Nei giorni scorsi i sacerdoti riminesi si sono incontrati con Vescovo a Valdragone e si sono confrontati sul documento di sintesi del Cammino Sinodale. Di cosa hanno parlato?
Per capire il livello e la qualità del confronto proponiamo uno dei tanti interventi sul tema, quello proposto da don Davide Pedrosi.
Quando ho letto il Documento di sintesi del Cammino sinodale, ho provato una sensazione strana.
Da una parte mi dicevo: sono cose che diciamo da cinquant’anni: corresponsabilità, équipe, sinodalità, partecipazione… Dall’altra, però, leggendo bene, mi sono accorto che il documento non sta ripetendo cose note.
Sta facendo qualcosa di molto più radicale.
Non cambia le parole. Cambia il bersaglio.
Non parla più di “fare meglio pastorale”.
Sta mettendo in discussione la forma concreta con cui oggi viviamo la parrocchia e il ministero presbiterale.
E questa, a mio avviso, è la vera novità.
La questione non è pastorale. È strutturale.
Il Sinodo chiede:
• équipe pastorali stabili
• guida condivisa delle comunità
• applicazione reale del can. 517 §2
• organismi di partecipazione come luoghi decisionali
• vita fraterna dei presbiteri
• responsabilità reale delle donne
• superamento del prete solo Se metti insieme questi punti, ti accorgi che non stanno chiedendo di fare meglio quello che già facciamo. Stanno chiedendo una cosa molto più scomoda: il modello parroco–parrocchia così come lo abbiamo vissuto negli ultimi 150 anni non è più adeguato.
E questo il documento non lo dice mai esplicitamente. Ma lo fa capire in modo chiarissimo.
Perché non è più adeguato?
Perché quel modello si reggeva su tre pilastri impliciti: 1. Un centro → il parroco 2. Un territorio → il campanile 3. Una convocazione → la gente viene Oggi nessuno di questi tre pilastri regge più.
E allora succede qualcosa di drammatico: il parroco resta il centro di un sistema che non ha più gravità. E deve sostituire con le sue forze personali ciò che prima faceva la struttura. Ed è qui che tanti preti si stanno consumando.
Qui entra una consapevolezza personale che, credo, sia ecclesiale Mi sono accorto di una cosa molto semplice, ma molto forte: le cose che mi fanno reggere come prete non nascono direttamente dalla parrocchia.
Mi sono accorto di una cosa molto semplice, ma molto forte: le cose che mi fanno reggere come prete non nascono direttamente dalla parrocchia. Nascono da relazioni gratuite, dalla preghiera non funzionale, dall’amicizia, dalla fraternità, da momenti in cui non sono “il parroco”.
E questo è un segnale enorme.
Oggi, dentro questo modello, non lo fa più. E se la struttura non custodisce la vita del presbitero, non custodisce neanche la vita della comunità.
Allora capisci perché il Sinodo insiste ossessivamente su alcune cose non per motivi pastorali, ma per motivi vitali:
• équipe
• corresponsabilità
• vita comune
• organismi di discernimento
• fine del prete solo.
Perché sta tentando di curvare dall’interno una forma ecclesiale che, da sola, non regge più.
La parrocchia oggi è diventata soprattutto una “realtà di convocazione”.
Orari, sacramenti, attività.
Non è più un corpo comunitario. È un erogatore religioso. E il parroco è il funzionario di questo sistema.
Questo non è un giudizio. È una constatazione.
Ed è esattamente il contrario di ciò che il Sinodo chiede.
La vera svolta richiesta non è rinnovare la parrocchia.
È togliere il parroco dal centro operativo e mettere al centro una comunità ministeriale che guida insieme.
Non: parroco → parrocchia → fedeli Ma: équipe → territorio → persone Il
parroco non più motore, ma custode dell’unità.
Per questo la svolta è urgente.
Non perché dobbiamo essere aggiornati.
Ma perché così come siamo, non reggiamo più.
Non regge il presbitero.
Non cresce la comunità.
Non nasce corresponsabilità.
Finché tutto passa dal parroco, la sinodalità resta uno slogan.
E allora la domanda pratica diventa: come si passa da parroco che regge tutto a équipe che guida?
Non con le teorie.
Ma con passaggi molto concreti:
• scegliere persone mature
• costituire un’équipe stabile
• smettere di decidere da soli
• unificare le parrocchie nella testa prima che nelle carte
• dare responsabilità vere ai laici
• accettare che alcune cose non passino più da noi.
Questo non è un progetto pastorale, è un cambio di forma ecclesiale.
In una frase finale: il Sinodo non ci sta chiedendo di fare di più, ci sta chiedendo di smettere di fare da soli.
E forse questa, oggi, è la conversione più urgente e più evangelica che un presbitero possa vivere.
don Davide Pedrosi

