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Basta turismo di massa e a basso costo! Occorre puntare sulla qualità dei servizi

Rimini, 24/07/09: spiaggia, bagnino �Riccardo Gallini_GRPhoto
(Spiaggia Rimini, bagnino. Foto di Riccardo Gallini)

 

Non sappiamo ancora come si concluderà l’estate 2023, i primi dati ci dicono che non sarà particolarmente positiva. L’inflazione ha falcidiato i redditi dei lavoratori dipendenti, la concorrenza internazionale è sempre più forte e il costo dei voli ha fatto il resto. Tuttavia la stagione turistica non era partita male. Un’indagine Confcommercio a Pasqua aveva rilevato che sedici milioni di italiani si erano messi in viaggio. Infatti si è intensificato il dibattito sull’overturism. Ovvero sul fenomeno delle troppe presenze che invadono i centri storici delle città, alterandone il volto e modificandone gli assetti. Provocando disagi ai residenti, fino ad indurli ad abbandonare le proprie case e a trasferirsi lontano dal via vai delle folle dei vacanzieri in cerca di bar, ristoranti e negozietti. Il fenomeno è talmente evidente che alcune città stanno pensando ad introdurre il numero chiuso, insomma un modo per limitare gli accessi. Firenze e le Cinque Terre ci stanno pensando, mentre l’Alto Adige e ora Venezia l’hanno già adottato.

Rimini non ha in mente niente di tutto questo, eppure il tema delle presenze turistiche e dell’impatto che producono sulla città è presente. In realtà nel Centro storico sono gli studenti universitari ad essere più presenti e il proliferare a dismisura di pub e cantinette lo dimostra. Una criticità è senza dubbio la viabilità. I flussi degli arrivi e delle partenze concentrati prevalentemente nei fine settimana si fanno sentire e stravolgono le abitudini dei riminesi. Lo stesso dicasi per le giornate delle manifestazione fieristiche più importanti. L’ambizione di Rimini era ‘spalmare’ le presenze turistiche su più giorni, per evitare i cosiddetti picchi. Non ci siamo riusciti. Il mondo delle vacanze è andato in direzione opposta. Domina il last minute. Quindi vacanze brevi, magari ripetute più volte l’anno. Rimini ha conosciuto il turismo di massa prima di altre località e ne ha fatto la propria fortuna. Ha saputo assorbire milioni di presenze turistiche, ospitate in migliaia di alberghi, offrendo a tutti ciò che desideravano. Qui l’Airbnb non si è diffuso. Oggi però si avverte una certa stanchezza. Nonostante gli investimenti pubblici per infrastrutture e riqualificazione urbana, il modello riminese presenta segnali di crisi. Incide la scarsa propensione imprenditoriale agli investimenti e all’innovazione. La spiaggia, è pressoché uguale da quarant’anni, nonostante tutti cambiamenti degli stili di vita e i presunti obblighi di legge. C’è però una componente di sistema che va tenuta presente. Il turismo di massa è paragonabile ad un’attività estrattiva che esaurisce le risorse del territorio che la ospita. Infatti, spesso si paragona il turismo al petrolio. Lo ha fatto di recente la ministra del Turismo, Daniela Santanchè.

Così però non si fa altro che sottolineare che il turismo estrae valore dai territori, dai luoghi in ci si pratica. Come scrive Alex Guizzo in un recente articolo su ‘Il Mulino’ “Il turismo ricava il suo valore dagli ambienti che lo fanno vivere (spiagge, montagne, città storiche); ma nel farlo compromette quel valore stesso. Che si tratti di uno spazio naturale oppure urbano, ogni destinazione turistica troppo sfruttata arriva a perdere la diversità e la tipicità che l’avevano resa tale, a favore dell’omologazione, del sovraffollamento e della distruzione ambientale”.

Il problema che si pone alla città è come si immagina di essere tra trent’anni.

Rimini pone la questione ambientale al primo posto e quindi ripensa al proprio modello di ospitalità turistica, oppure prosegue nella strada del turismo di massa a basso costo, con un impatto ambientale insostenibile? È evidente che il problema non si risolve con facili provvedimenti e in pochi anni. È però importante capire in quale direzione si vuole andare e quali sono le decisioni che si prendono. Non si tratta di rinnegare la storia di Rimini ma di capire che un certo tipo di turismo è ormai al termine. Occorre puntare sulla qualità dei servizi sia pubblici sia privati, sull’ambiente, sulla bellezza di tutta città e non solo di alcune parti.

Il coinvolgimento delle imprese è necessario, ma non bisogna lasciare spazio a quelle che puntano a bassi salari e a mano d’opera dequalificata. Bisogna investire per migliorare il proprio territorio e farlo vivere meglio a chi lo abita da dentro o da più lontano, allargando il concetto stesso di cittadinanza. Il futuro di Rimini passa anche da una nuova idea di inclusione sociale, più attenta ai bisogni di tutti, residenti o ospiti temporanei che siano.

Alberto Rossini