Quando parliamo di ‘spirito’, quando diciamo che ‘Dio è spirito’, cosa vogliamo dire? Parliamo greco o ebraico?
Se parliamo greco, diciamo che Dio è immateriale, quasi una sorta di fluido sottilissimo. Se invece parliamo ebraico, diciamo che Dio è un uragano, una potenza irresistibile, quindi un massimo di vitalità: nella Bibbia spirito non si oppone a materia, ma a “carne”, che indica qualcosa dall’esistenza fragile e precaria. Da ciò tutte le ambiguità quando si parla di spiritualità. La spiritualità consiste nel diventare immateriali o nell’essere animati dallo Spirito Santo?
Nella rivelazione ebraicocristiana lo Spirito non è il sole pallido, diffuso, della ragione illuminata, insomma qualcosa di vago, di impalpabile ed evanescente.
La ruach biblica invece è “come un “torrente che straripa” (Isaia 30,28).È forza traboccante che procede da Dio. E’ energia potente e irrefrenabile. Affermava san Gregorio Nisseno: “Se a Dio togliamo lo Spirito Santo, quello che ci resta non è più Dio, ma il suo cadavere”.
Insomma è possibile parlare dello Spirito di Dio? K. Barth, teologo evangelico, rispondeva che di Lui è impossibile parlare, è impossibile tacere.
Impossibile parlare: cosa dire della sua stupefacente bellezza, della sua insondabile profondità, del suo travolgente, coinvolgente dinamismo? Impossibile tacere: è ineffabile, ma non inconoscibile. Lo afferma Gesù: “Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi” (Giovanni 14,17).
La Bibbia fa intervenire lo Spirito ogni volta che Dio opera fuori di sé. Allo sguardo trasognato del salmista tutto il cosmo appare sospeso al suo soffio vivificante: “mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra” (Salmo 104). Ma, più che il creato, è la storia il suo campo privilegiato: egli la promuove dal di dentro facendola lievitare verso l’avvenire di Gesù, fino a far passare tutta la linfa del mondo rinnovato nella vita beatificante della Trinità.
Lo Spirito Santo è il continuo aprirsi di Dio al di fuori di sé, ma questo avviene perché in Dio stesso lo Spirito è l’aprirsi estatico del Padre e del Figlio nel dono reciproco dell’amore, in un massimo di gratuità. Il Padre e il Figlio, amandosi, si distaccano completamente da se stessi e il loro dono d’amore “diventa” una persona distinta da loro: è la Persona-dono, la Persona-amore. Scriveva Giovanni Paolo II: “Si può dire che nello Spirito santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco amore. Lo Spirito santo è l’espressione personale di questo essere amore”.
Si capisce allora cos’è una vita “spirituale”? Non è una esistenza immateriale e impassibile. È un lasciarsi guidare dallo Spirito del Risorto per farsi possedere dall’amore.
Comincia così il canto della vita.
Francesco Lambiasi

