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Il Consiglio Pastorale, fra i primi in Italia

Senza aspettare la pubblicazione del “motu proprio” Ecclesiae Sanctae, del 6 agosto 1966, che dettava la norme di applicazione di alcuni decreti conciliari, mons. Biancheri, iniziò l’opera di assimilazione e applicazione del Concilio con tre giorni di intenso lavoro: 2 aprile, 2 giugno, 28 giugno 1966. Si formarono diciassette commissioni di studio che coprivano l’arco di tutti i settori diocesani sui quali la luce del Concilio chiedeva un rinnovamento.

Dalla riforma dei vicariati (da ventuno passarono a sette) alla formazione e assistenza del clero; dai problemi del mondo studentesco alla famiglia, alla cultura, al lavoro; dalla catechesi alla liturgia, dalla riforma della Curia al Seminario.
Nessun settore rimase scoperto. Tutti i sacerdoti votarono i componenti di ogni singola commissione e quasi tutti furono chiamati a farne parte, assieme a ottantatre laici, dodici religiosi e dodici religiose. Lo scopo era uno solo: attuare gli insegnamenti conciliari nella Chiesa diocesana.

Ma l’effetto fu più grande: aiutò i sacerdoti a capire che “sono fra loro legati da un’intima fraternità che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto spirituale e materiale, pastorale e personale” (Lumen Gentium Cap. III n. 28).
Si instaurò uno stile nuovo: sentire insieme i problemi, affrontarli insieme e mettere a disposizione della comunità i beni di intelligenza, morali e spirituali di ciascuno. Si capì l’importanza di lavorare uniti: sacerdoti, religiosi e laici.
Non più solo esecutori di ordini, ma individui responsabili della famiglia diocesana.

Il presbiterio
Il presbiterio, come riunione di tutti i sacerdoti della Diocesi, divenne un avvenimento ordinario, con frequenza mensile. Si continuò ad affrontare i problemi della pastorale diocesana, a volte come aggiornamento e studio, a volte come scelta di linee ed orientamenti pastorali.
Le riunioni di presbiterio, Vescovo con i suoi sacerdoti, esprimevano sempre il desiderio di una formazione dottrinale alla luce del Concilio; trattavano problemi intra ecclesiali, ma anche di apertura sul mondo, con ansia evangelizzatrice. Basta ricordare alcuni argomenti trattati, per verificare la vitalità della Chiesa riminese: seminario e vocazioni; la comunione sacerdotale; problemi del clero; autorità e organismi diocesani; le missioni; la pastorale del mondo dei ragazzi; la parrocchia centro di evangelizzazione; la pastorale del mondo del lavoro. E tanti altri che erano sempre una risposta ai problemi emergenti nel momento.

Alcuni si concludevano anche con proposte pratiche, messe ai voti e approvate o respinte dai preti.
Nel presbiterio del settembre 1967, su Seminario e vocazioni, fu votato il primo progetto educativo del Seminario e approvato con 108 voti favorevoli su 120 votanti.
Così nel presbiterio del giugno 1969 fu approvata la promozione della vita comunitaria fra sacerdoti, con 103 voti favorevoli, e la costituzione di un gruppo di giovani preti, con 108 voti favorevoli.
Pur tra dibattiti e divergenze di idee, il clero si sentiva unito nell’affrontare i problemi ed esprimere, con passione, l’amore per la Chiesa diocesana.

La tre giorni di
aggiornamento del clero

Dall’esperienza dalla prima tre – giorni diocesana, che potremo definire “costituente”, presero vigore e continuità le tre giorni diocesane di aggiornamento del clero. Alla Casa dei Ritiri, all’ombra di un tiglio ampio e secolare, si affrontavano i problemi più scottanti del post-Concilio: la famiglia, la liturgia, l’amore matrimoniale, la Chiesa locale di fronte al mondo operaio, l’annuncio della parola di Dio, unità e pluralismo nella Chiesa locale, evangelizzazione e promozione umana. Temi affrontati sotto la guida di eminenti teologi e con metodo di lavoro che,attraverso gruppi di studio, dava a tutti la possibilità di intervenire. Mons. Biancheri proponeva le conclusioni pastorali, con senso di grande realismo e con serenità d’animo, anche quando gli argomenti trattati creavano tensioni e difficoltà.

