Il Ponte

Il contagio della speranza

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Per la seconda volta “viviamo la Pasqua nel contesto della pandemia. L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante”.

Lo ha detto il Papa all’Angelus domenica delle Palme aggiungendo: “In questa situazione storica e sociale, Dio cosa fa? Prende la croce”, “si fa carico del male” soprattutto quello “spirituale, perché il maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania. E noi? Che cosa dobbiamo fare?”.

Poi ha aggiunto: come Maria dobbiamo prendere la nostra “parte di sofferenza, di buio, di smarrimento”. Una sofferenza che però apre alla Pasqua. “È veramente risorto!”, l’Alleluja risuona nella Veglia pasquale e come una fiamma nuova la Buona Notizia si accende nella notte.

Allora gli occhi del nostro cuore si rivolgono a tutti coloro che sono stati colpiti dalla malattia, a quanti si impegnano a combattere sul fronte della pandemia. A coloro che sono malati, soli negli ospedali, a coloro che sono morti e ai familiari che piangono per la scomparsa dei loro cari, ai quali a volte non sono riusciti a dare neanche l’estremo saluto.

Per molti quest’anno è ancora una Pasqua di solitudine, vissuta tra i lutti e i tanti disagi, dalle sofferenze fisiche ai problemi economici. E davvero andrebbe gridato forte che non è tempo (ma quando mai lo è) di indifferenza, egoismo e divisione. Eppure sono parole, sentimenti che sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte, cioè quando non lasciamo vincere Gesù e la sua Parola nel nostro cuore e nella nostra vita.

Tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito nell’affrontare questa situazione. Non è il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone.

Non è il tempo di divisioni e neppure di dimenticare chi maggiormente è nel bisogno… Ci sono milioni di persone cui la vita è cambiata all’improvviso. È oggi un tempo di preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l’attuale crisi porta con sé. Viviamo tutti una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il nostro futuro personale, ma quello del mondo intero.

risortoEsattamente un anno fa il Papa invitava ad esporsi a un “altro contagio”, quello della Risurrezione, “che si trasmette da cuore a cuore – perché ogni cuore umano attende questa Buona Notizia. È il contagio della speranza: «Cristo, mia speranza, è risorto!». Non si tratta di una formula magica che faccia svanire i problemi. È invece la vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non “scavalca” la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene”. Purtroppo è passato un anno, ma questo “contagio” auspicato fa davvero fatica a trovare un terreno fertile.

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