Il Ponte

Il Calcio d’Estate finisce nel… protocollo

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La ripresa del calcio dilettantistico, gli organici, il format dei campionati e i protocolli del pallone. Sono alcuni dei temi che sono rotolati a “Calcio d’Estate 2020”, il format televisivo di Icaro Sport dedicato al calcio romagnolo, che va in onda dal Ristorante Frontemare a Rivazzurra di Rimini.
La prima puntata di “Calcio d’Estate 2020” condotto come sempre da Roberto Bonfantini, si è aperta con un ricordo di Nicola Salgado, il 22enne riminese scomparso nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana a causa di un incidente in moto. Nicola aveva giocato in diverse società di calcio del territorio, tra le quali la Fya Riccione, presente martedì sera al Ristorante Frontemare dei fratelli Di Luca.
Ospiti speciali della prima puntata, trasmessa su Icaro TV (canale 91) e disponibile su icaroplay.it, il presidente del CRER FIGC, Paolo Braiati, il vicepresidente vicario, Dorindo Sanguanini, il presidente della FIGC Delegazione di Rimini, Domenico Magrini, e l’avvocato della FIGC di Rimini Alberta Amadori. Otto le società presenti alla serata: Osteria Grande, Corpolò, Fya Riccione, Del Conca, Borgo Marina, Rimini United, Taverna-Montecolombo e Tropical Coriano.
“Almeno da marzo dico che quello che sta per iniziare sarà un campionato di transizione perché dobbiamo affrontare tutti insieme questa emergenza. – ha detto sul palco Paolo Braiati – Quindi abbiamo ipotizzato di partire un po’ più tardi, dandoci il tempo di fermarci. Per cui abbiamo fatto molti gironi formati da pochissime squadre. Questo ha comportato un bel numero di ripescaggi, però abbiamo ripescato le seconde classificate. Questo, sommato al fatto che non abbiamo retrocesso nessuno, ci ha portato a gonfiare gli organici. Abbiamo però l’obbligo nella prossima stagione sportiva di ritornare ai format originali. Quindi, parlando di Eccellenza, abbiamo gironi formati da 14 squadre con cinque retrocessioni”.
Altro tema spinoso affrontato da Paolo Braiati il protocollo per la ripresa. “Ci stiamo lavorando perché così com’è congegnato è molto difficile, complicato e sotto la responsabilità delle società, e questo non è giusto. Soprattutto in riferimento al settore giovanile sarà quasi impossibile poter fare l’attività in queste condizioni. Qualcuno non ha ancora capito che il protocollo non è nostro, noi lo subiamo nella stessa identica maniera, anzi voi (rivolto alle società, ndr) lo subite una volta, noi seicento”. (t.c.)

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