La lettera R, a differenza della Q, è una iniziale generosa, esuberante, con tutte quelle parole che, non solo in un vocabolario linguistico, ma anche in un dizionario minimo del cristianesimo cominciano con questa consonante che è anche la più simpatica delle linguali. Almeno tre di queste voci meritano una nomination: Redenzione, Religione, Rivelazione, ma come queste tre, anche Riconciliazione non può non fare i conti con la più impervia e drammatica delle domande “teologiche”: perché il male? perché questa macchia nera e repellente nel grande, stupendo capolavoro della creazione, firmato da Dio stesso? perché una forza così oscura e spietata, che peraltro non è qualcosa di incidentale, ma accompagna e condiziona dall’inizio tutto lo svolgersi di quella umanodivina “commedia” qual è la storia della salvezza?
Per la rivelazione cristiana due verità sono assolutamente da tenere fuori ogni dubbio e discussione. La prima: se il male ha un posto nel mondo di Dio, ciò avviene per una libera, responsabile e deprecabile scelta dell’uomo.
Ma il Creatore – è la seconda verità luminosa e svincolante – non si lascia sorprendere dai guai causati dai suoi figli, ma riesce a ricavarne un bene infinitamente più grande.
“Egli fece il cielo – scrive sant’Ambrogio – e non leggo che si riposò; fece la terra, e non leggo che si riposò. Ma leggo che fece l’uomo e allora si riposò, avendo qualcuno a cui perdonare i peccati”.
Ecco allora la domanda giusta da porsi, non: perché il male? ma: che senso ha il male nella “economia” divina? E il senso si riassume appunto in questa parola impastata di misericordia, di gratuità e tenerezza: riconciliazione.
E qui le sante Scritture andrebbero citate a cascata.
Almeno due passi: “ È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione”.
“ Noi eravamo ancora nemici suoi, eppure Dio ci ha riconciliati a sé mediante la morte del Figlio suo; a maggior ragione ci salverà mediante la vita di Cristo, dopo averci riconciliati”.
Come si nota, siamo sempre all’interno del vocabolario della redenzione: vedi la costellazione di voci già trattate, come Amore, Conversione, Natale, Pasqua… La fede nel messaggio sfolgorante della riconciliazione- redenzione-rivelazione strappava a sant’Agostino il grido: O felix culpa! “O felice colpa che ci meritò di ottenere un così grande redentore!”.
Magnifica humanitas: grazie, Papa Leone!
Francesco Lambiasi

