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Da Rimini la rotta verde d’Italia

Ecomondo. Il primato italiano della circular economy: risultati record, nuove professioni

Se mettessimo in fila i frigoriferi e le lavatrici raccolte in Italia nei primi otto mesi del 2025, ognuno largo circa 60 cm, la fila sarebbe lunga 1.500 km, pari alla distanza Rimini–Londra.

Allo stesso modo, il recupero di piccoli apparecchi equivale al peso di otto Torri Eiffel, mentre la raccolta di schermi nello stesso periodo regalerebbe una distesa lunga come l’Europa.

E se ancora non bastasse per comprendere l’attività del riciclo in Italia, potrebbe aiutare un altro dato: secondo Comieco, nel 2024 il Belpaese ha riciclato tanta carta e cartone (4,6 milioni di tonnellate, su 5 milioni di imballaggi immessi al consumo) quanto un cubo di cartone grande come un grattacielo di 60 piani.

Questi numeri, insieme al primato europeo nel Riciclo Complessivo (che include rifiuti urbani e speciali, 85,6% nel 2024), collocano l’Italia tra i leader del Vecchio Continente della green e circular economy, superata solo dai Paesi Bassi, secondo il 7° Rapporto nazionale sull’economia circolare.

Un bilancio che trova spazio, voce e prospettive a Ecomondo, l’evento internazionale dedicato alla transizione ecologica e alla rigenerazione dei sistemi naturali organizzato da IEG fino al 7 novembre alla Fiera di Rimini. Tra i momenti centrali, gli Stati Generali della Green Economy, promossi dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Dobbiamo valorizzare, e non buttare, i buoni risultati raggiunti. – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione – Dal 1990 al 2023 le emissioni di gas serra nella UE sono state tagliate del 37%: un successo ambientale e sociale di portata mondiale. C’è ancora molto da fare: l’Europa deve continuare a essere un motore della transizione, non un freno”.

La produttività delle risorse nel nostro Paese è la più alta tra le grandi economie europee: 4,3 euro di PIL per ogni chilo di risorse consumate, contro una media UE di 2,7.

Nel solo comparto degli imballaggi, l’Italia ha già superato gli obiettivi europei fissati per il 2025 (65%) e per il 2030 (70%).

Tornando ai RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), sono 236.000 le tonnellate raccolte in Italia nei primi otto mesi del 2025, in crescita del 2% rispetto al 2024. Dentro, non solo scarti, ma anche un tesoro di metalli preziosi e materie prime da rigenerare. Il 65% proviene da grandi elettrodomestici, mentre i piccoli apparecchi – robot da cucina, ferri da stiro, aspirapolveri – sono in aumento del 5%.

Anche sul fronte del riciclo complessivo, che include rifiuti urbani e speciali, l’Italia vanta un primato con un tasso dell’85,6%, grazie alle performance record di filiere come carta (92,3%), acciaio (87,8%), vetro (77,4%) e alluminio (70,3%).

Nel comparto imballaggi, secondo le previsioni di Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), nel 2025 il Paese riciclerà oltre l’85% degli imballaggi in carta e cartone, confermando un trend di crescita costante.

La fotografia scattata a Rimini – dove convergono istituzioni, imprese e mondo scientifico descrive un’economia circolare in salute, ma non priva di criticità: il consumo di suolo, ad esempio, resta elevato, con una media di 68,7 km² l’anno nel decennio 2012–2022. Il ripristino di aree naturali copre appena un decimo di quanto viene sottratto, e la perdita dei servizi ecosistemici tra il 2006 e il 2023 ha generato un impatto economico stimato tra 7 e 9 miliardi di euro.

Tra le sfide principali del futuro verde italiano c’è quella del lavoro sostenibile. Secondo le analisi più recenti, circa l’8% delle offerte di lavoro oggi riguarda ruoli “green”, ma permane un forte divario tra domanda e offerta di competenze. Nel quinquennio 2025-2029, secondo Unioncamere, il mercato del lavoro potrà esprimere un fabbisogno di oltre 3 milioni di occupati, con una crescente richiesta di sustainability specialist, consultant e manager.

Da Rimini, cuore pulsante della transizione verde, arriva un messaggio chiaro: l’Italia può essere modello di efficienza e innovazione ambientale. La sfida sarà trasformare i risultati in opportunità durature, capaci di unire competitività, lavoro e rispetto per l’ambiente.