Errani non difende le province

    La sua posizione la precisa subito: non nasce da un attaccamento personale alla poltrona, ma da dati di fatto. Premettendo che “ha comunque più senso abolire tutte le province piuttosto che eliminarne solo alcune seguendo limiti demografici (all’inizio il taglio doveva riguardare solo gli enti sotto i 300mila abitanti, ndr.)”, il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali riflette sulle conseguenze del colpo di scure previsto della manovra finanziaria. Da una parte, quelle che non si verificheranno a differenza di quanto previsto dalla manovra, a partire dal risparmio economico, se è vero che “le Province incidono solo per l’1,5% sulla spesa pubblica complessiva in Italia”. Dall’altra, quelle che potrebbero essere fatali per un territorio come Rimini, che “è diventato protagonista su più fronti nel momento in cui è diventato provincia”.
    Ora che alla Provincia riminese restano solo tre anni di vita (praticamente fino alla fine del mandato iniziato nel giugno 2009) il suo presidente può togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa. Il primo è Vasco Errani. Vitali lo ha fatto capire senza troppi indugi ai microfoni di Icaro Tv durante l’intervista che riportiamo di seguito.

    L’abolizione delle Province è ormai una realtà vicina. Quale sarà la situazione per Rimini?
    “Intanto dobbiamo tenere presente che la realtà riminese ha acquisito il peso politico ed economico che ha dopo l’istituzione della provincia. Se negassimo questo faremmo un torto a chi ha compiuto tutto il lavoro svolto in questi anni. Noi siamo diventati competitivi, anzi quasi sempre il traino sul sistema fieristico-congressuale, aeroportuale e sui trasporti, la sanità. Ritornare al peso politico è un pericolo. Dobbiamo prepararci e lavorare ancora per solidificare le conquiste ottenute. L’area vasta nella sanità così come nei trasporti, è una delle cose che non possiamo dare per scontate. Anzi ci sarà da fare di più: ritornare a riprendersi le conquiste con i denti”.

    Nelle ultime settimane, il governatore dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani si è molto speso contro la manovra. Si può dire che non abbia fatto altrettanto contro la soppressione delle province. Si aspettava questo atteggiamento o è rimasto deluso?
    “In fondo è un regolamento di conti. Ci avevano già provato 20 o 30 anni fa a fare i comprensori: enti di secondo livello, con il centralismo regionale. È chiaro: se posso avere più potere me lo prendo tutto. Poi posso trovare mille motivazioni come il risparmio economico dei costi della politica. E credo che anche il mio partito, il Pd, che ha fatto battaglie importantissime su questa finanziaria, abbia fatto finta di nulla in modo cosciente anche per questo motivo. Quando mi gioco il potere, più lo decentro e meno ne ho. Ma soprattutto, bisogna tenere bassi quelli che vogliono alzare la cresta”.

    Quali sono secondo lei i rischi concreti di questo centralismo bolognese che ormai pare inevitabile visto che tutto torna in mano alla Regione fino al livello comunale?
    “Qualsiasi centralismo non capisce, non vede e non ha coscienza di quelle che sono le ricchezze di tutti i territori decentrati, soprattutto questo tipo di centralismo e di classe dirigente. Credo che il pericolo sia quello di uniformare tutto, di rendere tutto uguale. In Romagna si vede bene quanto poco contiamo: basta considerare i finanziamenti regionali per vedere che hanno sempre preso la strada di Forlì-Cesena e Ravenna. Io ho fiducia negli amministratori e in tutta la classe dirigente che si è formata in questi anni nel nostro territorio, e che in passato ha portato a casa risultati, ma se torniamo nel mucchione rischiamo seriamente di perdere questo passato. C’è poi un altro aspetto”.

    Quale?
    “Quello che non ha capito la nostra Regione, che è diventata uno dei luoghi più burocratici, è l’importanza della semplificazione. La semplificazione non si fa mettendo altri enti, ma togliendo e cercando di capire dove intervengono sullo steso problema 10-15 agenzie o enti diversi. La semplificazione si fa anche attraverso l’abolizione di queste autorità, di questi inutili carrozzoni che non fanno altro che fermare e ostacolare i tempi delle nostre aziende, dei nostri cittadini. Su questo dovremmo lavorare nei prossimi tre anni: se è vero che una riforma istituzionale va fatta, deve essere fatta a tutto tondo, indicando certo dove sono i luoghi di spreco economico, ma anche quelli che generano lunghezza burocratica, dall’Autorità di Bacino ai

    Alessandra Leardini