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La crisi climatica va raccontata… e bene. Convegno Fisc per i 100 anni di Vita Trentina

La Laudato si’ non è stato genericamente un manifesto verde, è stata una chiamata all’azione”. Da qui è partito l’intervento del vescovo di Verona, Domenico Pompili, al convegno nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), che si è svolto a Trento dal 16 al 18 aprile, riunendo circa settanta giornalisti da tutta Italia.

Al centro dei lavori, il tema della crisi climatica e il ruolo dell’informazione cattolica locale, a undici anni dall’enciclica di papa Francesco. Un tema che, come ha osservato lo stesso Pompili, sembra oggi meno presente nel dibattito pubblico: “In prima pagina, in questo momento, ci sono le guerre. Ma per quali ragioni si fanno le guerre, se non per ragioni legate alla ricerca di terre rare o di particolari minerali? Tutto è profondamente interconnesso”.

“Il clima è sparito dalle agende”

A sottolineare la centralità e insieme la rimozione del tema ambientale è stato l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi: “Il tema è di grandissima attualità… eppure è scomparso dalle agende politiche e anche dalla narrativa delle nostre testate giornalistiche”. E ancora: “La questione climatica… è passata in secondo piano, è stata banalizzata, disconosciuta”.

Un richiamo raccolto anche dal mondo scientifico. Il direttore del Muse, Massimo Bernardi, ha parlato di “una grande e spaesante rivoluzione cognitiva”, ricordando come “sono circa 70 anni che sappiamo come stanno andando le cose e non siamo riusciti a spiegarci”. Da qui l’appello: “Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti”.

Informazione ambientale: “Umiltà e rigore nelle fonti”

Il nodo della comunicazione è stato al centro della seconda giornata. “Come giornalisti, dobbiamo intervistare gli esperti e poi raccontare quello che dicono, spiegarlo”, ha spiegato Daniela Verlicchi, sottolineando il lavoro di “traduzione” richiesto oggi al giornalismo.

Giovanni Caprara ha insistito sulla responsabilità delle scelte informative: “Viviamo continuamente in una dimensione di verità alternativa… L’unico antidoto è risalire a fonti attendibili”. E ha aggiunto: “Come giornalisti abbiamo un potere straordinario: quello di scegliere. Ma per scegliere bisogna essere umili e rigorosi”.

Sulla stessa linea il glaciologo Christian Casarotto, che ha invitato a evitare semplificazioni: “Un anno non è sufficiente… L’analisi climatica deve essere almeno trentennale”, mettendo in guardia da errori frequenti nel racconto dei fenomeni climatici.

Movimenti, finanza e scelte dal basso

Accanto al ruolo dei media, il convegno ha dato spazio anche ad altre leve del cambiamento.

Dalla Cop30 in Amazzonia, la divulgatrice Viola Ducati ha portato un quadro contrastante: “L’immagine dell’Amazzonia che brucia… è il riassunto di una Cop che è stata in parte un fallimento, in parte un successo”. “Un fallimento perché i pozzi petroliferi non sono stati fermati, un successo perché il taglio dei combustibili fossili è stato menzionato molto di più”.

E ha aggiunto: “Probabilmente in Italia i nostri giornali ne parleranno molto poco, ma quello che potrà succedere a Santa Marta è molto importante”, riferendosi alla conferenza internazionale fuori dal perimetro Onu che coinvolgerà 85 Paesi.

Sul versante economico, Giorgio Franceschi (ISA) ha spiegato: “Siamo focalizzati sullo sviluppo sostenibile dell’economia dei territori… Siamo attenti ai criteri di sostenibilità ambientale, ma anche all’impatto socio-economico”, sottolineando una visione ampia della sostenibilità.

“Una parola chiara, che prenda posizione”

Dalle comunità locali è arrivato un invito diretto al mondo dell’informazione. “Abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara”, ha detto Fabio Magro, referente delle comunità Laudato si’.

E ancora: “Una parola neutra, anche se corretta, rischia di non dire nulla”. Da qui l’appello ai giornalisti: “Non avere paura di prendere posizione” e “raccontare di più le esperienze che già esistono… come segni che indicano una direzione”.

Raccontare le emergenze senza spettacolarizzare

Dalle esperienze delle testate locali è emersa la necessità di un’informazione attenta e responsabile. “Non si racconta ciò che non si capisce”, ha affermato don Doriano De Luca, indicando tra i rischi “l’allarmismo… l’assuefazione… la spettacolarizzazione del dolore”.

Un approccio condiviso anche da chi ha seguito da vicino eventi drammatici come il crollo della Marmolada o le alluvioni: dare voce a esperti, istituzioni e testimoni, evitando la rincorsa alla notizia e privilegiando la qualità del racconto.

“Serve un ecumenismo in uscita”

Nella giornata conclusiva, monsignor Derio Olivero ha allargato lo sguardo al ruolo delle religioni nello spazio pubblico. “Viviamo nella cosiddetta epoca della secolarizzazione e del post-secolare”, ha osservato, aggiungendo che oggi cresce “una ricerca spirituale… che però non si rivolge alle Chiese”.

Da qui la sfida: “Le religioni non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio, ma nello spazio comune… devono essere capaci di fare da scaletta verso una dimensione spirituale”.

Olivero ha messo in guardia dal rischio di autoreferenzialità: “Una delle grandi tentazioni delle Chiese è quella di essere autocentrate”. E ha rilanciato la prospettiva indicata da papa Francesco: “Il tempo è superiore allo spazio”.

Il punto, ha concluso, è “riposizionare le religioni nello spazio pubblico”, imparando a “vivere come uno tra i molti coinvolto in un mondo che non rispecchia solo se stessi”. Una sfida che il vescovo ha sintetizzato in un’espressione: “ecumenismo in uscita”.