflitti matrimoniali”. Ci sono poi i divorziati e i separati che restano fedeli al vincolo matrimoniale, definiti “nuovi poveri” che richiedono “un’attenzione per la loro situazione che spesso è vissuta in solitudine e in povertà”. Non ultime, le ragazze madri che “si prendono cura da sole dei figli” ed hanno alle spalle “storie molto sofferte, non di rado di abbandono”. Di fronte a tutte queste situazioni, la Chiesa “non deve assumere l’atteggiamento di giudice che condanna, ma quello di una madre che sempre accoglie i suoi figli e cura le loro ferite in vista della guarigione”. In linea con lo stile di Papa Francesco, “con grande misericordia”, la Chiesa “è chiamata a trovare forme di compagnia con cui sostenere questi suoi figli in un percorso di riconciliazione”. “Con comprensione e pazienza”, è importante spiegare ai divorziati risposati che “il non poter accedere ai sacramenti non significa essere esclusi dalla vita cristiana e dal rapporto con Dio”.

Unioni gay: no ad adozione,
sì a “rispetto”
“Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”, ma ciononostante “gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza”. Sulle unioni gay si ribadisce la posizione tradizionale della Chiesa. “Tutte le Conferenze episcopali – si rende noto – si sono espresse contro una ‘ridefinizione’ del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione che permette l’unione tra due persone dello stesso sesso”. Di fronte alla politica del “gender”, la “grande sfida” per la Chiesa “sarà lo sviluppo di una pastorale che riesca a mantenere il giusto equilibrio tra accoglienza misericordiosa delle pene e accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana”. Le risposte al Questionario, inoltre, si pronunciano “contro una legislazione che permetta l’adozione a bambini di persone in unione dello stesso sesso”, perché a rischio c’è “il bene integrale del bambino, che ha diritto ad avere una madre e un padre”. Tuttavia, se queste persone chiedono il battesimo per il bambino, quest’ultimo deve essere accolto con “la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che si ha nei confronti degli altri minori”.

(Sir)