Andando a memoria, negli ultimi anni col vecchio conio prendere un caffè al bar costava intorno alle 1.200 lire. Oggi il costo è di almeno 1.30-1.40 euro. Proprio in questi anni nel frattempo è diventata di uso comune nel linguaggio pubblicitario l’espressione “al costo di un caffè al giorno” (o alla settimana o al mese a seconda dei casi). A livello di marketing senz’altro un espediente condivisibile: dare come riferimento un bene dal costo limitato trasmette al potenziale cliente l’idea che il suo budget non ne risentirà. Il problema è che di cose “al costo di un caffé” ne vengono proposte sempre di più, e che il costo di un caffè oggi ha un peso ben diverso rispetto a inizio secolo.
Per fare degli esempi legati al nostro contesto turistico, albergatori mi raccontano di gente che nelle telefonate informative chiede se il caffé è compreso nel prezzo della mezza pensione e, laddove non lo sia, magari dopo cena ne dividono uno in due. Con i noti scenari attuali di rincari su rincari la situazione difficilmente potrà migliorare e temo che purtroppo anche l’immaginario del “al costo di un caffé” sia ormai scaduto. Bisogna ridurre i parametri, magari adesso per parlare di qualcosa di poco costoso entreremo nel format del “al costo di una bustina di zucchero”. Che però suonerebbe parecchio amaro. (ps: Comunque sia, nel suo piccolo questo sobrio caffé continuerà a essere compreso nel costo del settimanale).

