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Esportazioni in tempi difficili: per la provincia un -4,1%


Per l’export della provincia di Rimini non è un periodo facile. Il quadro di instabilità internazionale sta determinando una contrazione nei nostri principali mercati di riferimento, Germania ed Usa in primo luogo e poi gli altri Stati europei. Anche la Cina è un mercato importante che in questo momento attraversa una fase di difficoltà, dovuta a dinamiche interne, di tipo neo protezionista, soprattutto per la necessità di mantenere la crescita del PIL ad un livello non inferiore al 5%.
La Germania, verso cui tutta la filiera della manifattura dell’Emilia Romagna esporta macchine industriali e altri semilavorati destinati al settore della meccanica, è in crisi, con un’economia molto vicina alla recessione. Gli Usa con la politica dei dazi voluta da Trump, non facilitano le esportazioni e se queste non sono drasticamente calate, lo si deve al fatto che le aziende esportatrici si stanno accontentando di margini di guadagno inferiori e che i prodotti esportati sono destinati ad un mercato medio alto che può permettersi di sopportare, senza troppi disagi, un limitato aumento dei prezzi.
Bisogna notare che il settore manifatturiero riminese, paragonato al resto dell’Emilia Romagna, è meno rilevante, sia in termini di aziende sia di occupati, siamo intorno al 7% del totale, contro, ad esempio, il 9,2% di Forlì e Cesena. Quindi, spesso, di fronte a rapidi cambiamenti degli scenari economici, è più in difficoltà a reagire rapidamente. Anche in ragione di una minore attenzione che la politica e le istituzioni dedicano a questo settore, rispetto al turismo che invece beneficia di un maggiore supporto pubblico.
In generale l’export dell’Emilia Romagna non sta andando male. Anzi, segue una dinamica positiva sulla scia dell’andamento dell’Italia. L’export realizzato tra gennaio e settembre 2025 conferma che l’Emilia-Romagna è al secondo posto tra le regioni italiane, con il 13,1% delle esportazioni nazionali, alle spalle della Lombardia (25,7%) e davanti al Veneto (12,4%). Rapportando il valore delle esportazioni alla popolazione residente, l’Emilia-Romagna, con 14.051 euro di export pro capite, si colloca al secondo posto a livello nazionale, preceduta dalla sola Toscana, con 15.021 euro.
Il sistema delle esportazioni, insieme alla contestuale contrazione dell’export verso gli Stati Uniti, ha determinato il ritorno della Germania quale primo mercato di destinazione dell’export dell’Emilia Romagna, ristabilendo un primato storico che caratterizzava da decenni la geografia commerciale regionale. A valori correnti, nel 2025 l’export risulta in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, nelle province di Parma (+5,0%), Ravenna (+3,2%) e Forlì-Cesena (+3,0%), nonché nella Città metropolitana di Bologna, che registra un incremento del +1,4%. Di segno negativo appare invece l’andamento delle vendite all’estero a Piacenza (–9,3%), Ferrara (–0,5%) ed infine a Rimini con un calo abbastanza accentuato, pari al 4,1%. Nel complesso il dato regionale fa segnare un incremento del +0,5%, rispetto al 2024, a livello nazionale va ancora meglio con un segno positivo pari al 3,6%.
I prodotti in maggior sofferenza sono gli articoli di abbigliamento con un -13,5%, le macchine utensili e la formatura del metallo che calano del 6,1%. Si registra una diminuzione anche per l’export delle navi e delle imbarcazioni con un -4,2% e un segno meno hanno anche le bevande con un calo del 3,6%. Crescono solamente le esportazioni delle altre macchine di impiego generale, quali forni, caldaie, condizionatori, distributori automatici, con un incremento del 3,6%. Vanno bene anche i prodotti alimentari con un +16,5% (zucchero, pasti pronti, condimenti).
I principali Paesi di esportazione sono Usa (11,8% del totale), Germania (8,5%), Francia (8,3%), Regno Unito (7,4%), Spagna (5,5%) e Polonia (4,1%).
Sembra evidente che in questa fase politica ed economica si intrecciano in maniera inestricabile i fattori internazionali, quali le politiche protezionistiche e le tensioni politiche con guerre ancora in corso ed altre minacciate, e situazioni locali, quali la storica debolezza del settore manifatturiero riminese e una certa miopia a livello locale nelle politiche connesse al settore. Del resto anche a livello nazionale è da anni che non si vedono scelte precise di politica industriale.
Così per le imprese, soprattutto quelle più piccole, è difficile competere sui mercati internazionali, ma complessivamente riescono a sopravvivere.

Alberto Rossini