Il buco nero più grosso bene o male dopo un quarto di secolo lo abbiamo sistemato.
Laddove c’era quella ex questura mai questura che è stata demolita senza che ancora ci fossimo messi d’accordo su come chiamarla, sta nascendo altro.
Non tutti sono convinti che il progetto nascituro sia la soluzione migliore, fatto sta che almeno quello scempio in bella vista che fu tanto caro al Gabibbo non c’è più. Restano le ex colonie: per una, l’ex Enel, che diventa spazio fruibile alla città ci sono altri colossi in perenne stallo che temo ormai abbiano perso quel tram chiamato investimenti. E ci sono altre situazioni, più o meno scenografiche, che non vorrei rischiassero pure loro l’effetto “exnuovaquesturizzazione”. L’ex delfinario, per esempio, che sta proprio nel cuore della marina turistica: situazione complessa che dopo diversi anni di navigazione nella nebbia burocratica è ritornata al punto di partenza. E lì vicino c’è il glorioso teatro Novelli (nella foto), pedina sacrificata col ritorno in pista del teatro Galli, sul cui futuro non si intravedono al momento certezze. Poi ci sono gli alberghi di varie dimensioni chiusi o abbandonati dei quali capire cosa fare.
I tempi sono difficili e nessuno lo nega. Ma se il buco nero grosso non c’è più, non perdiamo di vista gli altri fori e forellini.

