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SE LA DROGA È ANCHE DIGITALE

Il mondo di oggi, con il suo rapido sviluppo tecnologico, sta modificando radicalmente il concetto di dipendenza: non più solo le sostanze stupefacenti, oltre a fumo, alcol e gioco d’azzardo, ma anche (e in certi casi soprattutto) quelle legate al tempo passato in Rete e all’uso dello smartphone

Una novità che non scopriamo oggi, ma che diventa sempre più importante visti i numeri in crescita allarmante in tutto il mondo riguardanti gli adolescenti. Rimini è in prima linea sul tema con diverse iniziative. La riflessione di un giovane riminese

Cambiano i tempi, cambia la società, ma tra le siringhe di eroina consumate fuori da scuola quarant’anni fa e le giornate intere che ragazze e ragazzi trascorrono incessantemente davanti ai social, rimane costante la triste gabbia che rischia di calarsi sui ragazzi di ieri e di oggi: la dipendenza. Una trappola che si fa pericolosa soprattutto in quella tappa evolutiva tanto intricata quanto fiorente e fondamentale chiamata adolescenza, dove il senso del limite è fragile e poco definito. Lo dicono da anni studiosi ed esperti, che la tecnologia che ogni giorno teniamo tra le mani non è un semplice strumento, e oggi gli echi delle loro raccomandazioni arrivano sotto forma di statistiche e trend.

L’allarme è nei numeri

Secondo quanto riportato dalla rivista scientifica “Frontiers in Psychology” è da due decenni che a livello globale la dipendenza digitale è in aumento per quanto riguarda l’uso di smartphone (27% della popolazione), social media (17%), internet (14%) e videogiochi (6%), e la categoria più esposta risulta appunto quella adolescenziale, con un ragazzo su 4 che presenta un uso problematico vicino alla dipendenza da social network, secondo un’analisi pubblicata su “Archives of Psychyatric Nursing”. E nonostante il prepotente avvento di queste nuove ‘droghe’ digitali, le dipendenze tradizionali da uso di sostanze rimangono una piaga non in diminuzione, anzi: 7 giovani su 10 dichiarano di aver esagerato con gli alcolici nell’ultimo anno, e l’uso di cannabis e droghe pesanti è in aumento considerevole nella fascia 17-23 anni.



L’impegno di Rimini

Un quadro che evidenzia la necessità di nuovi programmi di prevenzione e intervento, in grado di stare al fianco dei ragazzi di oggi di fronte agli ostacoli vecchi e nuovi che rischiano di avvinghiarli e spegnere la loro vita. Rimini è sensibile al tema, come dimostrano le numerose iniziative che vanno in questa direzione, con progetti volti a informazione, prevenzione, sostegno psicologico e legale. Si parte da calendari di incontri di sensibilizzazione nelle scuole, passando per il progetto Rel-Azioni Digitali, che costruisce una rete tra servizi sanitari e contesti educativi con lo scopo di offrire supporto psicologico, ma anche di individuare precocemente potenziali casi a rischio. E una iniziativa innovativa nel suo genere viene offerta da A Good Game Space, una casa per il contrasto al gioco d’azzardo e alla ludopatia che in linea con le sfide di oggi non si occupa solo di dipendenza da sostanze, ma abbraccia anche l’ambito dei social media e del digitale, offrendo per entrambe le problematiche attività di prevenzione e ‘gioco consapevole’, tramite incontri formativi progettati da equipe multidisciplinari.

Un nuovo concetto di dipendenza

Iniziative molto positive da parte dei servizi del nostro territorio, che dimostra di aver compreso la necessità di intervenire su un problema dalla doppia faccia che nell’era dell’informatica necessariamente ha portato comunità scientifica e società a ridefinire l’idea di dipendenza, soprattutto per i giovani: un tempo legata soprattutto al consumo di sostanze stupefacenti e droghe, ora un concetto molto più ampio e diversificato, con la certezza che qualsiasi cosa possa attivare i nostri circuiti cerebrali legati alla ricompensa, sia anche in grado di renderci schiavi. E di colpo non si tratta più di volontà, desideri o intenzioni, ma di un ciclo senza fine nel quale non si può più fare a meno di qualcosa. E tutto ciò non può più sembrarci troppo distante, se consideriamo che tutti noi oramai viviamo a strettissimo contatto con un inseparabile compagno, il nostro smartphone, e pensiamo a quanta angoscia può arrivare a causare il separarsene. “Chi non lo consulta giornalmente per controllare che nessuno gli abbia inviato dei messaggi, per leggere le ultime notizie, o controllare le storie degli amici, magari scrollando un po’ nei momenti di noia, o in quelli in cui cerchiamo di regolare la tensione? – è la riflessione di A., giovane studente riminese di Psicologia – Il digitale ormai è pervasivo nelle nostre vite. Forse dovremmo riflettere meglio quando consideriamo quanto tempo gli dedichiamo nella nostra quotidianità, e su quanto questa esposizione costante che tanto ci attrae non risulti, in fin dei conti, vuota. E se tutto ciò vale allo stesso modo per adulti e giovani, questi ultimi in realtà ne pagheranno il prezzo più salato: noi che con le tecnologie digitali abbiamo a che fare fin da bambini, se non da appena nati, e che nel periodo di adolescenza, una fase delicata, ma fulcro centrale della vita in cui si decide chi ognuno di noi è, dobbiamo affrontare la sfida di crescere in un mondo digitale interconnesso, ma dietro il quale spesso si celano sentimenti come solitudine, inadeguatezza, desiderio di essere apprezzati dagli altri e paura di non essere all’altezza, perché tante volte è proprio dietro queste dipendenze che si nascondono dei malesseri che vanno affidati, capiti e compresi da qualcuno, prima di tutto”.
E mentre Zuckerberg e Meta patteggiano nel processo che li accusa di aver progettato le proprie piattaforme per creare dipendenza soprattutto tra i più giovani, sarebbe bello che la parola “relazioni”, intese quelle vere, venisse messa al centro dai ragazzi e dal mondo che li educa, perché le reti di rapporti sono quelle che assicurano un percorso di crescita ma anche di vita non per forza privo di buche, ma con qualcuno che ti tenderà la mano per risalire quando ce ne sarà bisogno.

Andrea Pasini