Non si può cominciare che da lì. La prima voce di un dizionario biblico che si rispetti, per quanto modesto, è la parola più tenera e forte, la più limpida e ardente: Amore.
Non solo per ovvie ragioni alfabetiche e lessicali – almeno per la lingua greca, latina e per le lingue neolatine – e neanche solo per ragioni statistiche. In effetti è uno dei vocaboli più frequenti di tutta la Bibbia. Certo, nel nostro linguaggio corrente, ‘amore’ è parola usata e abusata, fragile e inquieta. Ma non si può negare che Amore dica il tutto della rivelazione cristiana. Ne afferma il principio e il fondamento. Ne fissa l’anima e le periferie. Ne coglie la buccia e la polpa.
In una parola ne centra la sostanza più intima. Amore è parola divina – Dio è amore! – e parola umana: o amare o morire. È parola bilingue, divino-umana: vedi alla voce “Gesù Cristo”, amore divino dell’uomo, amore umano di Dio.
Ma Amore non è un vocabolo: è un vocabolario, che si concentra tutto nell’evento della Croce. La prima nota qualificante dell’estremo, vertiginoso Amore della Croce è la gratuità. Vedi la I Lettera di Giovanni: “ In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. Da qui la conseguenza: “ Se Dio ci ha amati tanto così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” ( 4,9- 10).
Quando i primi cristiani hanno dovuto tradurre in greco questo Amore, hanno scartato il termine eros – appartenente al vocabolario sacro di Atene e voce nobile, vincente nell’Areopago – e hanno preferito una paroletta banale, profana: agàpe. Eros infatti dice un affetto egocentrico, non necessariamente libidinoso, ma centripeto, autoadesivo: “Ti amo perché ho bisogno di te”. Agàpe è amore estroverso e centrifugo: “Ho bisogno di te perché ti amo”.
È la differenza tra Narciso e Gesù: Narciso muore per abbracciare, compiaciuto ed eccitato, la propria immagine riflessa nel lago. Gesù muore in croce a braccia spalancate, per abbracciare il mondo.
Si coglie così lo ‘specifico’ cristiano: il nostro Amore a Dio e al prossimo discende dalla Croce, l’evento assoluto e incondizionato, precedente ogni nostra iniziativa e determinante ogni nostra risposta: è l’avvenimento libero e gratuito dell’amore di Dio verso di noi.
L’Amore non si acquista, né si conquista. Non si merita, si accoglie. Con il grato stupore del nostro amore…
Francesco Lambiasi