Consiglio
presbiterale

L’11 ottobre 1966, festa della maternità di Maria e quarto anniversario dell’apertura del Concilio, Mons. Biancheri diede vita al consiglio presbiterale diocesano. Era suo compito costituire come un “senato” di sacerdoti, in rappresentanza del presbiterio, per aiutare col suo consiglio il Vescovo nel governo della Diocesi; lo Statuto e la composizione erano stati approvati nella riunione di Presbiterio del 4 ottobre.
Facevano parte di quel primo Consiglio Presbiterale cinque membri di diritto, sette eletti dal Presbiterio (i sette Vicari foranei), due dai Religiosi, due scelti dal Vescovo.
Per i membri di questo Consiglio fu un’esperienza nuova e difficile, ma Mons. Biancheri incoraggiava tutti rispettando il parere di ciascuno e garantendo piena libertà di parola.

Il Consiglio Pastorale
diocesano

Un anno dopo dalla costituzione del Consiglio Presbiterale, con decreto del 27 dicembre 1967, Mons. Biancheri diede vita al Consiglio Pastorale diocesano.
La sua composizione prevedeva rappresentanze di tutte le realtà diocesane. Il numero complessivo era di 43 membri.
Lo Statuto assegnava al Consiglio un’ampia competenza circa la vita e la programmazione pastorale: studio, proposta, consiglio al Vescovo e trasmissione agli organi esecutivi della Diocesi. Il lavoro si sarebbe articolato in commissioni. Si prevedeva che le questioni di maggiore importanza venissero definite con un voto, di valore consultivo, nelle riunioni generali previste, almeno quattro ogni anno.

Pur essendo un organismo vivo e nato con grandi aspettative incontrò difficoltà e dovette cambiare forma nel giro di pochi anni.
La difficoltà provenivano dal profondo cambiamento del clima culturale: clima di tensione che si andava diffondendo anche nella Chiesa. Erano gli anni del ’68!
Era andato in crisi il principio di rappresentanza. Si voleva che tutto fosse posto alla discussione di tutti, con riferimento al metodo assembleare che caratterizzava quel periodo storico, nella scuola e nella società.
In una lettera ai sacerdoti, il 1 gennaio 1969, Mons. Biancheri scriveva:
«Se chiudendo il 1968 abbiamo certamente trovato motivi per esprimere al Signore la nostra riconoscenza, non possiamo nasconderci che esso ha lasciato in noi motivi di riflessione e di preoccupazione per le tensioni che si sono manifestate nella società e nella Chiesa stessa».
Nel presentare le linee pastorali del suo Episcopato, alla tre-giorni estiva del 1974 poteva concludere: “Il Consiglio Pastorale Diocesano, uno dei primi costituitisi in Italia dopo il Concilio, è stato fin dal suo sorgere l’espressione di una precisa volontà di inserire maggiormente i laici nelle responsabilità della Chiesa. L’aver modificato la formula del Consiglio Pastorale Diocesano indica le difficoltà incontrate in questo impegno nuovo; si può tuttavia dire che, pur nella imperfezione delle forme, la collaborazione fra le componenti della Chiesa locale ha già dato e sta dando frutti di operosità e di comunione”. Infatti il Consiglio Diocesano partecipò attivamente all’elaborazione dei piani pastorali diocesani, organizzò congressi e tavole rotonde; emanò un documento sui consigli pastorali parrocchiali e ne favorì la nascita.

don Fausto Lanfranchi
(3 – continua)