Home Ponte Giovani AUTISMO, un mondo di ricchezze da scoprire

AUTISMO, un mondo di ricchezze da scoprire

Autismo non è una brutta parola. Probabilmente difficile da comprendere, perché racchiude tanti mondi diversi, percezioni e sensazioni differenti dai nostri, ma non per questo sbagliati. La società odierna, spesso e volentieri tra i giovani, sbaglia l’utilizzo e l’attribuzione di questo termine, impiegandolo come insulto.

In occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo, che ricorre il 2 aprile di ogni anno, cercheremo di vederci più chiaro. Anzi, più blu, dato che è il colore che è stato assegnato dall’ONU a questa condizione. Perché il blu è una tinta che risveglia sicurezza e bisogno di conoscenza, due temi principali che coinvolgono il mondo dell’autismo: la prima concerne la possibilità di vivere un’esperienza protetta ma libera per le persone autistiche e le famiglie, anche nel futuro dopo i genitori; la seconda riguarda la ricerca scientifica e la consapevolezza di tutti nel sapere come comportarsi con una persona autistica.

Il termine

Il termine deriva dal greco autòs, che significa se stesso e venne impiegato per la prima volta nel 1912 in psichiatria da Eugen Bleuler per descrivere uno dei sintomi della schizofrenia, consistente nel ripiegamento su se stessi caratteristico di alcune fasi della condizione. Ma solamente nel 1943 fu usato come diagnostico.

Cos’è?

Si tratta di un disturbo del neuro-sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi. A causa della vasta gamma di sintomi che varia per livello da individuo a individuo, l’autismo è ora chiamato ‘disturbo dello spettro autistico’ (o ASD, acronimo inglese di Autism Spectrum ‘Disorder’).

Generalmente i sintomi che si manifestano maggiormente sono la difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, la difficoltà di comprensione del pensiero altrui e la difficoltà a esprimersi con parole o attraverso la gestualità o con l’utilizzo dei movimenti facciali. Non solo. In aggiunta, una iper sensibilità nei confronti di rumori e suoni, e movimenti del corpo ripetitivi, come ad esempio dondolio o battito di mani.

I numeri in Italia…

In Italia, nell’ambito del recente ‘Progetto Osservatorio per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico’ coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, si stima che 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi, che superano di 4,4 volte le femmine. Facendo un calcolo sull’intera popolazione, il numero delle persone con autismo è di oltre 600mila. Dal punto di vista dell’assistenza, in Italia sono presenti 1.200 centri per l’autismo. Sul territorio nazionale è inoltre attiva una rete di condivisione e raccolta dati che include gli ospedali dediti alla cura dei soggetti infantili, con lo scopo di monitorare il fenomeno che negli ultimi anni è in forte crescita.

…e a Rimini

L’incremento di casi nel nostro territorio provinciale è costante e si è registrato in maniera progressiva negli ultimi vent’anni, con un aumento percentuale del 172,6%: dai 572 casi di bimbi certificati nell’anno scolastico 2002–2003, su un totale di 32.087 alunni iscritti nelle scuole statali del territorio riminese, si è passati ai 1.559 nell’anno scolastico 2021-2022 su un totale di 41.897. Affianco della Struttura Sanitaria che si occupa della parte clinica, nel 2004 nasce l’associazione Rimini Autismo su suggerimento del Centro Autismo dell’AUSL della Romagna, con l’obiettivo di accogliere le famiglie di soggetti autistici e tutelarne i diritti, promuovendo progetti finalizzati a diffondere cultura sull’autismo. È aperta a tutti, senza limitazione di provenienza geografica, di età e di scelta terapeutica.

La storia di Luca

Mi sono sempre visto come un computer senza istruzioni”. Spiega Luca, giovane riminese di 19 anni. Non diverso dagli altri, ma semplicemente bisognoso di tempo in più per apprendere. Sono semplicemente Luca!”. Gli viene diagnosticato lo spettro autistico alla tenera età di 2 anni e

quando ne aveva 4 ha cominciato la terapia con il metodo Aba (Applied Behavior Analysis, ndr), l’analisi del comportamento applicata, una scienza che studia il comportamento umano e le sue relazioni funzionali con l’ambiente, con lo scopo di migliorare la qualità di vita, agendo su comportamenti socialmente significativi. “ Da piccolo non riuscivo a esprimermi. Per me era frustrante non riuscire a dire quello che avevo in mente e gli altri non capivano come mai fossi sempre agitato.

Dopo la diagnosi e l’inizio della terapia, ho imparato a verbalizzare le mie intenzioni ed emozioni”.

Una delle difficoltà maggiori per Luca sono i rumori troppo intensi. “ Da piccolo avevo paura dei palloncini che scoppiavano e mi tappavo le orecchie. Anche adesso lo faccio, magari con i petardi o con i rumori improvvisi”. Ha imparato però a gestire questa problematicità, anche grazie allo sport. Infatti è diventato, a 11 anni, un atleta mezzofondista. Lo sparo di partenza è difficile, ma non impossibile da tollerare: “ Inizio a correre con le mani sulle orecchie, ma corro!”.

Tramite l’atletica ha conosciuto tante persone nuove, ha imparato a socializzare, e non si è più fermato. Svolge anche attività di sensibilizzazione sull’autismo tramite i social, in maniera divertente e spesso ironica. “ Il mio obiettivo è far capire a tutti i ragazzi e le ragazze autistiche, e alle loro famiglie, che con la volontà si possono raggiungere anche obiettivi inimmaginabili. Possiamo arrivare dove vogliamo, basta volerlo e non arrendersi!”.