Il Ponte

Il tessuto che rigenera

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Tutte le festività, compreso Natale, le ha trascorse in corsia. Non in un reparto direttamente Covid ma a contatto con reparti in cui curano altre patologie e necessitano dei tessuti che Elena Bondioli e la sua squadra sono in grado di fornire. La Banca della Cute di Pievesestina, a Cesena, dove opera la riminese Bondioli, 41 anni, laureata in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, è una delle cinque Case della Cute in Italia autorizzate dal Centro Nazionale Trapianti e Istituto Superiore di Sanità, ma è l’unica in cui vengono prodotti gli scaffold. Si tratta di tessuti umani dalle varie applicazioni, dall’ambito dermatologico a quello ortopedico. Tessuti che non danno rigetto grazie alla metodica brevettata che ha fatto il giro del mondo.

Il secondo piano è più sterile di una sala operatoria, mentre il primo piano ospita la sala criobiologica: qui si mantengono i tessuti a -195 gradi, altro che vaccino AstraZeneca.

Proprio la tecnica di conservazione dei tessuti che possono salvare vite umane, ha catalizzato il lavoro degli ultimi tre anni della Bondioli. Il risultato è un nuovo brevetto.

Dott.ssa Bondioli, qual è la novità che caratterizza questa tecnica rispetto alle precedenti?

“Una conservazione a temperatura ambiente, a differenza delle attuali tecniche di congelamento a -80 gradi o di immersione in glicerolo. Il brevetto appena depositato permette di conservare in maniera più pratica e più comoda, e quindi distribuire tessuti – e salvare vite – in Italia, in Europa e verosimilmente in tutto il mondo”.

Dal 1998 lavorate alla produzione di tessuti, dal 2009 producete i tessuti ingegnerizzati (quelli del brevetto) e pensate alla conservazione. Dov’è nata l’idea di questa nuova tecnica?

“Vuol ridere? Facendo la spesa, come ogni donna e mamma. Osservando i prodotti sottovuoto conservati nei vari reparti, mi son detta: e se provassimo anche noi a conservare i tessuti in questa maniera? In squadra con il dott. Melandri e alla biotecnologa Valeria Purpura abbiamo lavorato per tre anni alla realizzazione del brevetto. Questa tecnica non abbisogna di grandi temperature sotto lo zero: i tessuti sono conservati sottovuoto, senza particolari condizioni ma semplicemente immersi in liquidi non tossici. In questa maniera i tessuti restano integri per tre anni.

Ora stiamo lavorando per trasportare il brevetto anche sugli organi, così da conservarli e renderli disponibili all’unità clinica”.

La distribuzione clinica dei tessuti decellularizzati, frutto del primo brevetto, è iniziata dal 2009.

“In 9 anni sono stati trapiantati 110.874 cm2 di tessuti, su 1.856 pazienti. E non si mai è verificata una reazione avversa o una risposta inefficace: considerando che i pazienti sono seguiti fino a 18 mesi dopo l’intervento (da Mestre all’Istituto Tumori di Milano all’oncologia di Rimini e Santarcangelo) è davvero un bel risultato. Molte pubblicazioni scientifiche ne hanno dato lusinghieri riscontri”.

Chi può beneficiare del brevetto?

“Persone afflitte da svariate patologie: ustionati, ulcere cutanee croniche amputati a causa del diabete, ricostruzioni della spalla. Un grande quantitativo di tessuti decellularizzati frutto del brevetto viene distribuito per la ricostruzione delle pazienti sottoposte a mastectomia in seguito a tumori al seno a Santarcangelo, Forlì, Faenza, Ravenna e Lugo, mentre fuori regione alla Breast Unit di Mestre, all’Istituto Tumori di Milano e alla Ginecologia oncologica S. Orsola Bologna”.

La Banca della Cute è l’unica a produrre questi tessuti. Ma sono fondamentali le donazioni.

“Donare organi è un gesto straordinario, che può salvare molte vite.Negli ultimi anni i donatori sono aumentati in Regione. Contattando il centro regionale o la Banca della Cute è possibile sapere quante persone hanno beneficiato della donazione e quali patologie ha permesso di curare”.

I familiari chiedono notizie?

“La madre di un ragazzo morto giocando a calcio, ha deciso di donare gli organi del figlio ma era restia a chiedere notizie. Finalmente si è decisa a contattarci e quando ha scoperto che grazie al dono del figlio sono stati guariti 26 pazienti, si è commossa. E noi con lei”.

Come si procede alla donazione?

“Una volta ricevuto il conenso dalla famiglia, c’è un’équipe di chirurghi plastici disponibili 365 giorni l’anno – specie di notte, quando si verifica un alto numero di incidenti – per prelevare tessuti. Il prelievo e la produzione ha un costo ma è ammoritizzato dalla distribuzione gratuita. la Banca è finanziata dalla regione Emilia-Romagna, senza alcuna speculazione”.

Lei è riminese, lavora alla Banca di Cesena collegata con gli ospedali di Bologna ma conosciuta in tutto il mondo.

“Il brevetto dei tessuti ci ha permesso di vincere numerosi premi internazionali, l’ultimo dei quali in Canada quale miglior ricerca e studio sulla bioingegneria dei tessuti, unici italiani tra l’altro a partecipare. Inoltre, riusciamo ad aggiudicarci anche numerosi bandi e finanziamenti europei, che ci permettono di proseguire nella ricerca”.

Come vive suo figlio il rapporto con la mamma dottoressa?

“Leonardo ha 4 anni, e da sempre è abituato a vedermi con guanti e mascherina, per cui in tempo di pandemia non si è impressionato più di tanto.

Una mattina la nonna lo accompagnava all’asilo ma lui era stranamente recalcitrante, faceva capricci. Le maestre cercavano di rassicurarlo: «Leo, resta a scuola, la mamma poi ti riprende all’uscita». «In effetti – ha risposto lui col suo tipico intercalare – debbo restare a scuola: come farebbe altrimenti mia mamma a curare tanti altri bambini?»”.

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