Don Agostino Pasquini apparteneva al clero della nostra Diocesi di Rimini Diocesi che lui ha sentito sua, della quale è stato partecipe con i suoi talenti e con i suoi limiti, che lui ha amato sinceramente e intensamente, e così ha amato la Chiesa di Cristo e l’ha servita col dono di sé, possiamo davvero dire fino all’ultimo giorno – nei suoi ormai 64 anni di vita sacerdotale.
Sì, tanti decenni dei suoi ormai 87 anni di vita, li ha vissuti a Rimini, ma ugualmente don Agostino era e si è sempre sentito corianese… apparteneva a quella storia, “segno” indelebile nella sua anima, nella ”memoria” della sua esistenza: uomini, vicende, relazioni umane in ambito sociale, politico, ecclesiale, frangente della storia, unico, irripetibile, fortissimo, potente.
Don Agostino nasce a Coriano il 14 febbraio 1939, è l’alba della 2a guerra mondiale, lo “segnerà” per sempre: non conoscerà suo babbo, perché insieme a migliaia di compagni, suo padre morirà militare in Russia e la mamma di don Agostino, che ha sempre vissuto con lui, non smetterà mai di attendere il ritorno del suo sposo.
Questo ha “segnato” molto l’anima di don Agostino, che negli anni ’90 stringerà tra le sue braccia di figlio (chi lo ha conosciuto sa quanto sensibile ed emotivo era don Agostino) i resti mortali di suo papà quando poterono ritornare in Italia e finalmente li unì a quelli dalla mamma nel cimitero di Coriano.
Finché ha potuto tutti i venerdì andava a portare i fiori sulla tomba dei suoi genitori.
Due Vescovi e almeno 90 sacerdoti hanno partecipato lunedì 2 febbraio in Cattedrale all’ultimo saluto a don Agostino Pasquini. Nell’omelia, il Vescovo ha citato una poesia di don Agostino ritrovata insieme al suo testamento. La proponiamo.
Preghiera alla sera della vita
Mostrami il tuo volto Signore!
Ho bisogno di vederti, di sentirti dire che ci sei, che hai cura di me!
Ti ho cercato tutta la vita… quanti dubbi, quanto buio, quante lacrime!
Sento una voce in me: la tua mediocrità, le tue cadute…
Una risposta anche io sento: di quello che vuoi di me… ma lo sai che ti voglio bene.
Voglio morire nella fede della Chiesa, che fu di mia madre Colomba, di mio padre Enrico, morto in terra straniera, di don Michele e di tanti che mi hanno amato.
Nella fede dei tuoi santi, che mi conforta: di Francesco, di Agostino, di Tommaso che ti hanno cercato, che hanno creduto in te, che hanno parlato con te.
Mostrami il tuo volto.
Ha sete di te l’anima mia e non è ancora appagata. Al termine della vita non negarmi un incontro con te!
Vieni Signore Gesù, vieni per Maria!
Coriano in tempo di guerra e nel dopo-guerra non poteva non fare riferimento alla figura di don Michele Bertozzi! Prete autorevole, stimato riferimento per più generazioni di Corianesi (dal suo ministero sacerdotale sono nate vocazioni al sacerdozio alla vita consacrata, al matrimonio, all’associazionismo cattolico) Chierichetto di don Michele a Coriano, don Agostino entra in seminario da ragazzino e sarà alunno del Seminario Romano, prima al Minore poi al Maggiore; il Seminario Romano negli anni ’50-’60 è stato l’altro ambiente ecclesiale che ha “segnato” don Agostino.
Lì ha formato ed educato quelle caratteristiche della sua persona che si sono sviluppate lungo l’intero cammino della sua vita: intelligenza vivace, arguzia, ironia, animo buono, cuore di pastore desideroso di essere “buon pastore”, certo che il fine e lo scopo di ciò che sei e fai è il “ bonum animarum”.
I suoi padri spirituali furono mons. Pericle Felici e mons. Giovanni Canestri, poi entrambi vescovi: Di loro ne aveva “memoria viva” e di mons. Canestri finanche venerazione. In quegli anni di Seminario a Roma ha assaporato l’universalità della chiesa, viveva in sé l’indispensabilità di Essa per avere Cristo, l’ha amata sinceramente e anche con un certo “disincanto”. Per decenni professore di Storia della Chiesa, questo traspariva e anche senza volerlo lo comunicava nelle sue lezioni, e credo che per chi le ha frequentate, quelle lezioni di storia, restano indimenticabili.
Il Vescovo Emilio l’ha ordinato sacerdote l’8 aprile 1962.
I primi incarichi pastorali furono cappellano alla Mater Admirabilis di Riccione (parroco era don Mario Molari), e alla Colonnella (parroco era don Fausto Zannoni); poi è lui parroco per vari anni a Serbadone; il vescovo Giovanni lo nomina Parroco a Rimini nella centralissima Sant’ Agnese; il vescovo Mariano, inizio anni ’90, gli affida il servizio di Cancelliere Vescovile e di Rettore della chiesa del Suffragio; è stata solo la morte a sollevarlo da questi incarichi. Il vescovo Francesco l’aveva nominato canonico della Cattedrale.
Chi di noi non ha goduto nell’andare in Cancelleria a salutare a parlare con don Agostino?!
Per anni ha insegnato Religione nelle scuole, ha predicato ritiri spirituali, ha curato come assistente il gruppo degli Istituti Secolari e altre realtà associative come “Rinascita Cristiana”.
Il cuore di don Agostino – amico con il quale si è condiviso tanto, presenza gioiosa – è stato il cuore di un uomo, di un prete buono e generoso; la sua anima ha cercato Dio… ne sentiva viva l’“alterità” e il “peso”, ora ne possa godere la “presenza” e celebrarne la “santità” insieme ai suoi cari e continuare a servire per amore la sua Diocesi di Rimini…
Don Giuseppe Tognacci

