E spiazione: parola tra le più spinose e urticanti del nostro linguaggio corrente.
Espiare per noi equivale a “scontare una pena”.
E poco importa se il reo accetti o meno la sentenza di condanna. Se sconta la pena, espia. Invece l’idea biblica di ‘espiare’ è “portare rimedio al male”. Espiazione, quindi, è da intendere come purificazione, non come castigo sostitutivo o sacrificio “in risarcimento” del dolo o del danno che sarebbe stato arrecato a Dio con il peccato. L’amore del Padre ha fatto del Figlio in croce il segno più efficace e il più trasparente contrassegno della purificazione dei nostri peccati e il ponte di riconciliazione con noi peccatori. Dio Padre non è quindi il termine e il destinatario del sacrificio della croce, ma il soggetto attivo e generoso di quel sacrificio, che perciò non va visto come dono fatto dal popolo a Dio, ma da Dio al popolo. Rimane che l’uso religioso di questa parola – espiazione – risulti talmente delicato e complicato che qualche teologo ne auspichi l’esilio. Don Benzi, invece, ne ha fatto uno degli architravi fondamentali della spiritualità dell’APGXXIII, ma lo traduceva così: “ Gesù non ci ha redenti perché è morto in croce, ma perché ci ha amati.
Ed è proprio perché ci ha amati, che è morto in croce”.
Insomma la redenzione va vista come sacrificio di amore di un Dio che “ ci ha amati per primo”. E che “ ci ha amati talmente tanto da darci il suo Figlio unigenito”.
La vittoria di Gesù sul nostro peccato è incomparabilmente la più radicale e risolutiva.
Sì, anche Geremia è stato ingiustamente condannato.
Ma a differenza del giovane profeta di Anatot, il cuore di Gesù non registra la minima traccia di odio, non brama alcuna spietata rivalsa.
Gesù valica la desolazione più amara e spinge il suo amore oblativo all’ennesima potenza. Al posto della perversa spirale della violenza che tristemente produce solo violenza, percorre la strada dell’amore.
Così tramuta la propria morte in risurrezione: in morte della morte. Così converte “ una violenza totalmente ingiustificata in una dedizione totalmente incondizionata” ( Sequeri).
Così l’amore stravince sull’odio e il perdono disarma la vendetta.
In sintesi la croce dice amore prima e più che dolore.
La redenzione è stata resa possibile dall’amore offerto da Gesù al Padre per noi peccatori più che dal dolore da lui sofferto per i nostri peccati. Gesù ama soffrendo e soffre amando.
Questa è l’espiazione redentrice: l’amore, solo l’amore sotterra la morte…
Francesco Lambiasi

