Home Pagina Aperta Educazione sessuale a scuola: “Non sono d’accordo”

Educazione sessuale a scuola: “Non sono d’accordo”

Gentile direttore,
vorrei esprimere il mio disaccordo con l’articolo “Educazione sessuale, politica in confusione” apparso su ilPonte del 23 novembre 2025.
Faccio parte dei Giuristi per la Vita, anzi sono nel Direttivo dell’Associazione e mi sono occupata, nel tempo, anche della questione educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Come Giuristi per la Vita, abbiamo aiutato e assistito più volte le famiglie allarmate dai contenuti dei libri scolastici, dai programmi e dalle proposte extra-scolastiche di natura sessualizzante e ideologica, al fine di sottrarre i ragazzi all’indottrinamento paventato.
Confesso che sono passati anni, dall’ultima volta che ho approfondito l’argomento e ho smesso da un po’ di salvare le segnalazioni relative all’educazione sessuale sessualizzante nelle scuole, ma so che non è mai cessato l’impegno ideologico di certe associazioni, di certi docenti e dirigenti scolastici (allego anche un dossier continuamente aggiornato in argomento, che riporta le segnalazioni dal 2008 al 2025).
In particolare, la nostra regione è sempre stata all’avanguardia nel proporre tipologie di educazione sessuale particolarmente volgari, amorali e decisamente diseducative (ho in mente in particolare il progetto “Viva l’amore”, del quale ho potuto vedere il materiale formativo e informativo, che tutto era meno che educativo).
Ovviamente, non si può fare di tutt’erba un fascio, perché tanti docenti seri e preparati sono davvero solo interessati al bene (e non solo al cosiddetto “benessere”) dei propri studenti.
Vi è però una deriva che, in maniera subdola e strisciante, entra nelle scuole, sfruttando la genericità programmatica con l’egida dell’OMS e della UE, oltre che della politica italiana, per fare indottrinamento in maniera totalmente contraria alla morale cattolica e soprattutto alla Verità antropologica che ci insegna la Scrittura.
Purtroppo, ormai da anni, la formazione degli insegnanti sull’argomento è affidata quasi in via esclusiva a certe associazioni, che rappresentano la maggioranza dei formatori accreditati al MIUR, e anche i libri di testo scolastici sono impregnati di questa ideologia in maniera diffusa e innegabile.
Il dialogo, peraltro, è possibile fra pari, ma nella scuola non vi è parità fra insegnanti e discenti, né fra docenti e genitori, e i “programmi” comandano su tutti.
Ritengo quindi che sia pressoché impossibile collaborare con una istituzione statale, laicista più che laica, impregnata di contenuti assolutamente contrari alla Fede, sui quali non accetta alcun compromesso, anzi sui quali, e per mezzo dei quali, combatte sotterraneamente una guerra contro la religione cattolica, tacciata di essere sessista, patriarcale, arretrata ecc.
Potrà forse collaborarsi con le scuole private cattoliche esistenti sul territorio, ma non certo con quelle pubbliche, i cui programmi e libri di testo sono infarciti di teorie ideologiche, che ammettono la cosiddetta carriera alias e propongono programmi di indottrinamento spacciati per verità scientifiche ecc.
Il che non significa che i cattolici debbano ritirarsi, crearsi le proprie scuole e rifiutare di entrare nella scuola pubblica.
Ciò che oggi i genitori sono chiamati a fare è difficilissimo, perché non devono solo educare i propri figli, ma devono anche soprattutto insegnare loro il senso critico e il discernimento che li rendano capaci di non cadere nelle trappole del buonismo e della tolleranza di facciata, che infestano scuole e università.
Devono insegnare ai ragazzi la lucidità di vedere le false promesse di felicità che l’ideologia propone loro e la libertà di sottrarsi agli slogan di facciata dietro cui si nascondono le menzogne del mondo.
Ovviamente, non si possono lasciare bambini e ragazzi in balia di internet ed è necessario e indispensabile che le famiglie si assumano la responsabilità di educare i propri figli e che vengano aiutate in questo, non dalla scuola pubblica, però.
Se, infatti, già tutto questo è necessario per contrastare la visione relativista che impera nella scuola, quando si tratta di materie obbligatorie e necessarie, mi pare che sia masochistico accettare o addirittura ventilare che debba divenirlo anche per argomenti che non fanno parte degli insegnamenti scolastici, ma che sono oggetto dell’educazione, cioè dell’obbligo e del diritto proprio delle famiglie.
La scuola già entra a gamba tesa nell’argomento della sessualità quando si affronta il corpo umano in scienze. Come avrà visto, anche nei libri di testo di scienze si trovano affermazioni ideologiche sui generi. Se pensiamo che tratterebbe l’educazione sessuale in maniera “scientifica”, dobbiamo ricrederci e temere il peggio, perché le linee guida della Buona scuola impongono di trattare certi argomenti secondo ‘obbligo di rispetto dovuto a chi non si riconosce nella sessualità che la natura gli ha dato. E questo basta per rendere inammissibile anche una collaborazione in argomento.
E non si tratta solo di sessualità, ma anche di una visione relativista e ateista della vita, che impregna ormai quasi tutto il metodo scolastico italiano.
