Home Elezioni DISUGUAGLIANZE: UN TEMA PER L’EUROPA

DISUGUAGLIANZE: UN TEMA PER L’EUROPA

A giugno si vota per rinnovare il Parlamento europeo, di conseguenza la Commissione (il governo dell’Europa), dove oramai si decide il grosso delle politiche nazionali, ma il dibattito sulle proposte che i partiti intendono portare a questo consesso stentano ad emergere. Tra i tanti temi da trattare ci permettiamo di suggerirne uno, che non è così indifferente, non solo per una questione di giustizia economicosociale, ma anche per le risorse che i governi nazionali potrebbero raccogliere per finanziare le loro politiche, senza dilatare ulteriormente il già cospicuo debito pubblico. Che in Italia si sta avvicinando a tre mila miliardi di euro, con un costo annuo per gli interessi da pagare tra 80 e 100 miliardi (1.300 – 1.700 euro pro capite, neonati compresi). Non possiamo nemmeno sperare che sarà la Commissione a trovare i soldi, visto il risicato bilancio di cui dispone: appena 1.800 miliardi di euro per il periodo 20212027, che fanno non più di 257 miliardi l’anno (Istituto Bruegel, 2024). Poca cosa, pensando che solo per gli obiettivi ‘verdi’ sono richiesti investimenti per 357 miliardi di euro l’anno.

Dall’altra parte sappiamo che la ricchezza dei primi cinque miliardari al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio. Cosa che non è avvenuta per il resto della popolazione. Pensate che se questi cinque uomini più ricchi al mondo spendessero 1 milione di dollari al giorno, ci vorrebbero 476 anni per esaurire la loro ricchezza complessiva. In questo scenario, l’Europa risulta, con 104 mila miliardi di dollari, subito dopo Gli Stati Uniti con 151 mila miliardi, la seconda regione, nel 2022, per concentrazione di ricchezza, finanziaria e non, al mondo. Più in dettaglio, dei 59 milioni di milionari (adulti con una ricchezza superiore a 1 milione di dollari) sparsi per il mondo: 2.8 milioni vivono in Francia; 2.6 milioni in Germania; 1.3 milioni in Italia; 1.1 milioni in Spagna e altrettanti in Olanda, meno in altri paesi (UBS, Global Wealth Report 2023).

Pagano le tasse tutti questi ricchi e le imprese da cui attingono?

Veramente poco se è vero che, utilizzando vari marchingegni elusivi, compreso il trasferimento dei profitti nei paradisi fiscali, le tasse che effettivamente pagano oscillano tra lo zero e lo 0.5 per cento della loro ricchezza.

Ma la cosa più sorprendente è che i paradisi fiscali, che di fatto sottraggono entrate ai governi nazionali, l’Europa ce li ha in casa: Irlanda, Cipro, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Svizzera. È stato calcolato che oltre il 90 per cento delle ricchezze depositate in Svizzera da cittadini europei, non sono stati dichiarati nei paesi d’origine. Ma la lista dei paradisi fiscali è lunga anche fuori d’Europa (Hong Kong, Singapore, Macao, ecc.), e spostare denaro, a certi livelli, non è difficile (EUTAX Observatory, Global Tax Evasion, Report 2024). Una pratica che, se l’Europa lo vuole, si può contrastare. Lo sta già facendo gli Stati Uniti con il CRS (Common Reporting Standard) che prevede lo scambio automatico di informazioni con le banche di altri paesi. Certo non va in questa direzione il voto contrario dell’Italia (il 23 novembre 2022) ad una risoluzione dell’assemblea della Nazioni Unite contro i paradisi fiscali.

Più informazioni in: https://atlas-offshore. world/