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AZZARDO FA RIMA CON GIOVANI

Il gioco d’azzardo è una piaga che brucia sempre di più. E che coinvolge sempre più giovani: a livello nazionale quasi il 40% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha avuto almeno un’esperienza, con un grande peso rappresentato dall’online (60%)

Un problema presente anche a Rimini: alcuni giovani raccontano la propria esperienza

Il gioco d’azzardo in Italia ha assunto negli ultimi anni una forma nuova, meno visibile ma più pervasiva, integrandosi sempre più nella vita di tutti i giorni, soprattutto tra le giovani generazioni, diventando una scomoda compagnia. E i numeri sono da capogiro: nel 2024 il volume complessivo delle giocate ha raggiunto i 157 miliardi di euro, un dato imponente, certificato dall’Agenzie delle Dogane e dei Monopoli, che racconta la forza economica di un settore ormai strutturale e capace di adattarsi ai cambiamenti sociali e tecnologici.

Oggi l’azzardo non è più confinato alle sale giochi e alle slot machine: passa infatti dagli smartphone, dalle app, dalle scommesse sportive integrate nel racconto del calcio e dello sport, diventando un’abitudine diffusa tra adolescenti e giovani adulti. Secondo le indagini nazionali, oltre un terzo (circa il 37%) dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha avuto almeno un’esperienza di gioco, spesso percepita come innocua, di cui il 60% online. Le schedine sul campionato, le scommesse live durante una partita, i gratta e vinci acquistati ‘per provare’: gesti semplici e normalizzati, che raramente vengono riconosciuti come forme d’azzardo. Il confine tra divertimento e rischio è sottile, soprattutto in una fase della vita segnata da precarietà lavorativa, pressione sociale e ricerca di gratificazione immediata. Dietro ai numeri impressionanti del settore si nasconde dunque una realtà meno visibile, ma altrettanto preoccupante: il coinvolgimento crescente dei giovani e la facilità con cui possono accedere a forme di gioco d’azzardo potenzialmente rischiose.

Sul territorio

In Emilia-Romagna il fenomeno si inserisce in un contesto ancora più complesso. Nel 2024 nella regione sono stati giocati oltre 10 miliardi di euro. Un dato che riflette non solo una forte capacità di spesa, ma anche una diffusione capillare dell’offerta.
Rimini è uno dei territori in cui queste dinamiche emergono con maggiore evidenza. Solo nello scorso anno, in città sono stati giocati circa 380 milioni di euro, pari a oltre 2.500 euro pro capite. Numeri che non possono essere spiegati esclusivamente con la presenza turistica. Anche tra i residenti, e in particolare tra i giovani, il gioco è diventato una pratica normalizzata. Proprio per questo il Comune ha attivato un Piano locale di contrasto al gioco d’azzardo, che coinvolge scuole, servizi sanitari, associazioni e terzo settore, con iniziative mirate alla prevenzione e all’intercettazione precoce dei comportamenti a rischio.
Non è solo la quantità a preoccupare, ma anche le modalità e le motivazioni del gioco. Le scommesse da pochi euro, ripetute nel tempo, possono trasformarsi in abitudini difficili da combattere, alimentate dall’illusione di una vincita facile e dalla continua disponibilità delle piattaforme online.
L’aspetto psicologico, poi, è centrale: la gratificazione immediata, la sensazione di controllo e la competizione sociale contribuiscono a radicare comportamenti che spesso sfuggono al controllo del giocatore stesso.

Giovani, le testimonianze

A raccontare questa realtà sono anche le storie personali di alcuni giovani riminesi, diverse tra loro ma accomunate da una consapevolezza crescente.
Marco, 27 anni, studente universitario, racconta di aver iniziato quasi per gioco: “Con gli amici facevamo le schedine sul calcio, cinque o dieci euro alla volta. Sembrava una cosa normale, tutti lo facevano, niente di troppo serio: solo il gusto di provare ad indovinare i risultati. Poi ho iniziato a giocare da solo, online, soprattutto nei weekend. È diventata una routine: controllavo le quote continuamente, anche quando non avrei dovuto. Non mi sono mai rovinato, ma mi sono accorto che ci pensavo troppo, che rimuginavo costantemente alle possibilità di vincita o di perdita”. Oggi dice si essersi dato delle regole precise, “diminuisco le puntate, scelgo i giorni in cui giocare e cerco di non superare certi limiti”, ma ammette che “la tentazione è sempre lì”.

Totalmente diversa è l’esperienza di Giacomo, 24 anni, che lavora nel settore turistico. “Mio zio è stato un giocatore patologico. Ha perso soldi, lavoro, rapporti familiari importanti. Vedere quello che ha passato, come il gioco possa trasformarsi in una vera ossessione e distruggere pezzi di vita, mi ha segnato profondamente”. Per questo non gioca e non ha mai giocato, neanche per curiosità: “Nemmeno un gratta e vinci. So che per qualcuno può sembrare esagerato, ma per me rappresenta un confine che non voglio superare. Preferisco non rischiare”.

Massimiliano, 33 anni, operaio, ha invece conosciuto l’azzardo in un periodo particolarmente difficile della sua vita, segnato da problemi economici e personali. “Ho iniziato con qualche gratta e vinci, slot, piccole puntate. All’inizio pensi che possa essere una soluzione, un colpo di fortuna. Poi capisci che non è così: stai solo inseguendo le perdite, cercando di recuperare ciò che hai già speso, senza mai riuscirci davvero”. Oggi ha smesso e segue un percorso di supporto: “Parlarne è stato difficile perché provavo una forte vergogna e molto timore, ma necessario. Il problema è che nessuno ti spiega davvero quanto può diventare pericoloso quando ci casci dentro. Ora lo so”.
Queste storie mostrano che il problema non riguarda solo i numeri o le statistiche, ma persone reali, scelte quotidiane e percorsi di consapevolezza. Prevenzione, informazione e sostegno restano strumenti fondamentali per affrontare un fenomeno silenzioso, ma con effetti concreti sulla vita dei giovani.

Martina Bacchetta