Le faccio solo un esempio: quando mia figlia frequentava il liceo statale, all’ultimo anno, fu proposto un ciclo di conferenze durante la settimana di fermo didattico alla fine del primo quadrimestre. Ebbene l’argomento era il fine vita e tutte le conferenze organizzate erano tenute da personaggi notoriamente favorevoli a eutanasia e suicidio assistito, dalla vedova Welby agli appartenenti all’associazione Coscioni.
Solo il mio intervento immediato fece sì che il docente di religione organizzasse, in aggiunta a quanto già programmato, una conferenza con un bioeticista cattolico che proponesse ai ragazzi una visione differente del fine vita e un orizzonte più ampio di quello che veniva presentato da tutti gli altri incontri già predisposti.
Non credo che le cose siano migliorate, nel frattempo, anzi.
Quindi, se non è ammissibile la delega alla scuola, nemmeno ritengo possibile la collaborazione con essa, su argomenti tanto delicati come l’educazione affettiva e sessuale.
Nella scuola, addirittura anche lo studio delle scienze è diventato pernicioso, dato che l’ideologia si è impossessata persino di questi programmi, sicché ormai è impossibile trovare un libro di scienze che non contenga l’affermazione che il sesso non corrisponde per forza al genere, che quest’ultimo si può scegliere e modificare a piacimento ecc.
Come può tutto questo essere accettato da chi crede in un Dio che “maschio e femmina lo creò”?
Con ciò non voglio affermare che ai nostri figli non si debba permettere di conoscere queste follie, anzi, è invece estremamente necessario parlarne in famiglia, analizzarle, comprendere quello che si nasconde dietro a tutto ciò, per mostrare le falle di tale forma di (dis)educazione, fornita dalla scuola e dei media, affinché i giovani sappiano difendersi e rimanere sani, nel corpo e nello spirito.
E tantissime famiglie lo fanno già, con ottimi risultati.
Oltre alla possibilità di fornire ai genitori e alle famiglie in generale gli strumenti rappresentati dalla Teologia del corpo e dai documenti magisteriali sul matrimonio (l’ultimo è appena stato pubblicato da Papa Leone XIV), ricordo che esistono programmi cattolici, o comunque moralmente accettabili per i cattolici, di educazione sessuale, proposti da associazioni moralmente ineccepibili, come TeenStar, che promuove in tutta Italia corsi di formazione e di educazione all’affettività e alla sessualità, per insegnanti, genitori e ragazzi, scevri da ideologie distorte e basati sulla reale conoscenza di sé, del corpo, delle emozioni ecc.
È uno dei pochissimi corsi di educazione sessuale accreditati, se non l’unico, che nomina e propugna la castità come strumento per evitare il contagio e la gravidanza indesiderata e per questo è molto inviso agli ideologi del “tutto è permesso, purché di indossi un preservativo”.
Per finire, vorrei anche aggiungere che quando si parte dal presupposto che le famiglie non siano in grado, o siano in grave difficoltà nell’impartire l’educazione affettiva e sessuale ai propri figli senza l’aiuto della scuola, si rischia solo di peggiorare la situazione e di indurre un senso di impotenza nei genitori.
Ciò che la Chiesa, e i cattolici in generale, dovrebbero fare è invece riaffermare il primato educativo della famiglia, tutelato dalla costituzione e dalla legge, diffondendo gli strumenti corretti per aiutare chi dovesse trovarsi in difficoltà nel compito educativo più delicato, quello che forma gli uomini e le donne di domani, perché siano orgogliosi del proprio ruolo, delle proprie differenze, dei propri carismi speciali, che ci vengono donati e che vanno coltivati e non disprezzati, come il mainstream invece fa.
Spero di aver chiarito il motivo della mia ferma opposizione all’educazione sessuale nella scuola, anche come forma di collaborazione.
Se desidera pubblicare quanto ho scritto, la autorizzo, corredato anche, se possibile, dalle immagini dei libri di testo che trova nell’allegato power point e che mostrano le ragioni della mia posizione.
I miei migliori saluti

Monica Boccardi

Questa la lettera integrale della signora Monica, in versione più ampia e argomentata rispetto alla sintesi pubblicata sul cartaceo. Vi alleghiamo, inoltre il Dossier luglio 2025, in cui Monica condivide con noi alcune segnalazioni di testi proposti molto critici. Il giudizio che lei dà della scuola pubblica è senza appello e se tante ragioni possiamo riconoscere, siamo ancora capaci di cercare e cogliere il positivo nell’impegno di tanti docenti e funzionari. Da parte nostra riteniamo che la scuola pubblica debba essere appunto… pubblica, cioè di tutti e che insistere per una ritirata del mondo cattolico solo all’interno dei nostri ambiti non sia la scelta migliore. Se la scuola è di tutti, dobbiamo starci dentro e favorire, con la nostra presenza, una qualità di valori diversa da quella che lei giustamente nella lettera denuncia. Ma le sollecitazioni della signora Monica sono certamente utili ad un confronto che il nostro giornale vuole aprire con i suoi lettori su di un tema così importante.

Giovanni Tonelli