Home Top News “InCittà”, Confcommercio chiede meno burocrazia e nuove misure per le imprese

“InCittà”, Confcommercio chiede meno burocrazia e nuove misure per le imprese

BARI (ITALPRESS) – Sono 460mila i locali commerciali sfitti in Italia, un fenomeno che interessa non soltanto i centri storici ma anche le periferie. A richiamare l’attenzione sul problema è stato Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, intervenendo a Bari, in apertura della seconda giornata di inCittà 2026, l’evento dedicato al futuro delle economie urbane. “Quando un negozio chiude c’è un pezzo di città che si spegne”, ha sottolineato Barbieri, evidenziando come la scomparsa delle attività commerciali favorisca la nascita di quartieri dormitorio, con conseguenze sulla vivibilità e sulla coesione sociale. Il segretario generale di Confcommercio ha quindi sollecitato un intervento del governo sul costo delle locazioni commerciali. “Va bene la cedolare secca come agevolazione fiscale per i proprietari immobiliari, ma noi diciamo che non basta”, ha spiegato, ricordando che nelle grandi città circa il 63-65% dei commercianti non è proprietario dei locali in cui esercita la propria attività. Secondo Barbieri, agli incentivi fiscali per i proprietari devono accompagnarsi misure capaci di ridurre concretamente i canoni di affitto sostenuti dalle imprese.
Tra le proposte avanzate da Confcommercio figurano l’istituzione di un manager degli sfitti, incaricato di censire i locali commerciali inutilizzati in collaborazione con le amministrazioni comunali, accordi con i proprietari immobiliari per favorire la riduzione dei canoni di locazione e la realizzazione di piani d’area per rendere i quartieri più belli e attrattivi, attraverso la valorizzazione delle vetrine, degli spazi esterni e dei dehors. Barbieri ha inoltre proposto agevolazioni burocratiche e fiscali, tra cui una riduzione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico per le iniziative patrocinate dalle amministrazioni comunali.
Tra i protagonisti della seconda giornata anche il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo che ha sottolineato:
“Dobbiamo essere capaci di esprimere tutte quelle competenze che servono per dare ai Comuni gli elementi per poter lavorare in termini di sviluppo. Ci vuole una Pubblica Amministrazione adeguata dal punto di vista delle competenze e della capacità di ascolto e di offrire delle soluzioni che consentano di semplificare la burocrazia e quindi di rendere più fluido il rapporto tra pubblico e privato”.
Desertificazione commerciale che porta con sè anche una riduzione della sicurezza, che già ha raggiunto risultati preoccupanti. A confermarlo sono i risultati di un’indagine di Censis e Confcommercio presentata oggi a Bari. In Italia i furti negli esercizi commerciali sono vicini ai livelli pre-Covid (-1,4% tra il 2019 e il 2025), mentre le rapine hanno superato i valori del 2019 (+10,6% nel 2025). Nel 2025 un esercizio commerciale su dieci ha denunciato un furto e cinque su mille una rapina.
Il 95,7% degli italiani acquista nei negozi di prossimità e il 90,6% li considera un tratto distintivo della società italiana. Più di otto italiani su dieci dichiarano che la presenza di negozi e locali aperti li fa sentire più sicuri (85,9%), che la loro chiusura favorisce il degrado urbano (83,2%) e che è importante poter contare in caso di necessità su commercianti, baristi e ristoratori (85,8%). Quasi nove cittadini su dieci (87,3%) si sono rivolti almeno una volta a negozi e pubblici esercizi per un bisogno: dalla semplice richiesta di informazioni (nel 68,8% dei casi) alla segnalazione di comportamenti sospetti o potenzialmente pericolosi (22%), dalla domanda di aiuto perchè inseguiti o minacciati (16,9%) alla richiesta di contattare le forze dell’ordine dopo aver subito un reato (15,8%).
La sicurezza condiziona anche le scelte di consumo: il 72,4% degli italiani fa acquisti solo in aree che considera sicure e il 61,4% valuta la sicurezza della zona prima di scegliere un ristorante. Cresce inoltre l’allarme sociale, soprattutto nelle città: circa quattro italiani su dieci ritengono che microcriminalità (42,8%), insicurezza (39%) e degrado (38,8%) nella zona di residenza siano in aumento e la quota sale nei comuni con oltre 30mila abitanti. Per l’83,9% dei cittadini i commercianti contribuiscono già oggi al decoro e alla sicurezza del territorio e l’88,7% considera fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni locali, forze dell’ordine e associazioni attraverso protocolli di sicurezza condivisi. Per Patrizia Di Dio, vice presidente di Confcommercio con delega alle Politiche di Sicurezza e dell’Etica d’impresa “la sicurezza è un diritto fondamentale, una condizione indispensabile per la libertà di fare impresa e una responsabilità collettiva”. La richiesta è quindi quella di “rafforzare la presenza dello Stato sul territorio, garantire interventi efficaci di prevenzione e contrasto alla criminalità e consolidare la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, amministrazioni locali e associazioni di categoria”.
-foto f06/Italpress –
(ITALPRESS).