È un nuovo fenomeno social, che unisce didattica e intrattenimento: si tratta dei TeachTokers, ossia veri professori, soprattutto di scuola superiore, che creano contenuti sulla piattaforma TikTok come fossero veri e propri influencer, ma in cui le tematiche sono legate alle materie scolastiche.
Un trend che fa discutere, suscitando entusiasmo e attrattività in molti studenti, ma sollevando perplessità sul ruolo dei docenti, il valore educativo e sull’esposizione dei minorenni sul web. L’analisi
Nel vortice dei social media, dove si continuano a rincorrere nuove idee per poter cavalcare l’onda del successo, un nuovo fenomeno emerge con insistenza. Mentre nei corridoi delle scuole risuona ancora il classico suono della campanella, vi sono lezioni che si sono spostate in uno spazio virtuale inaspettato: TikTok. I cosiddetti TeachTokers, così vengono chiamate queste nuove figure di “docenti-influencer”, stanno costruendo una nuova narrativa dell’educazione, trasformando formule matematiche e regole grammaticali in contenuti virali da milioni di visualizzazioni. A fare da sfondo a questo fenomeno ci sono studenti sempre meno motivati ad ascoltare le lezioni in aula e sempre più propensi a interagire attraverso uno schermo, a discapito di quello che, fino al secolo scorso, era considerato uno dei luoghi simbolo della socializzazione: la scuola.
TikTok come “teatro dell’insegnamento”
La trasformazione di TikTok in una piattaforma educativa solleva interrogativi profondi: da un lato, c’è chi sostiene che il fenomeno dei TeachTokers abbia portato a una democratizzazione del sapere. Gli studenti possono ora accedere a lezioni ed esercizi interattivi da qualsiasi luogo, riducendo le barriere geografiche e aumentando l’inclusività. Inoltre, i contenuti divertenti e visivamente stimolanti catturano l’attenzione dei più giovani, che spesso mostrano una maggiore predisposizione ad apprendere attraverso il formato video rispetto ai metodi tradizionali. Dall’altro lato, tuttavia, non mancano le criticità: l’educazione, sebbene possa essere divertente, richiede rigore e responsabilità. L’insegnamento ridotto a brevi video potrebbe sacrificare la profondità e la qualità dell’apprendimento a favore di contenuti virali e facili da consumare. Si aggiunge poi la questione legata alla partecipazione degli studenti in video che spesso diventano virali, sollevando interrogativi sulla privacy e sul consenso. Infine, la metamorfosi di alcuni professori in veri e propri personaggi social rischia di offuscare la missione educativa primaria: il confine tra intrattenimento e didattica diventa sempre più sottile, con il pericolo che la ricerca della viralità prevalga sulla qualità dell’insegnamento. Il tutto a discapito degli studenti.
Il pensiero dei giovani
Emiliano, 17 anni, frequenta il liceo scientifico a Riccione e ci offre uno spaccato su questo particolare modo di ‘far scuola’: “All’inizio pensavo fosse solo l’ennesima moda passeggera. L’ultima supplente di matematica che ho avuto (ovviamente la più giovane del corpo docenti) ha iniziato a pubblicare video sul suo profilo TikTok dall’anno scorso, spiegando teoremi e problemi complessi in modo divertente. Da scettico ho provato a seguirla e sono diventato un suo follower assiduo. – racconta con entusiasmo – I suoi video durano al massimo tre minuti, ma riesce a spiegare concetti che sui libri occupano pagine intere. Usa esempi della vita quotidiana, fa battute, inserisce effetti sonori e ovviamente anche la parte di grafica è curata e studiate nei dettagli. La cosa più bella? I commenti sotto i video sono pieni di studenti che si aiutano a vicenda, creando una specie di classe virtuale”. Emiliano però non nasconde alcune perplessità: “Io e tutti i miei compagni di classe siamo apparsi in un suo ‘video di ringraziamento’ una volta che l’incarico di supplenza era giunto al termine. All’inizio il gesto è apparso innocuo e anche carico d’affetto, ma poi ho notato che la supplente sembrasse più concentrata nel ricevere like e raccogliere consensi virtuali piuttosto che concentrarsi sul percorso svolto insieme a noi per quasi un anno scolastico. A mio avviso, essendo ancora una supplente e non un’insegnante di ruolo, usa spesso la piattaforma come seconda entrata: alla fine di ogni video, ricorda di scriverle in direct (in privato) per le ripetizioni di matematica online. È importante inoltre ricordare che sui social tutto rimane per sempre, e questo può essere un problema. La nostra ex prof è diventata una specie di celebrità locale sulla nota piattaforma cinese: ogni volta che visito il suo profilo noto che i suoi follower aumentano di volta in volta, spesso ho come l’impressione che la sua ambizione principale sia quella di avere uno stile di vita e di lavoro molto più simile a quello degli influencer che alla figura degli insegnanti che nel corso degli anni ci siamo abituati a vedere e conoscere. È strano vedere che la stessa persona che ti interroga la mattina può diventare una star di TikTok nel pomeriggio. A volte mi chiedo se questo doppio ruolo non possa creare un po’ di confusione. I TeachTokers possono essere uno strumento utilissimo, ma non dovrebbero sostituire l’insegnamento tradizionale. È come avere un tutor personale in tasca, ma l’interazione umana in classe resta insostituibile”.
Il giovane conclude con una riflessione: “Credo che presto questa tendenza invertirà la rotta. Come tutto ciò che si vede sul web, anche questa è effimera. La curva del successo che continua a spopolare non è eterna: è un trend e spero non duri per sempre perché, a mio parere, sta ‘togliendo credibilità’ a una categoria di lavoratori. Sarebbe importante stabilire linee guida chiare per la creazione di contenuti educativi sui social, che bilancino l’innovazione didattica con la tutela della privacy e della dignità di tutti gli attori coinvolti. I docenti dovrebbero essere formati non solo sulle potenzialità, ma anche sui rischi dell’esposizione mediatica, propria e dei propri studenti: in fondo siamo minori, e nonostante prima di pubblicare sia necessario un consenso da parte nostra o dei nostri genitori, rimango del parere che il professore debba fare il professore e non l’influencer”.
Il futuro dell’educazione sembra destinato a una sempre maggiore ibridazione tra metodi tradizionali e innovazione digitale. La sfida sarà mantenere l’autenticità dell’insegnamento mentre si cavalca l’onda del cambiamento, senza perdere di vista l’obiettivo principale: la crescita e l’apprendimento degli studenti. La questione non sarà tanto decidere se questo cambiamento sia giusto o sbagliato, ma piuttosto imparare a gestirlo in modo costruttivo. Ad oggi resta l’interrogativo, rivolto ai genitori: vorreste mai che i vostri figli fossero educati da quelli che si definiscono influencer di TikTok?
Federica Tonini

