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GRAZIE BENEDETTO | Il servizio sul potere

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Benedetto XVI ha concluso la sua vita senza varcare la soglia del nuovo anno 2023. Non certo il “Papa della grande rinuncia”, come i più si sono affrettati a defi nirlo, quanto “ il Papa della sofferta offerta”. La grazia presuppone la natura: quando questa è fortemente sfidata, la grandezza di un uomo sta nel riconoscere il proprio limite, proprio perché non sia vanificata la grazia che Dio assicura alla sua Chiesa. Così, Benedetto XVI, invocando in vita egli stesso un Successore, ha ribaltato il valore del “servizio sul potere”, dando all’umiltà un primato che mai si era visto e udito prima.

Ritirandosi in monastero, il Papa emerito si silenzierà e, alla fine, perderà lo stesso uso della parola, Lui che alla Parola ha dato una forza, uno slancio, un’intelligenza, un dinamismo davvero degno dei grandi Padri della Chiesa.

Con la scelta di vivere nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, a poca distanza da Santa Marta, Benedetto ha continuato a offrire il suo servizio per il bene della Chiesa “nascosto al mondo”, come lui stesso ha dichiarato di voler fare, attraverso la preghiera, il silenzio, la mitezza e la discrezione, sostenendo il ministero del suo successore in un rapporto di fraterna amicizia e stima spirituale, oltre che obbedienza, attraverso visite, chiamate telefoniche e presenze agli avvenimenti più importanti, come il primo Concistoro di Papa Francesco o l’apertura della Porta Santa di San Pietro per l’inizio del Giubileo.

La speciale sintonia tra i due papi, è testimoniata anche dalle innumerevoli citazioni di Joseph Ratzinger da parte di Francesco: nei documenti magisteriali, è eguagliato solo da Paolo VI. Il Pontefice ha sempre definito il Papa emerito “ un nonno in casa”, lasciando intendere così di aver fatto tesoro dei suoi consigli, in tutti gli incontri informali tra i due. Tutto il contrario della lettura mediatica dominante, che è solita usare gli schemi della contrapposizione polare, strumentale di volta in volta a corroborare le proprie posizioni e ad alimentare un’informazione gridata e schiacciata su uno schema binario di stampo ideologico, a scapito dei reali contenuti di ciò che viene raccontato. “ Il Papa è uno, Francesco”, ha spiegato Ratzinger in un’intervista al Corriere della Sera: “ L’unità della Chiesa èsempre in pericolo, da secoli. Lo è stata per tutta la sua storia. Guerre, conflitti interni, spinte centrifughe, minacce di scismi. Ma alla fine ha sempre prevalso la consapevolezza che la Chiesa è e deve restare unita. La sua unità è sempre stata più forte delle lotte e delle guerre interne”. Parole, queste, che rimandano al grande impegno a rafforzare la comunione ecclesiale che ha caratterizzato tutto il pontificato di Benedetto XVI, fino all’ultimo giorno del suo ministero petrino: “ Rimaniamo uniti, cari Fratelli – aveva detto nel suo ultimo discorso ai cardinali il 28 febbraio 2013 – in questa unità profonda dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità”.

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