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Conversazioni riminesi. Quale città è?

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“Conversazioni riminesi. Appunti per la storia della città”
: da venerdì 20 gennaio al via la rassegna di incontri con testimoni, osservatori e studiosi organizzata dall’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea con la Biblioteca Gambalunga.
“Conversazioni riminesi” è il titolo della prima serie di incontri con testimoni, osservatori e studiosi, a partire da venerdì 20 gennaio  (Sala della Cineteca, Biblioteca Gambalunga, ore 17.30), con lo scopo di creare un archivio di testimonianze e fonti sulla storia contemporanea della città e aprire un dibattito utile al presente e al futuro.
Numerosi sono i libri, i saggi, gli articoli che si sono interrogati e che raccontato la città uscita dalle distruzioni della Seconda guerra mondiale, ma più esili sono gli studi sui decenni successivi, per la cui comprensione si avverte la necessità di introdurre nuove politiche conservative su cui fondare ipotesi e indirizzi di ricerca.
Da qui la scelta di interrogare e mettere a confronto i testimoni e gli osservatori della storia cittadina contemporanea.
Che città è divenuta la Rimini della ricostruzione ovvero la città che ha inseguito, per ricostruirsi, il mito della modernità, e già negli anni Cinquanta è divenuta un mito dell’immaginario italiano?
Porsi questa domanda significa esplorare le forme attraverso cui si è realizzata la modernizzazione della città, un percorso segnato dai favolosi anni Sessanta, quando i giovani si sono presi la scena, e Rimini ha anticipato, interpretato, sperimentato i nuovi costumi. E poi sono venuti gli anni Settanta delle stragi e della crisi sociale e ambientale. Dopo la “riminizzazione” sotto colate di cemento, il ripensamento è avvenuto sotto il segno di una diversa vivibilità sociale e urbana, della tutela del patrimonio storico e artistico, del verde urbano e del mare pulito.  Poi ci sono stati gli anni Ottanta della crescita economica e del disimpegno, e la città, eletta a “divertimentificio”, è stata scelta da Pier Vittorio Tondelli per raccontare l’Italia della post-modernità. E mentre il decennio stava tramontando, la caduta del muro di Berlino ha segnato la fine di un secolo, le alghe hanno invaso l’intera costa adriatica e per la prima volta nella storia cittadina del secondo dopoguerra, il partito comunista è finito all’opposizione ed è nato un pentapartito. Sono giunti gli anni Novanta: l’economia turistica ha subito un vero terremoto. Rimini si è dovuta inventare ancora una volta. Come?
L’esordio delle “Conversazioni” è in programma venerdì 20 gennaio con la conversazione Alle origini della modernizzazione fra due noti protagonisti della vita riminese.  Giuseppe Chicchi, laureato in Lettere, insegnante, militante del PdUP fino al suo scioglimento nel 1985, quando si è iscritto al Partito comunista; consigliere comunale e assessore regionale, sindaco di Rimini dal 1992 al 1999, ed eletto deputato nella lista dell’Ulivo nel 2006; Massimo Pasquinelli, avvocato, fin dal 1974 iscritto al Democrazia cristiana, di cui è divenuto segretario provinciale negli anni ’80. Consigliere comunale dal 1980 fino ai primi anni ’90 e dal 2002 consigliere d’amministrazione della Fondazione Carim, di cui è stato eletto vice presidente nel 2008 e nel 2010 presidente.
Modererà la conversazione Stefano Pivato, già rettore dell’Università Carlo Bo di Urbino, dove ha insegnato storia contemporanea, oggi direttore del Centro sammarinese di studi storici.
Venerdì 3 febbraio, Alessandro Sistri e Andrea Pollarini saranno i protagonisti di “Turismo, tendenze e mode culturali”. Modera Giampaolo Proni.
Venerdì 17 febbraio, Giorgio Tonelli e Patrizia Lanzetti parleranno di Comunicare Rimini. Modera Alessandro Agnoletti.
Venerdì 3 marzo, Piero Meldini e Miro Gori intervengono su Immaginare Rimini. Modera Stefano Pivato.
Chiuderanno il ciclo (venerdì 17 marzo) Fabio Bruschi, Massimo Buda e Pier Pierucci con Ma che musica ragazzi… Modera Riccardo Fabbri.
Gli incontri sono liberi e a ingresso gratuito.

 

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