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Ambiguità rinnovabile

In questo momento non scommetterei due centesimi sul fatto che il parco eolico al largo della costa di Rimini si farà o meno. La mia impressione è che le istituzioni centrali, come per la leggendaria tela di Penelope, da una parte sostengano il progetto e dall’altra lo sfianchino con tempi burocratici eterni, risposte evasive e norme nebulose. E non è questione degli ultimi anni: il procrastinamento più o meno esplicito, nell’attesa che le cose si risolvano da sole, fa un po’ parte della nostra politica.

Si guardi al tema delle auto: facciamo finta di andare verso l’elettrico ma preserviamo anche il termico, che c’è tanto elettorato che viaggia ancora con la Punto. A parole viva l’alimentazione green ma poi, senza un contesto che lo sostenga davvero, il mercato dell’elettrico si incarta. Che i temi siano complessi, nucleare in primis, nessuno lo nega. Ma non so se le questioni ambientali si risolvono scegliendo di non scegliere, a meno che non si riesca a trasformare in energia l’ambiguità.

Il tizio che governa la grande nazione a Stelle e Strisce di là dell’oceano (non posso dire il suo nome se no mi becca su internet e divento cittadino sgradito negli Usa) ha detto che intende annientare qualsiasi politica green in nome del profitto. Posizione un tantinello discutibile, ma almeno a lui non si può assolutamente rinfacciare di essere ambiguo.