Home Dizionario Biblico F come fede. La Bibbia dalla A alla Z

F come fede. La Bibbia dalla A alla Z

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra?”.

La domanda è rovente. Una provocazione folgorante, siglata dallo stesso Gesù: vedi Luca 18,8. Proviamo a rispondere con una controdomanda: Ma è proprio così difficile credere?

A prima vista si direbbe che no: difficile – si pensa – non è tanto credere, quanto vivere la fede; insomma difficile sarebbe agire da cristiani. Il cortocircuito sta nel fatto che abbiamo della fede un’idea intellettualistica: credere sarebbe un atto della ‘scatola cranica’, con cui accettiamo per vera una dottrina su Dio, su Cristo, sull’uomo. E invece ecco come va declinato il verbo “credere”: credere è aprirsi, decentrarsi, rischiare.

È lasciarsi espropriare, lasciarsi scegliere e consegnare.

È andare dietro a Gesù. È permettere a Dio di fare storia insieme a noi, al di là delle nostre possibilità. Molto più semplice, ma non meno esigente e stringente, quanto insegna il concilio Vaticano II: fede è l’atteggiamento “con cui l’uomo si consegna a Dio liberamente e totalmente”.

La fede è accoglienza umile e stupita di un dono incalcolabile, immeritato, davvero incredibile: l’amore fortissimo e tenerissimo e totalmente gratuito di Dio. Insomma, credere è consentire e acconsentire, è donarsi e abbandonarsi alla grazia di tanto amore.

Se il Dio-Abbà non è il Giove fiscale e bizzarro con cui l’uomo deve contrattare anche il più piccolo piacere a prezzi sempre più alti, ma è il Dio della grazia, allora il segreto è fidarsi e affidarsi.

Se si riconosce che c’era Qualcuno prima di noi, si riconosce anche l’amore e l’attenzione di chi ci ha fatto. Allora si abbandona il proprio piccolo progetto e ci si lascia condurre.

Credere è “ un atto tale che, per via di esso, uno viene a trovarsi completamente gettato in braccio all’Infinito” ( Kierkegaard).

Ma qual è la condizione di possibilità per un atto tanto ardito e audace? E’ l’autonegazione, il rinnegamento: “ Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso” (Mt 16,24).

Qualche traduzione rende così: “smetta di pensare a se stesso”. Viene in mente il racconto della conversione di Francesco d’Assisi, il quale si convertì non nel senso che da pagano o da ateo divenne cristiano, ma nel senso – scrive testualmente Tommaso da Celano – che dal giorno del bacio al lebbroso, Francesco “smise di adorare se stesso”.

Aveva ragione Dietrich Bonhoeffer: “ Il contrario della fede non è tanto l’incredulità, quanto l’idolatria”. Diciamola tutta: è l’Io- latria…

Francesco Lambiasi